12 maggio 2004

Il ritorno ora alle mie nuove non-funzioni sociali, che vertono soprattutto sulle meditazioni, niente affatto banali, di Stelio Lutmann sulle corretta disposizione alla societa’, appunto. Mi accorgo di non aver considerato, in tutti questi anni, una qualunque validita’ del metodo da lui proposto e mi pare di non averlo affatto potuto fare.

Si tratta di valori che ho sempre considerato del tutto convenzionali, come se si trattasse di semplici convenienze per ottenere la conferma della propria esistenza e la corroborazione di pensieri comuni nel migliore dei casi e triti nel peggiore.

Adesso, con una certa passione che non conosco, e finalmente aldila’ di una qualche miserabile reazione al semplice invecchiamento, oltre che alla progressiva espulsione dalla societa’, questi valori hanno una consistenza masticabile per me, o forse si tratta soltanto del fatto che nessuno mi chiede nient’altro ed io non ho nulla di meglio da fare.

Emerge quindi una serie di responsabilita’, oltre che di difficolta’, che attraverso una comunicazione equa possono essere chiarite per meglio essere affrontate.

Quella che viene definita responsabilita’ tecnica contiene, piaccia o no, molte caratteristiche soggettive, e le relative difficolta’ di percezione generale derivano soprattutto dalla incapacita’ dei percettori di aderire ad un imperativo, sotteso ad ogni considerazione che possa considerarsi adatta ai tempi, in cui ogni azione locale non puo’ prescindere da un “pensiero globale” che unico puo’ illuminare la scena.

12 maggio 2002

Una notte meno tranquilla e sono sveglio molto presto, l’esercizio del silenzio mi riporta attraverso il colloquio di ieri e le cose ascoltate, e dette, si connettono in maniere inaspettate e differenti.

Non ho più dubbi sul fatto che un certo movimento di persone mi manca, sia sentimentalmente che intellettualmente, ma ne ho ancora meno sulla qualità minima sufficiente al proseguimento della mia vita sociale al di fuori della mia famiglia: aspirazioni e impegno realmente comuni sono imprescindibili, nessuno può avere una vita sufficientemente lunga da dover sopportare inversioni rispetto alla direzione che la nostra piccola vita prende così faticosamente.

La memoria di falsi alleati è ancora troppo recente per fare affermazioni troppo leggermente, ma, usando una certa prudenza, la risonanza innescata dal dialogo di ieri è meglio di quanto possiamo essere ambedue capaci. E non conosco molto di meglio nella relazione fra due individui impegnati.

La domenica in casa è uno stato delle cose così profondamente intimo che capisco bene l’irritazione e la confusa ansia che Stefania prova quando sono a Trieste: è davvero completamente diverso la domenica, ansie e frustrazioni, gioie e pace, tutto cambia a seconda della casa in cui mi trovo. Quando tornavo da Venezia, venticinque anni fa, sentivo esattamente le stesse cose e nessuna delle persone con cui vivevo allora abita più con me. Eccetto oggi