Diogene Malamati

Settembre 5, 2007

Last Chance to Hear it Coming

Archiviato in: Past Premises — by diogene malamati @ 5:25 am

La stradina sale attraverso i grandi cespugli di sommaco, pronti per arrossare. L’erba è seccata da una estate torrida, in cui abbiamo parlato così poco, nella quale il vino è stato brillante, forte, raro. Intendo raggiungere il prato prima di sera, che sono partito tardi. Le immagini si accavallano nel tempo, sono venuto quassù tutta la vita, con e senza di te.

Delle molte separazioni, pochissime avrebbero potuto essere evitate, splendenti nella luce della necessità solo una volta avvenute. Poi, sappiamo bene che non avremmo mai potuto farci nulla, travolgente è la marea che si insinua tra di noi. Tradimento ed abbandono sono parole bellissime, che nessuno dovrebbe soffrire.

Mi fermo a bere, questa strada è sempre più lunga. Quando salivo veloce il mio cuore tremava sempre, ora so che qualunque cosa accada sarà una gioia semplice arrivare in cima, l’emozione è sempre più larga e meno penetrante, grazie al cielo. E’ un bosco fitto di alberi sottili, la terra è poca e argillosa, le querce cominciano solo sull’altro lato del monte.

Eccolo: è un cervo giovane, il palco non è importante. Si è avvicinato solo perchè sono fermo e sono sottovento, non mi muovo, mi vede e si ferma a guardarmi. Il manto è stupendo, le zampe alte e robuste, i suoi occhi sono scuri, posso quasi vederne il colore. Nemmeno riesco a sentire il rumore degli zoccoli mentre si allontana.

Settembre 3, 2007

A Tiny Hint of Fall

Archiviato in: Past Premises — by diogene malamati @ 7:56 am

L’autunno è l’inizio dell’anno per me. Questo vento, che si mescola alla pioggia nelle stagioni di mezzo, mi fornisce l’accesso ad una memoria sempre più oscillante e confusa, nondimeno preziosa. Anche mia madre si sente meglio con la bora, i temporali sul golfo non la disturbano, e la sua profonda tristezza si dissolve, come una fastidiosa nebbia.

La fine dell’anno sono i raccolti, l’ultimo è la vendemmia cui ho partecipato da che mi ricordo. Durante i raccolti tutti, e la vendemmia in modo particolare, che per un incomprensibile uso viene incrementalmente anticipata, nessuno pensa più al passato, ma solo alla futura cura della vigna. Non c’è alcun bisogno di ricordi durante il raccolto, le attese sono finite.

Io non so dire quale lavoro nobiliti l’uomo, ma so che il raccolto va onorato. Ed è un duro lavoro che si compie senza sforzo, inevitabile quanto denso di premesse. La luce del sole, la pioggia, il vento si sono cristallizate in frutti che saranno lavorati, trattati con sapienza, transustanziati con l’acqua e con il fuoco. Io so che gli uomini amano raccogliere e altrettanto seminare.

Occorre prepararsi a nascere quanto a morire, in una poetica risonanza che non è in nostro potere, di cui non abbiamo le leve. Che altro possiamo fare se non attendere? Preparare significa esercitare la vita come se non avesse fine, come se lo scopo fosse l’eterna perpetuazione. Ogni partenza un arrivo, ogni uscita un’entrata. Il movimento è roteante.

Settembre 2, 2007

A History of Violence

Archiviato in: Past Premises — by diogene malamati @ 6:38 am

La portata della violenza, la sua presenza sottile ma inequivocabile, il suo uso come strumento politico, economico, sono elementi sottovalutati nella nostra vita reale. Se siamo abituati ad ammettere l’abuso di una disposizione, diciamo così, attiva verso la struttura del nostro ambiente, non possiamo non considerarne pericoli e conseguenze.

Nella realtà ogni attitudine di tutela del diritto statale, pubblico e privato, amministrativo e sindacale, è una attitudine esclusiva nei riguardi dei diritti dell’uomo. Considerare il diritto di cittadinanza, per esempio, è una azione ampiamente esclusiva, discriminante e penalizzante nei riguardi di chiunque ne sia privo, per abuso subito, emarginazione, disinformazione.

L’azione corporativa, a tutela di una comunità speciale, definita da una rigida linea di demarcazione, è una azione tipica dello stato imperativo, fondato su una centralità onnipotente, fascista o mafiosa. Difficile riassumere in quale complicata maniera si giunga a questo stato di cose, pur nella evidente affermazione, facile invece notarla.

La ricchezza delle nazioni è una invenzione vittoriana. La ricchezza è statale, nel migliore dei casi. Più probabilmente è distribuita attraverso una rete informativa che si realizza attraverso la riserva, la gerarchia, l’esclusione. Comprendo l’immaginaria qualificazione che sostiene questa organizzazione corporativa, occorre comprenderne pure la specialità violentissima.

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