5 giugno 2004

In pieno sole, tentiamo un nuovo approccio alla nostra inconsueta vita urbana, ritmando il nostro passo su quello dei bambini e seguendo i loro impulsi in modo prioritario, assecondandoli, osservandoli. Questi bambini non sono uno specchio per me, non ho attese particolari, ne’ verifiche da fare sulla mia posizione nel mondo, sulla mia essenza sociale, per questo forse per loro in particolare ci sara’ una solitudine ancora maggiore.

Ed il punto sulla solitudine e’ proprio tutto nella percezione che si ha di essa: non implica sofferenza ne’ beatitudine in se’, e’ solo uno spazio che si apre, a mio modo di vedere denso di opportunita’ e per molti altri solo di angoscia. Io mi raccomando la sua pratica costante lungo tutta la vita, e per questo la raccomanderei a chiunque, compresi i miei figli.

Cesso di essere utile quando esagero, e il mio unico dubbio sta tutto nella solitudine eccessiva che diventa isolamento, condizione pericolosa e non auspicata. Solo che non ho affatto il senso dell’eccesso per quanto riguarda questo. Per me la solitudine non e’ mai eccessiva, al contrario dell’esposizione personale, della falsa allegria, dell’intrattenimento sociale, della solidarieta’ fra sciocchi.

5 giugno 2003

Un lento e rovente treno mi riporta, infinitamente, nella città in cui cosìcuriosamente sono nato. Le code della campagna elettorale sono nauseanti, estenuanti. Un incontro con Giuliana, che mi risulta così poco familiare ma che mi spiega tante cose, senza attuale soluzione nella mia povera vita.

5 giugno 2002

Si può immaginare di perdere i sensi, staccarsi dal corpo, sorvolare l’oceano, e risvegliarsi una stagione intera più tardi.

È molto facile trovarsi in una situazione pericolosa, il pericolo più prossimo per me è quello di perdere la memoria, l’orientamento, la direzione. Naturalmente questo pericolo è grave per chiunque e la mia nozione più precisa del comune di trovarmi in pericolo non può che aiutarmi. Rimane molto difficile continuare a navigare a vista mentre tutto intorno a me sembra instabile e sul punto di mutare.

Non mi sento nemmeno troppo solo ma come definire questa sensazione che qualcosa sta per finire e noi non siamo pronti? L’aiuto che ricevo, su base quasi quotidiana, è difficile da misurare e la mia unica perplessità consiste nella mia capacità di onorare la responsabilità che questo aiuto implica. Ed è la responsabilità, con tutte le sue estensioni, l’oggetto della mia continua attenzione. Il carico è pesante, e la destinazione non è visibile. Se solo potessi definire un obbiettivo.