15 aprile 2004

Una importante e bellissima novita’ nelle mie visioni interne da seduto, nella stanza gialla con il pavimento imbottito. La natura, a seguire dopo molto tempo la forma, di questi miei esercizi e’ definitivamente mutata: oggi ho avvertito la comunita’ di cui intendo essere parte come fisicamente presente in me, e ho avvertito chiaramente di essere al suo interno, non solo come beneficiario di carita’ ma come parte essenziale, integrale, effettiva.

Tutto cio’ ha prodotto la modifica di ogni flusso volizionale, come se mi trovassi ora in un luogo dalle caratteristiche fisiche, emotive, perfino organolettiche totalmente differenti. Un luogo in cui una luce dorata determina la consistenza dei flussi, in cui la comunicazione interna e’ esterna, il luogo in cui passerei volentieri ogni mio tempo futuro. Se dovessi pubblicare cio’ che ho appena scritto forse rimarrebbero sei parole.

15 aprile 2003

L’incapacità di sofferenza nella perdita, questa rimane la caratteristica della mia vita. Una specie di idiozia emotiva che ha corrotto la mia relazione con il tempo, prima ancora che con le persone. Come una condanna, come una malattia, effetto e causa di una colpa che non conosco, che non capisco, e che continua a determinare nei minimi dettagli non soltanto la mia vita, ma quella di chiunque si avvicini a me. E a determinarne la morte.

Senza che ci si possa essere, nei miei confronti, la normale solidarietà che si prova per chiunque si trovi sulla tua stessa barca, compagno di avventura e di disgrazia. E si tratta soltanto di quel che si legge sulla mia faccia, credo, qualcosa che impedisce ed allontana, che rende ogni gesto familiare, spontaneo ed inclusivo, impossibile da tollerare, come se la sorgente del malessere fosse la comprensione.

15 aprile 2002

La fine di un mondo. Di questo dunque si tratta, e mi tremano le mani nel sentirlo. Quello che era ovvio prima di pasqua adesso è bruciante ed il nuovo punto è: di quali strumenti disponiamo nel Nuovo mondo?

Ci occorrono cose essenziali, per le quali dovremmo essere preparati: ci occorre la terra, ma ci occorre anche il silenzio, ci occorrono le mani così come il sole, ci occorre una casa e la capacità di dare via tutto. Certo è che l’unica questione su cui dobbiamo concentrarci, l’unica di cui dobbiamo occuparci, è il Nuovo mondo, la Nuova terra, che pur sembrando adatta a contenere idee e visioni di cui non sappiamo molto, pare davvero essere sana e confortevole al momento.

Ma dobbiamo imparare a prendere quello che ci occorre, dobbiamo di nuovo imparare ad imparare. Di nuovo. Questo inferno in cui tutto svanisce, in cui tutto ci scivola dalle mani è finito, questo in sé dovrebbe essere l’aiuto che avevamo chiesto. Oggi mi sono trovato ad affrontare la tentazione di rimanere aggrappato ad un altro mondo che non esiste affatto, anche io, certamente anche io.

E questa probabilmente è la difficoltà più grande che abbiamo e che avremo ancora per un po’; poi realizzeremo che questo è un mondo senza acqua, che dovremo costruirci perfino quella, e così quelli di noi che credono di essere preparati dovranno rivedere le loro convinzioni. Dobbiamo procurarci una visione molto chiara di quello che ci occorre adesso. E devo trovare il modo di parlarne.