Diogene Malamati

Gennaio 28, 2009

The Entrance from which the Old Hindu priest disappeared

Archiviato in: Air, secrets — by diogene malamati @ 9:35 am

My own experience of being in this space is of effortlessness, ease, clarity, directness, and of this is obvious! Then, afterwards, when I attempt to re-enter the space, effort is needed, it’s not easy, what was clear & direct now has alternatives, and what was obvious is no longer so. The space continues to be open & available, but I’m not in that space; that is, I am not myself open & available. So, I don’t work to re-enter that space; I address being open & available (cf the point of seeing, related in F&F talks as the Fripp & Eno cat story, NYC 1981).

La mia personale condizione di presenza alle mostre a la pàge, sia a Venezia che altrove, è sempre svagatissima. Sono un cafone, lo so, e pure uno snob, ma che ci posso fare? Trovo che l’arte presentata sia sempre insufficiente, spesso del tutto indecente.

L’arte è uno spazio. All’interno di questo spazio ogni movimento è accurato, competente, pieno di grazia e di amore. Non ci si può procurare un invito speciale a questo spazio, non c’è che un privilegio d’accesso: la propria individuale condizione di apertura. L’arte ci accoglie, noi siamo aperti e disponibili.

Ma spesso, a queste ingiustamente invidiate vernici, di arte non c’è traccia. Quasi a voler rimarcare la distanza fra attività davvero umana e rappresentanza sociale, dove privilegiare la seconda significa escludere la prima. Porre l’enfasi sulla competenza mondana, anzichè su quella estetica, è solo volgarissimo.

Trovo che lo scopo dell’arte sia la sperimentazione di un reale azzardo. La messa in gioco di ogni dignità immaginaria e non solo. La pratica continua e gioiosa dell’avventura, lo sprezzo di ogni convenzione e comodità, a favore di un imbarazzante incompetenza contemporaneamente goduta e salvifica.

Aprile 29, 2008

Why Ask For More?

Archiviato in: secrets — by diogene malamati @ 12:47 pm


La necessità è la madre di ogni azione equa, la sufficienza ne è l’equa conseguenza. Mantenere l’equilibrio che regge l’umanità è un lungo e laborioso processo, in tale processo ogni ciclo umano si ripete molte volte. Camminare sul filo del mondo rende l’evoluzione molto difficile, il passaggio da impossibile a molto difficile, infatti, avviene mercè l’abilità dell’esecutore.

Ogni carico rende l’evoluzione difficile, spogliarsi delle bardature dell’epoca è il gesto di ogni sincero facitore di realtà. Nell’eseguire il compito una speciale agilità da giocoliere è richiesta: il volatile proposito di fermare il tempo. Tutta qui la distinzione fra il fare necessario e la miserabile cura dei propri interessi.

Raccontare la propria storia, proprio mentre si svolge e con la miglior fede, è un grande gesto di attenzione. Per raccontare una storia sono necessari un inizio, un fine, è una favolosa attenzione ai dettagli nel mezzo. Quel che crediamo essere la nostra storia, spesso, è solo l’ossessione che abbiamo per i dettagli che segnano il nostro personaggio.

Aprile 26, 2008

My Secret Blue

Archiviato in: found, secrets — by diogene malamati @ 11:47 am


Passo oltre il muretto, qualche pietra si muove mentre appoggio la mano più forte del necessario. Guardo la macchia, insolita ed attraente, passerei volentieri l’estate qui. Il mare non è lontano, la casa non si vede dalla strada a causa degli alberi: i dintorni sono pulitissimi, curati e ordinati. Nessuno abita qui.

Il vuoto di coscienza sociale, sospesa per un momento in un normalissimo stato di vacanza, potrebbe generare una migliore consapevolezza, quando non rivoltare l’intera nostra percezione del mondo, evitando di trattenersi in una indulgente apologia dell’evoluzione tecnica. Potremmo immaginare un luogo in cui sospendere le nostre convenzioni.

In qualche specie di psichedelia presocratica potremmo ritrovarci all’erta, anzichè tesi ad una giustificazione dei nostri errori. Si tratterebbe di cambiare menù, di aprirsi ad un vino differente, di dormire con la testa rivolta al centro del mondo. Di cedere alla tentazione di considerare le contraddizioni come opportunità. E di lasciar andare davvero il fiato.

Forse siamo solo portati a conservare, ma non c’è forma vitale che possa essere conservata: significa soltanto sospendere il flusso vitale, in cerca di chissà quale energia non rinnovabile. Vero che abbiamo bisogno di energia, altrettanto vero che è proprio questa che cediamo in cambio di protezione, e di chissà quale sicurezza.

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