12 giugno 2004

In una stagione davvero eccitante, in termini metereologici, osservare la qualita’ della nostra vita e’ contemporaneamente piu’ facile e piu’ difficile. Rimane piuttosto intenso il senso di questa nostra condivisione, totale, devastante per ogni memoria di vita precedente, e del futuro che non sembra possiamo avere stando separati. Un sottile dolore, ed una gioia immensa.

12 giugno 2003

What’s the difference between common sense and prophecy? Both are about making connections, about adding A to B and computing the outcome.

L’intera mattinata scorre fra i quotidiani impegni di cura e nutrimento di questa benedetta famiglia e la risonanza profonda, potente, della serata di ieri. Il mio pensiero si rivolge alla responsabilità che ho di prendermi personalmente impegno di questo tipo, di caricarmi cioè della cura, dell’installazione, del mantenimento di una qualunque rassegna che contempli ciò che di musicale mi sta maggiormente a cuore.

Sono perplesso: si tratta di iniziativa o, come sempre credo, è necessaria una domanda? In altri termini: dove comincia una azione? E possibile che io abbia sempre capito male e sbagliato principio? Non sono proprio confuso ma c’è qualcosa che non so.

La serata invece, mentre sento una innaturale separazione fra me e Giovanni, che si precisa e viene a fuoco nei momenti precedenti la performance, travolge e sconcerta ogni mia aspettativa: decisamente il suono che emerge da questo peraltro interessante progetto è progressivamente, via via che i performers si alternano, sempre più bello e interessante. Ho bisogno di altro?

12 giugno 2002

Greta piangeva, oggi, e non è una buona sensazione quella in cui mi trovo quando mi rendo conto di non poterla aiutare, di non potere sollevare il peso che vivere nella stessa stanza con me inevitabilmente porta nella sua vita. La mia bambina ha una vita difficile con cui fare i conti.

In una notte di giugno, e non poteva essere altrimenti, sono di fronte alla mia vita così come deve essere: ho un groppo in gola stasera, provocato da una sensazione completamente nuova nella mia vita, ho una sensazione diffusa, come un gonfiore. Sono avvolto nei miei vestiti, non nei miei pensieri, stasera.

Come una giacca, come un paio di pantaloni, la mia vita come deve essere, mi avvolge mentre scrivo. Avvolto nei miei errori, nelle cose buone che ho fatto, nel tempo che ho perduto, in quello che ho regalato, ecco forse anche in quello che ho regalato, forse solo in quello che ho regalato. Una giacca da poco, lavata troppe volte, pantaloni sgualciti, un po’ corti, è tutto qui quello che possiedo, quello che ho regalato non è molto di più. Dovrei incontrare qualcuno a cui ho regalato qualcosa stasera. E non vorrei parlare della mia miseria, della mia pochezza, della mia meschinità.

Non vorrei stare, come al solito, a guardare me stesso raccontare di come me la sia cavata bene, in questi anni, di come abbia potuto parlare in pubblico, ed essere ascoltato, di come abbia lavorato con gruppi di persone meravigliose, e guadagnato del denaro, non voglio parlare delle splendide canzoni che ho scritto, e della mia capacità, della televisione, dei libri, dei dischi, non voglio stare a parlare delle mie chiacchere.

Voglio parlare delle cose che ho regalato, lacrime e solitudine, recriminazioni e rimproveri alle quali ho ridotto qualcuno che non riusciva più a sopportare il peso, questo peso straordinario che sembra essere la vita vicino a me. E vorrei parlare della mano che stringe il mio cuore stasera, che mi fa sentire il rimorso, il dispiacere che ad altri ho fatto sentire.