11 marzo 2004

It is so easy to waste the little that we get paid for our work.

Cosi’ differente la sensazione generale dalla mia schiena se la giornata si svolge in modo regolato, cioe’ con un passaggio fluido dal sonno agli esercizi semplicemente ben eseguiti, al cibo gustato in silenzio, al riordino del mio piccolo spazio privato, al completamento delle funzioni d’ufficio, arrivando alle 8 di mattina con puntualita’.

La mattina comprende una curiosa sessione insieme a Sandro Guerra, l’amichevole compagno cui sono stato affidato perche’ raccolga , volente o nolente, l’espressione dei miei sentimenti mentre insieme ci guadagnamo da vivere in esilio. Sono un po’ dispiaciuto in effetti dal mio esercizio, di solito privato, di esposizione del veduto mentre lo monto in formalita’. E’ molto facile, operando in questo modo, riversare sulle persone piu’ vicine, spesso quelle piu’ autenticamente gentili con noi, il fango di cui ci dobbiamo liberare, perche’ mentre occorre essere impeccabili in questa operazione necessaria e obbligatoria, in realta’ e’ molto difficile esserlo.

 Io ho una chiara nozione, su base quotidiana, dell’abuso, violento e spesso crudele, cui la nostra parte umana e’ sottoposta. Ne ricavo dolore e nausea, mentre rimango onorevolmente al mio posto, ma la pulitura continua dello spazio che abito implica operazioni sgradevoli, la spazzatura deve essere svuotata in luoghi non frequentati, lontano dal passaggio di esseri che pur inconsapevolmente sensitivi, soffrono per la terribile sensazione di essere di fronte al male. Lo spazzino, il pulitore il cui compito e’ riportare ordine nel caos, deve essere impeccabile, ed io non lo sono a sufficienza.

Spesso mi capita, per un vizio personale, di scambiare le persone che incontro per appartenenti ad un ordine comune di operazione, quando invece non sono affatto nello spazio in cui credo di essere, e li tratto da colleghi pulitori, consapevoli e sereni. Forse sono stato espulso dallo spazio che era familiare per me. Forse vivo in un altro mondo adesso. Questo scopriro’ nei prossimi mesi, ora in realta’ non so nemmeno cosa dire.

11 marzo 2003

RF: I expect the sun to rise every morning.

I expect that, following dawn, the amount of light will increase. The particular quality of the light I can’t know beforehand. I don’t know whether the sun will be shining, whether it’ll be raining, misty, humid, warm, hot, cold, although I may have some expectations generated by a weather forecast (conventionally, I expect the opposite to the conditions forecasted).

Whatever the weather, I can never predict the type or characteristics of the clouds in the sky. The sky is always different, each moment unique, although always the sky. (Whenever we are locked in personal whirrings – look at the sky!). It is always remarkable, always changing. And always the same.

Si potrebbe affermare serenamente che i bei tempi tornano sempre in questi giorni di nebbia e gelidi momenti, se non fosse che da molti punti di vista questi sono i tempi più belli, quelli più ricchi e densi di promesse. Il mio lavoro non è pubblicato, e allora? Il mio conto in banca non cresce, e allora? La mia opinione non è mai stata così poco sentita, e allora?

Questi due bambini sono uno tsunami, una pioggia di primavera e il sole sulle colline allo stesso tempo, brillano nel sole come api, e affondano nel mare della vera consapevolezza molto più di quanto io ricordi di essere mai stato capace, un esempio per chi crede di aver bisogno di esempi, la salvezza per chi chiede di essere salvato.

Ho nella mente il gusto di antiche primavere in questi giorni, quelle della panna montata e delle fragole che crescevano dietro a casa, quelle dei vestiti nuovi, tanto desiderati da essere sufficienti.

11 marzo 2002

Sono un po’ indeciso sulla mia volontà, o forse sulla opportunità, di incontrare Eddy Kante, prodigioso mastro vinaio, e Alberto Pecchiari, intagliatore d’ebano eccelso. Forse non sono in forma, forse permetto che troppo tempo scorra, fatto sta che ci penso e sono indeciso. Lasciamo che la stagione maturi ma il tempo non è illimitato.

Molti dei miei pensieri sono rivolti ad Adriano e Toni, ambedue si sentono traditi ed abbandonati e davvero non so dire quale ragione abbiano. Mi piacerebbe che i nostri pensieri fossero più sereni ma non so cosa io possa farci in realtà. Così mando i miei saluti a Toni Geballe a New York e anche a Roberto Duse a Monfalcone, così per confondere un po’ anche lui.

The creative future can’t be forecast in terms that we are able to forecast: the future available to forecasts is history projected forwards, or a kind of expectation. The creative future provides something radically new which enters the picture. RF

La sensazione di un radioso futuro continua ad intessere la mia vita, sono piuttosto cosciente delle mie responsabilità nel dare luogo a questo momento futuro, ma sono così piacevolmente impressionato dalla mia immaginazione da cadere in tentazione di lasciarmi solo essere, così, senza progetti. Santo Dio, Santo il Fermo, Santo l’Immortale, abbi misericordia di me.