6 gennaio 2004

When we live in expectation and we are presented with a situation which does not meet our expectations, that is, the situation in front of us is not a mechanical event, our view of the world is challenged. If our view of the world is challenged, we feel threatened.Sveglia molto presto con una speciale sensazione di ordine e calma. Il primo pensiero non è, in effetti, molto confortevole: la mia incapacità di affermare ha reso la vita molto difficile per chiunque mi sia stato intorno, a cominciare da Toni e Stefania ma senza fermarsi davanti a Greta. Ed in questa davvero fredda mattina di gennaio non sono riuscito a trovare nemmeno una scusa, anche se tre ore dopo il mio risveglio, alle 7, riesco ad essere molto più indulgente con me stesso e a perdonarmi, quasi. Intorno alle 11 avrò perdonato me stesso, i miei genitori e i miei padroni per tutti gli errori commessi da me. La visione del viso di Greta, vista la prima volta uscire dalla sala alla quale non ero stato ammesso, conteneva una domanda matura, senza possibilità di fuga, sul perché io avessi così silenziosamente derogato ai miei obblighi. Sul suo viso, così simile a quello che ho visto ieri, c’era perdono, ma non comprensione, e questo è quanto di meglio io possa auspicare per me stesso di fronte alle persone che amo. Visto in retrospettiva la mia personale azione di quel giorno, così importante per tutte le nostre vite, rimane vile, parziale, del tutto insufficiente. Non so che cosa abbia capito Stefania, ma Greta ha visto e sentito tutto, come sempre.

6 gennaio 2003

Dopo molte, molte ore di dormiveglia la mia mente ha preso una direzione diversa dal mio corpo, essendo costretta ad abbandonarlo per manifesto disinteresse dello stesso, essendo diventato impossibile distrarsi con i dispositivi usuali, cibo, immagini colorate, suoni sensuali e racconti invisibili che solo i sensi le portano, nel buio. Ed una visione molto reale ha preso il posto delle usuali costruzioni, quelle che per l’intero anno scorso hanno regolato molte delle mie percezioni, lasciandole come supporti inessenziali alla nuova costruzione naturale: l’idea che ho avuto a lungo, quella di essere incapace di riconoscere il mondo che ho lasciato la sera prima, di essere in qualche modo misterioso privatone della facoltà, corrisponde, in parte, a qualcosa di più: forse il mondo in cui mi sono addormentato, a volte, la mattina non esisteva più.

6 gennaio 2002

Una domenica di pacifico sole, il nervosismo di ieri sera ha lasciato il posto alla mia lucidità preferita. Mi sento un po’ in colpa ad essere così globalmente determinato dalla presenza o dall’assenza di un buon trattamento energetico, ma se posso sentirmi così sciolto allora vabbè.

Pranzo in casa dopo il vino di ieri che mi mancava proprio.

In serata incontro con Enrico che non ha molto da dirmi, dice che considera il lavoro dell’anno passato proprio un lavoro su sé stesso e alla fine non ha concluso molto. Le persone che ha incontrato non hanno in pratica detto niente. Forse sono un po’ sciocco a pensare che questo ragazzo da solo sia capace di concludere qualcosa. Gli ho offerto il mio aiuto non solo per la compilazione del piano d’azione ma anche per la questua vera e propria. Penso che quello che sta cercando comunque ha molto più il senso della ricerca di approvazione e certificazione che di finanziamento vero e e proprio. In fondo il suo compito non è certo la formulazione di un business plan, ma l’organizzazione e la struttura del lavoro.