22 aprile 2004

Un tranquillo sonnecchiare che ha il sapore di estate di cento anni fa, il mio risveglio contiene sorprendenti novita’, e questo cibo che comunque trovo la mattina contiene una sostanza di cui non conosco la natura e che potrebbe rimanere cosi’ incomprensibile, ma gustosa, per sempre.

22 aprile 2003

Notizie, notizie al telefono, che forse dovrebbero essere inquietanti ma riescono solo ad essere buffe: le chiavi nelle porte, ma altri devono aprirle. Sono disteso in questo meraviglioso sole primaverile, la mia nuova povertà è assolutamente accettabile oggi, e molto redditizia anche. Presto dovrò tornare a Trieste.

22 aprile 2002

Sembra di vivere in un mondo, ancora una volta, diverso. Si potrebbe davvero spaventarsi di fronte a tutto questo: le cose si spostano molto lentamente, almeno è probabile che sia così, nondimeno mi sento spiazzato e alla deriva.

Mentre mi sento alla deriva e non so cosa fare, faccio ordine, pulizia e pratica e dopo un po’ tutto risplende della migliore luce primaverile. Qualcosa che doveva essere fatto è stato fatto da qualcuno che non sono io, e la mia gratitudine non sa bene dove rivolgersi. Le riverberazioni della camminata attraverso lo spazio di sabato continuano a spiegarsi e ad acquistare consistenza.

A pranzo fuori con Toni e Rocco a mangiare pizza meridionale autentica, piena di spezie piccanti e molto saporite, qualcosa di cui sto perdendo un po’ il gusto con grande dispiacere. Altre percezioni di cui sto perdendo il gusto con nessun dispiacere, come le accidiose chiacchere cittadine, con le loro code di noia e disprezzo.

Quanto dovrei starmene lontano da queste cose, quanto poco riesco ad amare queste facce e questi pensieri. Chissà dove è successo che mi sono confuso, chissà quando la mia vita ha preso una direzione impropria, chissà cosa è successo.