11 febbraio 2004

Un altro giorno speso in ufficio, senza identita’, ne’ direzione, e soprattutto senza gioia. Mi preparo, silenziosamente, ad un futuro di pacifiche ed irrilevanti azioni in termini di elaborazione, finitura e stabilizzazione di un linguaggio adatto. A raccontare che cosa, pero’, davvero non mi e’ dato di sapere. Se e’ vero che la mia attivita’, in tutte le sue (poche) sfaccettature, e’ facilmente associabile a quella di uno “scrittore” pure se spesso, appunto, in una accezione piuttosto deteriore, e’ altrettanto vero che il livello minimo di sufficienza, in termini di produttivita’, non e’ visibile all’orizzonte. Se avessi bisogno di scuse non avrei queste grandi difficolta’. Invece e’ di perdono che ho bisogno, per colpe che riconosco pur ignorandone la natura, miscredente che sono alla fine della giornata alla fine del mio personale anno.

Sacred is where the spirit moves.

11 febbraio 2003

Mi sorprendo a commuovermi guardando e toccando il nuovo bambino di ferro, il suo viso non ha niente di quello che potevo immaginare, non somiglia a nessuno. Forse ho proprio immaginato meno questo bimbo, l’ho atteso, voluto, realizzato meno di quanto abbia vissuto l’attesa di Greta. Tutto questo lo pone in una luce molto differente, ed ora me lo ritrovo in braccio, vivo ed energico e indipendente da me. Una sensazione di leggerezza e di speranza che non ha precedenti. Questo bambino non ha nulla a che vedere con la mia volontà, con le mie proiezioni, con le mie manie, è proprio più fluido e leggero. Ed è un bambino splendido.Non ho passato la vita ad aspettare i miei bambini, sono nati sempre prima che io realizzassi il bisogno che avevo di loro. Le loro mamme hanno preso l’iniziativa, come è giusto e naturale, ed io ho solo tentato di essere all’altezza, senza peraltro un successo testimoniabile. Pensare a ciascuno di essi, oggi, e tentare di immaginare il mio mondo senza è semplicemente impossibile. La gioia che emerge al semplice pensiero della loro esistenza non ha confronti, né alternative. La mia vita può terminare in qualsiasi momento, la loro non ne verrebbe diminuita.

11 febbraio 2002

Toni mi ha mandato un messaggio di auguri con un giorno di anticipo, che cosa curiosa. Una certa curva nella linea del mio stato d’animo sembra forse perfino auspicabile, forse mi spaventerei se fosse davvero lineare. Nel tempo il mio desiderio che queste curve si appianassero si è fin troppo realizzato, rimangono delle curiose curve emotive. Queste oscillazioni emotive durano sempre meno, sembrano sempre più vicine ai movimenti durante il sonno, si avvertono soltanto se il letto è scomodo e questa è l’unica cosa che devo registrare. Ciò che voglio è proprio un centro interno che riesca a mantenersi come riferimento per le altre parti e non posso dire che questo centro non abbia preso corpo negli anni. Quello che mi occorre è una migliore capacità di recitazione e quest’ultima invece, negli anni, non è affatto migliorata, e ci sto andando piano. Trovo che sia molto importante poter affermare serenamente uno stato emotivo che non sto provando in modo profondo, è questo che mi pare produca le migliori modificazioni del sentimento dominante. I risultati in senso positivo hanno una natura doppia: da una parte l’impressione altrui è più ferma ed accettabile, dall’altra la mia azione reale è più stabile ed efficace. E non sto parlando affatto di questioni né di vantaggi personali ma proprio dei doveri e delle responsabilità che ho.