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Davvero contento sono solo quando ho mangiato pesce. Ho anche molti altri motivi per essere contento: tanti che, pure, me ne vergogno un po’. Gli accordi di nona, per esempio, specie in Re maggiore, facilitano la mia produzione epatica, quelli di tredicesima fanno gioire addirittura le mie ghiandole surrenali. Ogni minerale di cui io abbia bisogno, in effetti, si trova anche nei sardoni di Barcola.

La mia disposizione metafisica è piuttosto corroborata soprattutto dall’uso della malvasia istriana. Certo, i francesi mi hanno sempre confortato, lo chateau d’Yquem è il mio ideale epistemologico, per non parlare di quel calvados che mio padre aveva trovato. Ma la ribolla gialla di Cormons contiene, in potenza, tutti i principi etici di cui posso avere bisogno, alla luce delle necessità antropologiche.

Ho un debole per il suono dei pickups combinati delle Stratocaster del ‘65, quelli che ci fece sentire Albert Collins, che con un piccolo trucco riusciva a vedere più in là dello stesso Leo Fender. Anche il tocco vetrato sulle corde, con le nuances necessarie quanto ineffabili di Ry Cooder, introduce in questa parte dell’universo il gusto ed il senso dell’autentico combattimento: quello che conduce alla sconfitta della miseria.

Non è facile, oggi, procurarsi del vino erotico. Questi tecnici sanno sintetizzare qualunque gusto, queste dannate barriques aggiungono forti odori profondamente stranieri neanche fossero Dior, ma il senso della pietra carsica di certe quasi ignote bevute, illuminate dalle lampade a petrolio, mancano. Il vino è come il pensiero, quand’è manipolato, manca di introdurre la naturale riproduzione.

Conscience is utterly impersonal.



L’autentica azione umana incide sulla realtà. Questo significa soprattutto che l’estensione del gesto simbolico nella configurazione energetica comunemente percepita è ampia e definitiva. I moti dell’azione umana non sono però progettabili arbitrariamente, non sono cioè dirigibili a piacere, e neppure sono soggetti alla fantasia politica.

L’azione umana richiede che l’esecutore sia dotato di una disciplina di mestiere completa ed organica, di una capacità di attenzione prolungata e di un intento mantenuto ben a fuoco. Queste aspirazioni rendono necessaria una certa ritualità, ed il rispetto di norme precise per il mantenimento di una sensitività sufficiente, a leggere l’opportunità del momento.

Ogni azione umana è invisibile per chiunque sia meno che dotato della sensitività adatta. Siamo tutti esposti soltanto agli eventi che siamo in grado di percepire, e realtà differenti si svolgono sotto i nostri piedi e sopra le nostre teste. Il nostro livello di esistenza stesso è determinato da questa sensitività, ogni facoltà di apprendimento, ogni desiderio infine.

Chiamiamo artistica la maestria che ci qualifica. Ma ogni esercizio solo sensoriale privo delle caratteristiche indicate manca di incidere sulla realtà. L’artefatto è inoltre un seme, che grazie ad una appropriata cultura umana può fiorire, generando ripercussioni che vanno molto al di là dell’azione stessa. Il beneficio dell’esercizio si sviluppa nel tempo.

When I leave, things go wrong. That is, I hold the vision of work being undertaken. If there is no one holding the vision, the vision slips. RF

Creation
Innovation
Renovation
Maintenance

If you have the vision, better to be around to do nothing and, while doing nothing, hold the vision. Otherwise, the process of implementing the vision goes off course. As it did yesterday & today, when I was not here.

Quel che tiene connesso il nostro essere essenziale, il nostro autentico io, con il mondo, è il nostro mestiere. Una buona definizione che è interessante anche perchè devo sempre spiegarla. Molti di noi infatti hanno una definizione stramba del mestiere, ed alcuni di noi nemmeno sanno di cosa si tratta. Ci torno sempre, quindi.

Il mestiere è l’arte che abbiamo imparato, acquisito, assunto perchè questa necessità si è resa palese. Una certa qualità vocazionale accompagna sempre la consapevolezza delle propria inclinazione, poi una disciplina deve essere trasmessa, incluse le complicazioni indisciplinate, inclusa la capacità di non agire, incluso il silenzio che accompagna l’esercizio di ogni arte.

In una vita che duri cinquant’anni ci sono probabilmente solo una decina di anni per affermare la propria posizione nel mondo, la quale è relativa al mondo in cui si afferma. Alla mutazione del mondo muta la nostra posizione, al frantumarsi del mondo corrisponde la frantumazione dellla nostra posizione. Il mestiere disciplinato tiene insieme i frantumi.

In una vita di cinquant’anni ci sono probabilmente alcuni giorni in cui il nostro mestiere, ben esercitato e praticato con leggerezza, ci ha messo al passo con noi stessi, chiunque siamo quando siamo con ciò che veramente siamo. In quei giorni la direzione in cui la nostra vita si svolge è stata messa a fuoco, in modo sufficiente per acquistare la necessaria fiducia in questo fuoco.

In una vita di cinquant’anni ci sono probabilmente alcuni minuti in cui abbiamo preso completamente contatto con la nostra essenza interiore. Questa essenza abita nel luogo in cui ogni componente l’umanità risiede, il luogo in cui siamo uno solo, il luogo in cui il desiderio cessa, insieme alla sofferenza. Nella realtà questi minuti sono eterni.

Talking, for me, is expensive. Talking intently at length on subjects that close me down, is very expensive. How to approach this? It doesn’t matter very much to me if I like or dislike a situation: if something is necessary, I send Fripp off to do it. Where there is necessity, better we honour it. I am reminded, the necessary is possible. RF



Raggiungo il prato un po’ sul tardi, l’autunno sembra finito in realtà, sono gli ultimi giorni. Camminare su questi sentieri quando sono fangosi è raro e straniante. Non dovrei venire quassù da solo, ho sempre bisogno di guardarmi attraverso gli occhi di qualcun’altro quando mi lascio andare a questa ricognizione della coscienza. Ma è un godimento così importante.

La nostra immaginazione regola la nostra partecipazione al mondo. Tentiamo di immaginare come debba essere un padre: nostro padre, poi come debba essere l’amore: per una donna, per un uomo. Costruiamo pezzo per pezzo ogni elemento del nostro paesaggio, che contiene, in potenza, ogni cosa. Lo leggiamo come ci pare, come possiamo.

Spesso, attraversando il ponte siamo invasi da un sentimento: non sono così tanti fondamentalmente, solo, ci sono molte sfumature. Nel tempo le cose prendono a ripetersi, a perpetuarsi in una sorta di giostra, vagamente cristallizzata. Allora, vivere trenta o quarant’anni ancora sembra irrisorio, non fosse perchè possiamo guardare i bambini crescere.

La nostra vita personale stessa corrisponde più di quanto si possa credere allo sguardo di chi ci immagina, sguardo attraverso il quale realizziamo il nostro passo, a tempo con la stessa figura che ci guarda. Per questo non è importante chi amiamo, ma chi ci ama. L’immagine di nostro padre, del nostro amante, dei nostri figli è tenuta insieme solo in grazia della gentilezza.

Tengo la testa reclinata all’indietro, seduto sulla panchina, penso alle scarpe sporche, nonostante abbia preso la palla solo una volta. E’ sempre così, come se volessi solo una scusa per non giocare: oggi è il sangue dal naso. La palla l’ho presa in faccia, mentre stavo sulla traiettoria di due che, invece, volevano giocare.

E’ una questione stilistica, anche questo è sempre così: il calcio, nel piccolo campo di fronte alla sala parrocchiale, proprio non fa per me, lo trovo insulso, e mi manca sempre il fiato, così alla fine è me che tutti trovano insulso. E hanno ragione, se volessi seguire la palla non ce la farei, così mi immagino un disprezzo che non provo davvero, per riparare a quello che sento addosso.

E’ un mondo differente il mio. Non che sia più letterario o magari astronomico, è solo il mondo che rimane quando non si può correre. Uno spazio ombroso, lontano dal campo troppo assolato, spazio liscio e sottile, che si svolge tutto lungo i muri coperti di rampicanti, nelle corti nascoste, dove mia madre prende il caffè con le altre madri, e con le donne anziane.

Il parroco dice che è il diavolo che entra in sacrestia quando mi vede entrare, ma lui sa vedere il disagio che provo, lo ha conosciuto, lui, quel disagio. E’ l’emarginazione che deriva dal non trovare risposta alle domande più semplici, è l’estraniazione che più tardi emerge dall’evitare le compagnie cialtrone in cui il vino lascia posto solo alle bestemmie urlate.