7 maggio 2004

La settimana al centro ha avuto un sapore molto diverso, senza la presenza di Pierpaolo e Mariolina e della loro ansia di produrre oggetti inutilizzabili.

Per una volta non mi impedisco di sentire il gusto non gradevole della vita umana sprecata, proprio perche’ la primavera, e tutta questa pioggia, hanno reso questi giorni, potenzialmente piuttosto deprimenti, affatto luminosi e pregni di una sottile ma nuova speranza.

Parto ripensando al progetto di ProduzionIntuitive che pare non volersene svanire. La sera insieme ai bambini, prima che Stefania arrivi, e tanto Vasco e’ sereno e contento, quanto Greta non mi lascia dimenticare la sua sofferenza.

7 maggio 2002

Una sottile, eccitante energia arriva dalla terra stanotte. Come se la primavera stesse portando un nuovissimo, importante, definitivo raccolto, come se avessi lavorato per anni solo per cogliere il frutto di questa nuova stagione.

La stagione della memoria, in cui si perde tutto e si guadagna molto di più: il sentimento che provo, quando la vibrazione in cui sono immerso ha questo livello di qualità, è della più pulita, ferma e serena delle rinascite. Non si tratta proprio della nascita di Greta, quanto piuttosto che anche questa nascita è il frutto di un’immensa perturbazione che ha travolto la nostra realtà. Perché non è del mio modo di intendere le cose che si tratta questa volta (almeno adesso proprio non mi pare) ma di qualcosa la cui dimensione sembra davvero molto più ampia.

Mi scopro ad osservare la stessa sindrome, e non so bene se sia emotiva, mentale o addirittura fisica, in molto individui molto differenti, che in apparenza hanno poco in comune. È abbastanza facile pensare che sia questa condizione reietta a determinare il mio modo di vedere le cose, ed è ovvio che sia così, ma è il miglioramento qualitativo, nel senso appunto di maggior ampiezza, il fenomeno più rilevante ed impressionante di questi miei strani giorni.

Devo ammettere che lo stato delle cose che viene più o meno percepito intorno a me, e non mi pare che sia molto cosciente, produce nei percettori sentimenti piuttosto differenti dal mio, ma non mi sembra strano. È probabilmente ovvio che il senso di vertigine, provocato dall’essere avvolti in questa spirale mutante, non sia vissuto come piacevole o rassicurante, voglio dire: io non ho paura ma capisco chi ce l’ha.

Qualche anno fa avrei descritto il mio senso delle percezioni altrui come disordine o sovversione, quando era abbastanza comune il lamento per cui le cose non erano più come dovevano, ed il funzionamento dei dispositivi sociali era almeno sbilenco ed inefficace, preferivo tacere anche di fronte a me stesso. La parzialità era un rischio troppo alto ed affermare l’opportunità dell’inquietudine non portava altro che il sostegno alla lagna comune.

Adesso non c’è più il timore per l’integrità della costruzione sociale, presto nessuno si sentirà più parte di ciò che voleva e dovremo affrontare costruzioni nuove, forse più fresche e meno arbitrarie. Questo nuovo mondo è più duttile e meno ruvido, come la corteccia del melo piantato più di recente. Ed è qui che voglio abitare.