Diogene Malamati

Aprile 25, 2009

Coffee Break

Archiviato in: Air — by diogene malamati @ 12:59 pm

Vado in una direzione precisa, più sulla scorta di una suggestione, o di una credenza, che sulla base di argomenti inconfutabili. La direzione è quella che porta a un bivio: di qua è la filosofia come disciplina, la filosofia accademica, chiamiamola semplicemente così e nessuno s’offenda, e di là c’è la pratica filosofica.

Stefano Zampieri
L’esercizio della filosofia
[III. verso una filosofia dell'esistenza possibile]


La mia occupazione è antropologica: le mie domande circumnavigano due semplici questioni, cosa sia umano e cosa sia reale. Ma la mia occupazione non è solo antropologica. E’ fondamentalmente estetica, solo marginalmente etica, ed è una vita molto pratica la mia: tento di mettere a dura prova le mie percezioni estetiche per trarne sensazioni praticabili.

Il mio approccio è quindi sentimentale. Non tanto ideale o manuale, non quanto vorrei, mi misuro continuamente con i limiti della mia competenza. Studio soprattutto le lingue degli altri: modi ed etichette, codici e costumi. Una semantica dell’anima, che mi ha permesso gioie insperate, oltre che tenermi stretto in una sofferenza completamente accettata.

Ho una speranza: quella di trasformare, nel tempo utile della mia memoria, il mio sentimento in gesto. Credo che un gesto compiuto realmente sia lo scopo dell’esistenza intera. Ho una paura: che il gesto compiuto non sia perfettamente importante, o che non sia perfettamente bello. Queste due condizioni simultanee sono, infatti, l’autentica condizione vitale.

Aprile 24, 2009

Summerscape.

Archiviato in: A new home — by diogene malamati @ 2:17 am

“O cara nutrice, assai conosco vere le cose che narri; ma il furore mi costrigne a seguitare le piggiori, e l’animo consapevole, e ne’ suoi disideri strabocchevole, indarno li sani consigli appetisce; e quello che la ragione vuole è vinto dal regnante furore. La nostra mente tutta possiede e signoreggia Amore con la sua deità, e tu sai che non è sicura cosa alle sue potenzie resistere”.


C’è una linea d’acqua che tiene unite le nostre essenze. Non può essere tagliata, non recisa, nè interrotta. Non esiste mano umana capace di tanto. Scivoliamo attraverso il tempo in una dimensione acquatica, forse abitiamo l’ansa di un fiume, o un golfo intero, forse. Ma c’è un gusto imperturbabile, in tutto ciò.

La nostra connessione si trova in un angolo specialissimo della configurazione attuale. In deroga alle storie che conosciamo, ai modelli strutturati che abbiamo adoperato, siamo un’eccezzione alla nostra stessa regola, che prevedeva un addio, un commiato elegante quanto snaturato.

Ora guardiamo il cielo come fosse un tutt’uno con la linea acquatica dell’orizzonte. Ora non c’è linea continua a definire il nostro orizzonte. Nè confusi nè felici affrontiamo, con un vago patema, il nostro autentico stato, finalmente evidente, riconoscibile, chiaro. Ora, siamo divisi solo da una lingua di terra.

Aprile 23, 2009

Silver Lake Nights

Archiviato in: Air — by diogene malamati @ 12:57 pm

Anche a proposito della minima cosa l’uomo si trova di fronte a un’alternativa decisiva, in cui non può rimanere neutrale e deve scegliere: l’alternativa fra il pensiero che è rivelativo anche quando parla del minimo dato dell’esperienza e il discorso che è empirico anche quando si riferisce alla verità; l’alternativa fra il discorso filosofico, che di qualunque cosa parli dice sempre qualcos’altro, e il discorso tecnico, che parla di ciò di cui si parla; l’alternativa fra il restare fedeli all’essere o dominare gli enti, ricordare la verità o limitarsi all’esperienza, recuperare l’origine o chiudersi nell’istante.

Luigi Pareyson
Verità e interpretazione
II, 1, 8
[I. La grande nemica]


Lo scopo dell’azione umana, quella impresa poetica che muta ogni definizione, è la calma della mente. Quella umana è l’autentica variabile nell’ordine universale, non gli animali, nè gli angeli, hanno tale potenza. Ma essere parte del genere umano non da affatto diritto allo stato umano.

La calma della mente è la condizione sine qua non per poter guardare la configurazione energetica universale. Per poterne intuire il movimento rotazionale, intorno ad un motore interno che è ineffabile, imperscrutabile, imprevedibile. La natura universale è selvaggia, eppure costante. L’azione umana, variabile.

L’azione poetica definisce ciò che conosciamo come realtà. Nè costituisce i modi, e di conseguenza le forme. Nè provoca strutture e locazioni, che sono sempre allusorie e talvolta percettibili. L’azione poetica, naturalmente, adopera un criterio estetico: migliore la capacità di percezione dell’ambiente, più pura l’azione.

Gli esseri umani sono distinti dalla capacità autentica di mantenere una mente calma, di trattenere una estesa immagine mentale, di tenere lo sguardo focalizzato sul proprio scopo. Il modo di sviluppo dell’essere umano consiste del rifinire questa immagine, della fedeltà ad essa, della pratica e del godimento della stessa immagine.

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