Diogene Malamati

Aprile 28, 2008

The Fighter Returns

Archiviato in: slow — by diogene malamati @ 12:49 pm

Davvero contento sono solo quando ho mangiato pesce. Ho anche molti altri motivi per essere contento: tanti che, pure, me ne vergogno un po’. Gli accordi di nona, per esempio, specie in Re maggiore, facilitano la mia produzione epatica, quelli di tredicesima fanno gioire addirittura le mie ghiandole surrenali. Ogni minerale di cui io abbia bisogno, in effetti, si trova anche nei sardoni di Barcola.

La mia disposizione metafisica è piuttosto corroborata soprattutto dall’uso della malvasia istriana. Certo, i francesi mi hanno sempre confortato, lo chateau d’Yquem è il mio ideale epistemologico, per non parlare di quel calvados che mio padre aveva trovato. Ma la ribolla gialla di Cormons contiene, in potenza, tutti i principi etici di cui posso avere bisogno, alla luce delle necessità antropologiche.

Ho un debole per il suono dei pickups combinati delle Stratocaster del ‘65, quelli che ci fece sentire Albert Collins, che con un piccolo trucco riusciva a vedere più in là dello stesso Leo Fender. Anche il tocco vetrato sulle corde, con le nuances necessarie quanto ineffabili di Ry Cooder, introduce in questa parte dell’universo il gusto ed il senso dell’autentico combattimento: quello che conduce alla sconfitta della miseria.

Non è facile, oggi, procurarsi del vino erotico. Questi tecnici sanno sintetizzare qualunque gusto, queste dannate barriques aggiungono forti odori profondamente stranieri neanche fossero Dior, ma il senso della pietra carsica di certe quasi ignote bevute, illuminate dalle lampade a petrolio, mancano. Il vino è come il pensiero, quand’è manipolato, manca di introdurre la naturale riproduzione.

Aprile 24, 2008

Been Here, Done That

Archiviato in: slow — by diogene malamati @ 12:55 pm
Tags:

Conscience is utterly impersonal.



L’autentica azione umana incide sulla realtà. Questo significa soprattutto che l’estensione del gesto simbolico nella configurazione energetica comunemente percepita è ampia e definitiva. I moti dell’azione umana non sono però progettabili arbitrariamente, non sono cioè dirigibili a piacere, e neppure sono soggetti alla fantasia politica.

L’azione umana richiede che l’esecutore sia dotato di una disciplina di mestiere completa ed organica, di una capacità di attenzione prolungata e di un intento mantenuto ben a fuoco. Queste aspirazioni rendono necessaria una certa ritualità, ed il rispetto di norme precise per il mantenimento di una sensitività sufficiente, a leggere l’opportunità del momento.

Ogni azione umana è invisibile per chiunque sia meno che dotato della sensitività adatta. Siamo tutti esposti soltanto agli eventi che siamo in grado di percepire, e realtà differenti si svolgono sotto i nostri piedi e sopra le nostre teste. Il nostro livello di esistenza stesso è determinato da questa sensitività, ogni facoltà di apprendimento, ogni desiderio infine.

Chiamiamo artistica la maestria che ci qualifica. Ma ogni esercizio solo sensoriale privo delle caratteristiche indicate manca di incidere sulla realtà. L’artefatto è inoltre un seme, che grazie ad una appropriata cultura umana può fiorire, generando ripercussioni che vanno molto al di là dell’azione stessa. Il beneficio dell’esercizio si sviluppa nel tempo.

Dicembre 21, 2007

Not in This World

Archiviato in: dancing, dark, slow — by diogene malamati @ 9:38 pm

When I leave, things go wrong. That is, I hold the vision of work being undertaken. If there is no one holding the vision, the vision slips. RF

Creation
Innovation
Renovation
Maintenance

If you have the vision, better to be around to do nothing and, while doing nothing, hold the vision. Otherwise, the process of implementing the vision goes off course. As it did yesterday & today, when I was not here.

Quel che tiene connesso il nostro essere essenziale, il nostro autentico io, con il mondo, è il nostro mestiere. Una buona definizione che è interessante anche perchè devo sempre spiegarla. Molti di noi infatti hanno una definizione stramba del mestiere, ed alcuni di noi nemmeno sanno di cosa si tratta. Ci torno sempre, quindi.

Il mestiere è l’arte che abbiamo imparato, acquisito, assunto perchè questa necessità si è resa palese. Una certa qualità vocazionale accompagna sempre la consapevolezza delle propria inclinazione, poi una disciplina deve essere trasmessa, incluse le complicazioni indisciplinate, inclusa la capacità di non agire, incluso il silenzio che accompagna l’esercizio di ogni arte.

In una vita che duri cinquant’anni ci sono probabilmente solo una decina di anni per affermare la propria posizione nel mondo, la quale è relativa al mondo in cui si afferma. Alla mutazione del mondo muta la nostra posizione, al frantumarsi del mondo corrisponde la frantumazione dellla nostra posizione. Il mestiere disciplinato tiene insieme i frantumi.

In una vita di cinquant’anni ci sono probabilmente alcuni giorni in cui il nostro mestiere, ben esercitato e praticato con leggerezza, ci ha messo al passo con noi stessi, chiunque siamo quando siamo con ciò che veramente siamo. In quei giorni la direzione in cui la nostra vita si svolge è stata messa a fuoco, in modo sufficiente per acquistare la necessaria fiducia in questo fuoco.

In una vita di cinquant’anni ci sono probabilmente alcuni minuti in cui abbiamo preso completamente contatto con la nostra essenza interiore. Questa essenza abita nel luogo in cui ogni componente l’umanità risiede, il luogo in cui siamo uno solo, il luogo in cui il desiderio cessa, insieme alla sofferenza. Nella realtà questi minuti sono eterni.

Pagina Successiva »

Supportato da WordPress.com