23 dicembre 2003

Così il mio ultimo giorno a Manhattan è un giorno diverso da quello previsto e c’è uno strano sapore nell’aria, nel tempo sospeso che attraverso. Lento torno sui miei passi, attraverso quelli che sono già diventati moti usuali, attraverso strade e luoghi che continuo a sentire sempre più vicini. La chiusura di ieri era perfetta, con il giusto numero di punti sospesi, completa senza essere troppo dura, ed il mutamento intervenuto è piuttosto incomprensibile se non perché devo sapere che la mia capacità di precisione è davvero troppo limitata.

Così, dopo aver accompagnato Giulia a comprare una bottiglia di vino per il pranzo con i colleghi d’ufficio, quaggiù considerato sacro ed un grande onore, risaliamo la Lexington, da soli io e Rocco, con il treno, perché il salto è compiuto: da oggi non potrei più stare in giro a dare un’occhiata, il mio tempo superficiale è finito e la definizione del nuovo stato è data dal treno per i poveri e dal taxi per chi povero non vuole sembrare. Le osservazioni che faccio oggi sono differenti, sorprendenti, ma meno piacevoli e forse più autentiche. Un tempo imprevisto per una visione non desiderata.

Il mio denaro non è sufficiente per quest’altra dimensione, questo diventa ovvio, e mentre Rocco preferisce declinare la mia offerta per un ristorante migliore, affrontiamo ancora un nuovo sandwich, per chiarire ancora meglio che solo a questa qualità, peraltro sempre sorprendente, abbiamo accesso. Dopo il pranzo si tratta solo di affrontare la partenza con maggiore calma e decisione, e questo facciamo, in più nel viaggio in taxi di oggi siamo in tre, che è molto più piacevole.

Sull’aereo i miei pensieri da volatore infrequente sono un po’ surreali, ma la comodità è molto maggiore grazie ad un Boeing 777 molto più nuovo del precedente, grazie a compagni di viaggio molto più adatti nei sedili vicini, grazie probabilmente alla mia disposizione più adatta. Ma intanto la giornata, adesso regolata sull’ora italiana, è completamente finita.

23 dicembre 2002

I am no longer prepared to absorb the desires of others, particularly where this undermines my integrity and compromises my aim.

Stupide, ridicole tensioni che emergono dallo stato emotivo in cui ci troviamo, senza denaro e senza direzione, nell’attesa e nella osservazione di questi bambini per i quali impieghiamo tutto il nostro tempo. È vero che queste mortificazioni, cui mi sottopongo coscientemente, sono mortificanti, anche se Stefania c’entra poco.

È sempre evidente, e questo riesce difficilmente a turbarmi, che il pianeta sta ricostruendo sé stesso, che il nostro intero sistema di vita stia per essere spazzato dalla nostra stessa memoria. Ci svegliamo la mattina come se avessimo sempre vissuto così ma non è affatto vero: so solo quello che ricordo a memoria, nulla.