La qualità della scrittura è tutta nella sua semplicità, nella sua capacità di essere memorabile. Nessuno abbia una vita da svolgere intende essere complicato, il lavoro disciplinato tende alla semplificazione. Per quale misterioso motivo si intenderebbe oscurare il significato? Come verrebbe sviluppata la tecnica dell’occultazione? Chi vuole scrivere in codice?
Pure: la scrittura è un codice oscuro, ogni significato è implicito nelle pieghe del racconto, occultato nelle pieghe stesse infatti. In presenza di una trama siamo in presenza di una cospirazione, sulla quale solo i cospiratori sono informati. Ogni conoscenza è strutturata come un alveare, intricata ed invisibile, spesso, a chi non la pratichi.
La mia aspirazione parabolica è frustrata dalla mia incapacità di tenere in ordine il mondo, pure quello che ogni giorno frequento, respiro, medito. Non c’è differenza in effetti con gli altri, differenti mezzi che adopero. Le immagini che riprendo alludono ad una esistenza sfuocata, indifferente, i suoni che organizzo hanno una qualità eterea, illeggibile, l’articolazione del mio fraseggio è complicata e inefficace.
Una affermazione forte e precisa è quella di cui il mondo ha bisogno. La rassicurante presenza familiare ed esperta di un padre dalle spalle larghe. L’apprendistato va compiuto nel gioco di squadra, nel perseguimento di obbiettivi condivisi dal numero massimo di aspiranti, ogni promozione di speciali personalità rischia di assumere l’aspetto di un gioco di prestigio.



