7 giugno 2004

La conoscenza di cio’ che assoluto e di cio’ che e’ relativo, di ciò che e’ reale e di cio’ che e’ irreale, di cio’ che e’ duraturo e di cio’ che non ha alcuna importanza, oltre ad essere la spaccatura nella personalita’ o la scissione dello spirito, e’ anche il solco che ci divide dall’”altro”. Cio’ che maggiormente ci distingue, ci separa, ci divide uno dall’altro.

Riflettere oggi, dal mio isolamento, su quelle che sono state le straordinarie opportunita’ che ho avuto e che ho colto o meno durante questa esistenza nel tempo, incarnata in modi diversi e “pensata” in modi altrettanto varii, porta facilmente a considerare una serie di successi, che possono venir intesi come “negativi”, nel senso che mi hanno liberato da pesi che “possedevo” e che non possiedo piu’.

Questi pesi sono condizioni materiali, fisiche, concrete, ma anche emotive, psichiche, linguistiche. Direi che soprattutto ho smesso di “fare” molte cose. Ora, con tutta la semplicita’ di cui sono capace mi raccomanderei, e lo farei con chiunque altro pure, soprattutto di dismettere, dilapidare, dissolvere.

E pure mi sentirei di parlare di una Sprezzatura, che considero la grande connotazione del Cristo, per ogni cosa che rappresenti il “mondo”. Solo allora, immerso nel leggerissimo stato essenziale che il mio vero essere rifiuta di incarnare, potrei parlare: e direi che parlare meno, pensare meno, dormire meno e anche mangiare meno sono le mie prossime conquiste.