28 gennaio 2004

Per quanto possa ingranare il mio passo, nella dimensione cui sono stato assegnato, rimango ancorato ad una diffusa follia, ad un forse disperato tentativo di darsi un tono, una posizione, una qualificazione da parte di chi non ha proprio nessuna competenza, ne’ aspirazione, solo qualche motivo, peraltro non solo a me, piuttosto oscuro. Denaro e potere, certo, ma in fondo e’ solo follia. Non c’e’ maledizione peggiore del non saper fare nulla, e da questo sono scappato qualche anno fa, ma non ho trovato il posto in cui questo motivo non regna sovrano. Dalla parte luminosa e’ molto interessante quanto sia impossibile, in pratica, saper stare al proprio posto perche’, semplicemente, si e’ capaci di fare. In alternativa usiamo parole come “veicolare conoscenza”, “fluidificare relazioni”, “comunicare in pubblico”, dietro alle quali sta “vedere gente, fare cose” di cui tutti ci nutriamo. Rimane il fatto che i miei “colleghi” mi fermano per strada ed accennano ad un aiuto che potrei dare loro perche’ amico degli amici del Presidente. Buffo e curioso, intanto torno al mio banco di scuola, a maneggiare segmenti di “comunicazione visiva”.

28 gennaio 2003

We have the right to choose our form of suffering.Se la mia vita potesse essere piacevole ed interessante come durante le lunghe chiacchierate di mattina con Gabriele. Non vorrei rinunciare a questo, e credo che ci sia molto da fare al QG in questo senso, con gli insegnanti, con gli allievi, perfino nell’amministrazione. Eppure sento che mi scivola tutto dalle mani, come se in qualche modo il fuoco non fosse lì.

Ancora un po’ di frustrazione nella messa a punto del computer, cosa che mi fa pensare alla quantità di tempo che nella vita si rischia di dedicare a questioni che non ci appartengono. Anche se la messa a punto e l’integrazione di sistemi, insieme alla più generale scienza dell’organizzazione, devono essere oggetto di attenta osservazione nel mio personale futuro.

Partenza, molto veloce questa volta, e arrivo a Spinea dopo essere passato a comprare un lettino di legno per Ferro, il bambino silenzioso nella pancia della donna che amo. Una improvvisa, impressionante ed inderogabile disposizione al sonno. Chissà perché.

28 gennaio 2002

Come era facilmente prevedibile, la prima giornata debole dell’anno è arrivata, mi sento arrogante ed incosciente. È sempre stato molto difficile rifiutare un lavoro, ma adesso ha qualcosa di irresponsabile anche il solo pensarci. Non ci sono soluzioni, solo una cosa può danneggiare la mia stabilità più dell’eccessiva distanza sociale, ed è il lavoro sbagliato. Non credo di avere ancora la disponibilità, e forse nemmeno la pazienza per passare qualche mese, o qualche anno, in una cosa che non mi interessa fare. Delle molte cose di cui sono contento me ne viene in mente una: non ho scelto male.