Vado in una direzione precisa, più sulla scorta di una suggestione, o di una credenza, che sulla base di argomenti inconfutabili. La direzione è quella che porta a un bivio: di qua è la filosofia come disciplina, la filosofia accademica, chiamiamola semplicemente così e nessuno s’offenda, e di là c’è la pratica filosofica.
Stefano Zampieri
L’esercizio della filosofia
[III. verso una filosofia dell'esistenza possibile]
La mia occupazione è antropologica: le mie domande circumnavigano due semplici questioni, cosa sia umano e cosa sia reale. Ma la mia occupazione non è solo antropologica. E’ fondamentalmente estetica, solo marginalmente etica, ed è una vita molto pratica la mia: tento di mettere a dura prova le mie percezioni estetiche per trarne sensazioni praticabili.
Il mio approccio è quindi sentimentale. Non tanto ideale o manuale, non quanto vorrei, mi misuro continuamente con i limiti della mia competenza. Studio soprattutto le lingue degli altri: modi ed etichette, codici e costumi. Una semantica dell’anima, che mi ha permesso gioie insperate, oltre che tenermi stretto in una sofferenza completamente accettata.
Ho una speranza: quella di trasformare, nel tempo utile della mia memoria, il mio sentimento in gesto. Credo che un gesto compiuto realmente sia lo scopo dell’esistenza intera. Ho una paura: che il gesto compiuto non sia perfettamente importante, o che non sia perfettamente bello. Queste due condizioni simultanee sono, infatti, l’autentica condizione vitale.




