La stradina sale attraverso i grandi cespugli di sommaco, pronti per arrossare. L’erba è seccata da una estate torrida, in cui abbiamo parlato così poco, nella quale il vino è stato brillante, forte, raro. Intendo raggiungere il prato prima di sera, che sono partito tardi. Le immagini si accavallano nel tempo, sono venuto quassù tutta la vita, con e senza di te.
Delle molte separazioni, pochissime avrebbero potuto essere evitate, splendenti nella luce della necessità solo una volta avvenute. Poi, sappiamo bene che non avremmo mai potuto farci nulla, travolgente è la marea che si insinua tra di noi. Tradimento ed abbandono sono parole bellissime, che nessuno dovrebbe soffrire.
Mi fermo a bere, questa strada è sempre più lunga. Quando salivo veloce il mio cuore tremava sempre, ora so che qualunque cosa accada sarà una gioia semplice arrivare in cima, l’emozione è sempre più larga e meno penetrante, grazie al cielo. E’ un bosco fitto di alberi sottili, la terra è poca e argillosa, le querce cominciano solo sull’altro lato del monte.
Eccolo: è un cervo giovane, il palco non è importante. Si è avvicinato solo perchè sono fermo e sono sottovento, non mi muovo, mi vede e si ferma a guardarmi. Il manto è stupendo, le zampe alte e robuste, i suoi occhi sono scuri, posso quasi vederne il colore. Nemmeno riesco a sentire il rumore degli zoccoli mentre si allontana.







