29 febbraio 2004

Il risveglio consiste nello schiacciamento di ogni superficie molle del mio corpo, la tempesta del risveglio dei bimbi e’ solo leggermente attutita dalla coltre di neve caduta stanotte. Sono calmo, la turbolenza interna si e’ placata nonostante il mancato esercizio della domenica. So che sto rischiando tutto un equilibrio che era straordinariamente solido, e che mostra tutta la sua fragile precarieta’. La mattinata si completa a Mirano, ad affondare nella sintetica dolcezza Tonolo, in mezzo ad un mare di pozzanghere e di neve sciolta.Molto diverso il tono del pomeriggio, con un lento oscillare fra un oscuro dolore di fondo e la leggerezza dei bimbi che sembrano tranquilli. Un doloroso turbamento di Stefania, che cessa per un attimo di riconoscermi, e la capisco, mentre le rispondo in modo ruvido e sgarbato, come fra di noi non deve piu’ succedere. Siamo in un inverno elettrico e rabbioso secondo il telegiornale e le previsioni del tempo, ed io mi preparo ad una notte di tensione e frustrazione, nella quale probabilmente non riusciro’ a dormire. E nemmeno Greta e Ferro, che piagnucolano e si lamentano molte volte.