Mike Raimondo

Esistono difficoltà nella convivenza, difficoltà di ordine tattico, strategico, difficoltà di ordine pratico. Quasi tutte queste difficoltà affondano le proprie radici in un esagerato bisogno di sicurezza. Occorre meditare su questo bisogno, in cerca dei motivi per cui tendiamo così tanto a esagerare. Oppure, meglio ancora, meditare sulla leggerezza che emanciparsi da questo bisogno eccessivo porterebbe nella nostra vita, anche in quella pratica, anche adesso.

Il bisogno di sicurezza, la cui soddisfazione consiste di cibo caldo e pavimenti asciutti, è il tratto essenziale dell’infanzia. La normalissima povertà di mezzi diventa miseria, cioè il senso stabile dell’infelicità, quando questi bisogni vengano negati troppo spesso e troppo a lungo. Risolto questo bisogno della mente liminale, si passa a dimensioni più intriganti, quali il desiderio di avventura e la curiosità, fisica, intellettuale o sentimentale che sia. Possiamo permetterci, superato il bisogno, climi meno confortevoli, domande più spinose.

Si immagina spesso che una vita più ricca di diporto, e più divertente, sia troppo costosa, a causa degli elevati fattori di rischio inclusi in essa. Il bisogno di sicurezza anche solo lievemente tradito genera ripercussioni colossali nella vita di un individuo. Anche qui abbiamo due opzioni: ci si immagina una grazia, sanatoria di tutti i mali, che ci tutelerà nel percorso di qui alla morte, lasciando pure, dopo la nostra dipartita, protezione e conforto ai nostri cari.

Viceversa si trascorre il viaggio immaginando la disgrazia. Nessun recinto sembra essere sufficiente a lasciarla fuori dalla nostra esistenza. Il muro di paglia deve diventare in fretta muro di legno che diventerà, non appena avremo esteso la portata dei nostri mezzi, muro di mattoni, atto a garantire la serena e comoda permanenza indisturbata all’interno della nostra testa, lontani da insidie e scocciature. Lasciamo gli imprevidenti alla temperie mondana.

Auspico essenzialmente la capacità di accettazione della povertà senza la caduta nella miseria. L’accettazione dei propri mezzi ridotti conduce ad una evoluzione spirituale lenta ma fruttuosa. Il tentativo di espansione degli stessi mezzi si porterà via, in alternativa, il resto della nostra vita. La povertà di mezzi, in questo mondo, è certificazione di buona fede e molto spesso di intelligenza, di connessione con il proprio ambiente reale.