26 novembre 2003

Il mio frequente mercoledì a Trieste, che comincia con un viaggio in treno, spesso piuttosto faticoso, che somiglia a quello di un pendolare qualunque. La comodità della mia casa compensa in parte questa fatica, il pranzo della mamma compensa per un’altra parte ed infine la possibilità di lavorare in pace completa il panorama.

In fondo per me, però, Trieste non è affatto un rifugio, somiglia piuttosto ad un eremo, spesso esposto ad un insidioso vento freddo, che muta la qualità dei miei pensieri, dei miei sentimenti in modo non sempre provvido. Certo che le visioni che ho qui sono piuttosto differenti e questo dovrebbe rendere la mia vita più ricca, n’est ce pas?

26 novembre 2002

The mechanical logic of polar thinking denies the possibility of any form of relationship. So, we add a third term to the dyad of polar thinking. We had this:

Yes – No.

Then, we add the third term & we have this:

Yes – No – Letting Go.

Now, something is possible again: for all of us. We may be free to meet again. Then, we may meet again. Or not. Either way, we all win.

Il senso, ed il sentimento, che profondamente e continuamente provo, nella mie relazioni attuali, ideali e potenziali, consiste di innocente approccio, di diniego e di mutazione.

Quel che mi chiedo è se io mi debba interrogare in termini di responsabilità, se non sia questo modo di intendere le cose soltanto ozioso ed irrisorio. Non mi piacerebbe sorprendermi a negare responsabilità che sono mie, ma come misurarsi con responsabilità che non sono capace di intendere?