9 maggio 2004

Il tempo perduto a piangere su quella che dovrebbe essere la nostra vita, nella luce di una immaginaria dimensione che troppo spesso e’ solo arbitraria.

Niente potra’ mai scuotermi cosi’ tanto ed e’ un mistero assoluto il perche’ ci permettiamo di farlo, mentre il nostro prezioso tempo scivola via. Probabilmente l’equivoco, anche del mio punto di vista, sta proprio tutto qui, sulla dimensione alterata del tempo che abbiamo, che usiamo, che sprechiamo.

Ma il sottile dolore che pervade l’intera mia esistenza non mi fornisce strumenti per uscire da questo equivoco, ne’ permette a chi mi guarda da fuori di avvicinarsi di piu’ e guardare meglio. Stefania continua a comportarsi come se il suo problema fosse mio, come se il suo dolore non diventasse il mio.

Produzioni intuitive

Un centro di documentazione televisiva, che sia in grado di raccogliere dati direttamente dai relatori piu’ rilevanti a disposizione, in una citta’ e in una regione che per quanto riguarda le relazioni scientifiche non e’ seconda a nessuno. La proposta di creazione di un apposito archivio videografico, e di un relativo database consultabile rapidamente.

A partire dalla ovvia ricchezza di offerta di contributi e con un investimento minimo in termini di locazione la struttura che immaginiamo ha carattere di mobilita’, in cerca di una intelligenza che puo’ mutare la percezione comune in ambiti diversi da quello piu’ rigorosamente accademico.

9 maggio 2002

Me ne vado a Trieste in treno, leggero e veloce mi sento bene mentre parto. Anche Stefania è serena anche se nelle ultime ore mi ha ripetuto spesso che non vuole che me ne vada. Quando arrivo in città di solito mi chiedo perché diavolo io abbia ancora bisogno di tornare qui: questo posto non è stato casa mia nemmeno quando credevo di essere utile alla strana e speciale mente che regola e governa queste lande.

Adesso credo proprio che non possa essere utile a nessuno passare molto tempo qui anche se non penso più che si possa impazzire guardando troppo a lungo lo stesso gruppo di persone.

Dall’altra parte la mia casa, le mie piccole cose, le parole delle persone che mi sono state vicino così a lungo funzionano soltanto se sto qui. Forse è qualcos’altro che deve maturare ma mi pare molto di più che il punto essenziale continua a sfuggirmi. Pazienza, a pranzo con Rocco, con Toni e con la mamma le cose sono molto più semplici e le uniche contorsioni sono le mie.

Il tono del discorso è molto naturale ma forse stiamo tutti semplicemente tentando di essere normali, e mi pare una disposizione saggia: il lavoro di vendita di Rocco sta andando bene e per adesso è probabile che sia una cosa utile per lui, deve solo sentire di più la mancanza dello studio, ma il clima cittadino non è il migliore in cui un ragazzo della sua età possa guardare il suo mondo dispiegarsi, sento tutta la paura e la vergogna che sembrano essere obbligatorie qui.

Toni si sta salvando la vita con questo corso, la naturale evoluzione e completamento di tutti questi anni di apprendimento ed è davvero così fortunata da avere gli allievi che si merita. Il denaro forse, la mancanza dello stesso intendo, non è la cosa più bruciante che sento, spero sia vero vista la situazione del mio curriculum bloccato.

Tutto sommato anche la mamma si è molto tranquillizzata, credo di sembrare davvero sereno, cosa che è vera, e anche molto pieno di risorse, cosa che spero, ma alla fine le sue domande sono più tranquille, e anche la sua mente. Mi prendo un pomeriggio di tranquillità e silenzio per riprendermi.