2 giugno 2004

Trieste rende Stefania molto nervosa, e a suo dire anche me. Io naturalmente non avverto lo stesso ma piuttosto un certo disgusto per le cose della citta’, che di conseguenza mi porta una certa tensione e disagio, appunto. Abbiamo sicuramente sbagliato ad andarcene dal villaggio che era territorio neutro e, per quanto scomodo, molto adatto ad impostare la nostra auspicata, peraltro inevitabile, nuova vita da soli. Probabilmente e’ proprio questa annunciata vita che mi spaventa un po’, rendendomi fastidioso ed irritabile, infantile animale.

Non ho scuse, ne tento di procuramene, e Stefania ha completamente ragione a sentire il peso della mia irresponsabilita’. Prometto di farmene carico e di tentare di trasformarla in qualcosa di piu’ utile. In definitiva questo weekend e’ stato illuminante, una vera banalita’ vista la esposizione in pieno sole di tutte le sofferenze dell’inverno passato. Ne approfittiamo per scioglierle, accettarle, guardarle scorrere via. E ricominciamo.

2 giugno 2003

A function of language is to disclose.
An effect is to reveal.

Dizionari comuni, che non lo sono affatto. Una serie infinita di convenzioni che non sono affatto tali, questo èciò che crediamo essere il mondo. Trenta persone in una stanza danno una diversa definizione di “mondo”, ma pobabilmente anche di “mela”, e così via. Sono confuso, stordito da questo spaccio di convenzioni personali ed arbitrarie, e non so come comportarmi.

Schiudere un’immagine, spiegarla mentre la si svolge, questo sarebbe il nostro quotidiano compito di abitanti del mondo. Al nostro interno ancora prima che all’esterno, a seguire la nostra intelligenza, ad adoperarla, cosìcome la nostra esperienza. Nella definizione di un mondo comune a cui poter appartenere. Tutta questa confusione mi ha reso più solo di quanto auspicassi.

2 giugno 2002

La domenica il sole è disturbato da una strana minaccia, nuvole veloci, ma dense e grevi, coprono in fretta il cielo di metà mattina. Usciamo per una passeggiata in centro che senza la gente che lo riempie è totalmente privo di significato. Il formidabile numero di palazzi restaurati che incontro mi fa pensare a quanto piccola e sciocca sia stata la precedente amministrazione comunale. Non che io ci abbia mai creduto e nemmeno badato molto ma è vero che molti la indicavano come fulgido esempio delle magnifiche sorti del paese.

Ci sono fattori di ogni ordine e grado che determinano la morte, e la rinascita, di un luogo: la qualità naturale dei suoi abitanti, che solo difficilmente possono esprimere l’amministrazione che davvero intendono, e il giro indeterminato, se non ad alto livello politico, dei flussi del trasporto, della trasformazione, dell’impiego industriale, quindi del commercio, della comunicazione, dell’istruzione, della ricerca. Fattori che non solo non sono in mano personalmente a nessuno, ma che possiedono una specie di autodeterminazione: in pratica le cose si fanno da sé e da sé si disfano.

Seguendo la natura implicita del proprio essere e dei propri custodi, che spesso fanno un lavoro invisibile, continuo, motivato da segrete aspirazioni. Compito degli amministratori è vedere, forse prevedere, e comunicare, in modo visibile, molto concentrato quando le elezioni sono vicine, motivati da aspirazioni molto note, e così poco notevoli.

Perpetuare sé stessi, anche quando il senso riguarda una intera città, non potrebbe mai essere una volontà sufficiente per mantenere in vita un esistenza, ci vogliono motivi veri: di creazione e ricreazione, di speranza, di redenzione, di evoluzione. Qualcosa che non riesco a respirare che standomene in silenzio nella mia stanza, seduto sul pavimento. O guardando negli occhi della mia bambina.