Continuo a credere che l’unico tratto di comunicazione che ci tiene uniti è il gigantesco corpo a cui tutti ci riferiamo. Il limite sta tutto nella nostra fondamentale incapacità di godere di questo corpo come tale. Esso è il punto che guardiamo per sentire la presenza dell’altro, che non possiamo percepire direttamente.
Nessun punto appartenente al circolo è consapevole degli altri direttamente. Essendo poi che troviamo una grande difficoltà a percepire noi stessi come la circonferenza, non possiamo che connetterci attraverso il centro. Siamo nel cerchio, possiamo solo intuire uno nell’occhio dell’altro.
I segni sulla superficie della terra sono stati tracciati perchè possiamo percepire noi stessi. Le strade sotto i nostri piedi, le cupole sopra le nostre teste, indicano una sola connessione: tutto ciò che vediamo ci appartiene, non possiamo godere solo di ciò su cui il nostro occhio non sa posarsi.
Ogni fenomeno fisico di simpatia è un fenomeno di risonanza. L’investigazione va condotta attraverso un percorso simpatico, vibrante su frequenze familiari e ritmiche, la linearità è solo un dispositivo di traduzione, di condotta attraverso i momenti di interruzione della coscienza.




