Era già stato seduto lì, ricordava l’angolazione dalla panchina, il particolare incastro del palazzo più piccolo immediatamente di fronte. Guardò la gente uscire con calma, tentò di ricordare la struttura dell’ingresso, scale ed ascensori, senza riuscirci. Il sole era alto ma sentì un freddo leggero, non avrebbe potuto restare fermo lì ancora per molto. Poi la donna uscì, da sola, lui si alzò e la seguì ad una certa distanza, la larga strada non era affollata, non l’avrebbe persa e non si avvicinò troppo.

Non era mai stato portato per le relazioni occasionali, considerava il suo tempo troppo limitato. Questo lo rendeva vagamente malinconico, dietro l’apparenza costantemente occupata, ma pure lo preservava dal nervosismo dell’agitazione. La ragazza entrò silenziosamente, appoggiò la cartella rigida sul tavolo, poi fece un passo indietro come ad attendere nuove istruzioni, lui la guardò negli occhi. Ebbe la sensazione di un desiderio che di solito non si concedeva.


Si ritrovò ad osservare la sua vicina di tavolo, evidentemente impegnata in una lettura attenta. La donna gli volse uno sguardo diretto, lo guardò girando la testa lentamente dopo aver portato la tazza alle labbra, lui ebbe l’idea di chiederle se lo conosceva, se si fossero incontrati prima. Poteva essere, conosceva qualcuno in città, poi ricordò il proprio volto, così profondamente mutato, e tornò al suo bicchiere. La musica salì di tono, come a sancire un cambio d’atmosfera.