18 febbraio 2004

Una sveglia insolitamente tarda, alle 7 precise, mi illumina sulla mia condizione di disagio rispetto alla familiare pratica quotidiana. Le riverberazioni della visione di ieri continuano ad oscurare il sole che anche oggi appare e scompare, mi sento come in balia di un metodo, di un modo di fare le cose che pur senza appartenermi mi trascina. Rischio di innervosirmi senza avere alcun progresso in termini di chiarezza. Ma la giornata, che in fondo non e’ difficile, contiene germi di irrequietezza ampiamente condivisi dalle persone che incontro e da Stefania al telefono. Non e’ strano che ogni volta che c’e’ un momento difficile al nostro interno, Stefania se la prenda con i principi su cui e’ fondata la nostra coppia per sempre. Non posso mancare di essere comprensivo con lei, e’ molto facile in realta’, ma questo non toglie che potremmo essere tutti e due piu’ attenti alle espressioni che usiamo.

18 febbraio 2003

Firstly, how could this have happened?
Secondly, how could this not have happened?

Letture, letture, continue letture.E partenze, partenze, sempre partenze. Ed è sempre un po’ strano rivolgermi al luogo in cui non sono, come se oltre ad occuparmi del tempo sbagliato, ptessi anche correre il rischio di occuparmi del luogo sbagliato.Una grande impressione ho ricavato dalla biografia di Cristina Campo, anche se mai rilevante rispetto ai suoi scritti originali. Come da un altro mondo, come da una forma differente di vita, più complessa, più mobile, più intelligente: una esperienza splendente, quasi sempre ma anche inquietante, e forse un po’ deprimente.

18 febbraio 2002

Un risveglio molto differente oggi, da un sogno nel dormiveglia in cui sono stato molto preciso e consistente nel analizzare le mie responsabilità con Luxa e anche con Angelo. Una telefonata dopo un bel po’ con Toni, che invece non mi pare molto di supporto: tende a semplificare tutto come se io facessi solo quello che voglio, e ancora di più non facessi quello che non voglio, e tutta la situazione si riducesse alla mia incapacità. È molto difficile per me evitare quello che credo sia il pericolo maggiore in questo momento: l’aspettativa. Mi aspetto che la gente mi paghi, che Gabriele mi chiami, che Toni comprenda. Tutto questo è un po’ stupido dato che è l’inaspettato la mia speranza.Probabilmente il punto reale, il mio essenziale riferimento non mi è dato da vedere e resterà occulto ancora per un po’. Suppongo che tutto mi si svelerà in qualche modo e mi piace intuire che ci vuole ancora del tempo. Per ora intravedo, o forse sogno soltanto. Con queste due sensazioni mescolate mi sveglio la mattina.