10 giugno 2004

Sento come profondamente insostenibile la distanza che mi separa da Stefania e dai bambini in questi giorni ed una sofferenza cupa, profonda, si insinua nelle mie giornate solitarie: non potra’ in nessun modo durare a lungo, ma come potrei essere capace di adattarmi ad una provincia veneta che non intende nemmeno un terzo delle parole che amo?

La mia posizione, mentre mi muovo nelle paludi della provincia di Venezia, oscilla continuamente tra una quieta disperazione, peraltro molto familiare e quasi consolante, ed una sottile rabbia interamente diretta ai soliti meccanismi di esclusione che mi sfuggono ancora. A Trieste e’ tutto, davvero, molto piu’ misterioso.

10 giugno 2003

La mia deliziosa vacanza dal mondo, insieme a queste dolcissime creature che sembrano i miei figli, molto più di quanto potrei meritare se fossi un uomo completo, attento, consapevole. La benedizione di Dio continua a vegliare su di me ed il peso che mi porta non è superiore a quello che posso portare.

10 giugno 2002

Come se potessi affrontare quello che vedo la mattina quando mi alzo, prima di mangiare, prima di ricostruire il mio mondo, prima di parlare, prima di guardare, prima di pensare. Come se fosse semplicemente una questione di visualizzare quella che deve essere la mia giornata. Si ha un bel dire che lo facciamo comunque, e che tutto quanto ci costringe a farlo, l’abitudine, il cibo, la casa, la macchina, la strada, l’ufficio, le nostre quotidiane occupazioni, le relazioni che abbiamo con gli altri, le cose per cui ci chiamano, e quelle per cui chiamiamo qualcun altro.

Io non ho più nulla di tutto questo, in questo momento speciale in cui non vivo più in nessun posto, senza nessun lavoro da fare, né persone da incontrare, in cui non esco affatto la mattina se non per vedere il cielo e per bere un caffè. Così come affrontare la visione chiara, precisa, avvolgente che ho, e che non sembra corrispondere a quella che sulla terra intendono comune?

Ed è stato alla libreria Feltrinelli, oggi, durante il mio solito ozioso giro che a dire il vero non facevo da qualche mese, essendo le mie tumescenze bibliofiliache in netta riduzione, insieme a molte, molte altre tumescenze ma questa è un’altra storia, che ho avuto il netto, fermo, centrato senso del mio piccolo, insensibile, ozioso, stare al mondo. Il senso dal quale muovo se intendo affermare qualcosa nel mondo, dio mi protegga, e addirittura, lo ammetto è capitato perfino questo, lavorarci. Ragazzi, mi tremano le caviglie nell’affrontare il termine, il vocabolo, la forma: la comunicazione.