7 gennaio 2004

Così, silenziosamente e senza fretta mi avvio a rientrare in quel sistema amministrativo dal quale mi ero allontanato senza clamori più di tre anni fa. Il senso generale non mi è chiaro, non ho sentimenti precisi, ma avverto una certa giustizia in questo processo. Incontrare Angelo alle otto di mattina non è la cosa più usuale, ma non mi pare che ci sia più proprio nulla di usuale in questo mio trasversale mondo. Raccolgo informazioni e incontro persone, nuove e meno nuove, per tutta la mattina mentre rientro in un desiderato silenzio nel pomeriggio: spero solo che le norme comuni del luogo siano ancora comprensibili per me, per oggi non ho motivo per dubitarne. In giro più tardi, insieme a Toni e a Rocco nella stagione degli acquisti tardivi non si conclude granchè, ma la serata da solo in casa è estremamente confortevole.

7 gennaio 2003

The questions we ask direct the course of our lives (November 14th. 2001).

La mia attenzione somiglia ad una foglia, il suo divenire sembra simile. Stare legata al suo albero, cui appartiene, rende sicuramente le cose più facili, linfa, clorofilla, acqua, azoto, sono forniti in modo semplice, diretto, ovvio. Ma le cose sono più complesse e naturalmente anche la foglia più opportuna si stacca quando è il momento, sempre naturalmente passa al terreno e diventa fonte sospesa di humus, di terra. Altrettanto naturalmente può essere strappata dal vento, sbattuta in qualche cortile distante, su un terreno arido, sterile ed essere svuotata del suo normale senso, non tornare più. Ma essa può anche essere strappata, dagli eventi o dagli intenti altrui, per essere probabilmente dimenticata e trascurata subito dopo, lasciata a seccare ed a sbriciolarsi nel posto sbagliato. Può essere infine raccolta con cura, protetta con piacere e conservata in un quaderno di carta pieno di qualità. La mia salute mentale è spesso segnata dal divenire della mia attenzione.

7 gennaio 2002

Al caffè Illy oggi, con Paolo Salotto, al piacere di rivederlo. Come sempre sorridente e positivo mi ha raccontato, iniziativa sua, come si è svolta la vicenda finale di Luxa. Né divertente né interessante, solo miseria assolutamente ordinaria e molto prevedibile. Molto più rilevante la versione dell’accordo con Bernes, promotore misterioso, che invece aveva promesso evoluzioni perché “l’iniziativa è giusta ed il momento è giusto”. Noi aspettiamo fiduciosi anche questo. Sono sempre stato sereno nell’attesa, e vent’anni sono passati densi e sognanti, ma forse qui si sta esagerando un po’. Spero di essere capace di continuare a stare sereno, questa pausa di ridefinizione e ricostruzione è probabilmente il passaggio che maggiormente potevo augurarmi. E adesso posso anche godermela, forse. Cristina Bonadei è passata al caffè ed è stato un vero piacere incontrarla. Una donna di classe con la sua inesauribile loquacità e socievolezza e spero sia circondata da chi si merita, non mi pare viva nella città adatta. Anche Fabio de Visintini è passato ma non è venuto a salutarmi, e ha salutato Paolo.

19.00 di nuovo a Venezia, perché le mie orsette mi mancano