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Le relazioni con i nostri vicini contemporanei sono regolate su codici precisi ed intransigibili: esse non sono affatto personali, non sono singolari, nè caratteriali: sono invece fondate sulla nozione chiara e profonda dell’indivisibile unità del nostro essere, su una fratellanza molto pratica e definita, l’unica ad essere davvero naturale.

I tratti che un gentiluomo ha la consapevolezza di saper distinguere:

La personalità, la maschera dell’attore, atta a produrre una certa qualità acustica, adatta al ruolo che intendiamo sostenere. Cambiamo maschera a seconda delle circostanze, in ufficio, con i figli, nell’esposizione pubblica, quasi nessuno dei tratti propriamente personali è altro che un mezzo.

Il carattere, il frutto dell’educazione, è temprato nella sofferenza e nel dolore che scoprire ciò che siamo realmente comporta. Definitamente oltre le apparenze mondane, il carattere mostra ciò che siamo, quando siamo quel che siamo in verità. L’educazione di un carattere mira a riunire la condotta con qualità più profonde.

La singolarità: lo specifico armamentario di consuetudini comuni trova una speciale deroga nell’affermazione di tratti specifici, originali, unici. La differenza essenziale sta nell’usare la singolarità come una bandiera ed una vanto oppure sopportarla come inevitabile, e pure del tutto accettabile.

L’individualità è uno stato della mente, che raramente genera effetti pratici. Siamo strutture mentali, fisiche ed emotive frutto di coincidenze irripetibili, che si affidano alle tre configurazioni precedenti per attraversare un mondo che consideriamo più o meno solido. Dal punto di vista individuale siamo indivisi, privi di dualità.

La natura dell’aspirante umano fornisce ogni strumento di incarnazione, risonanza e penetrazione della realtà. Essa ci rende uno solo, ex uno plures, parte di un esteso organismo che desidera essere umano. Anche se siamo portati a definire naturale il nostro comportamento istintivo, la nostra natura ci è, in effetti, quasi del tutto ignota.



Potremmo qui ammettere il valore della competitività, la cui la radice è la stessa di competenza. Ammettiamo cioè che una vada a nutrire l’altra. Ammettiamo, senza fatica, la sportività come tratto fondamentale del gentleman. Avremmo un notevole modo di procedere a disposizione, in effetti.

L’alternativa di valore è la cooperazione, la coalizione, la condivisione di scopi ed intenti. Il moto cesserebbe di essere solo individuale, nell’organizzazione di una coscienza collettiva, nell’esercizio di una democrazia equa. Avremmo un modo notevole di percepire gli eventi in atto.

L’autentica consapevolezza del nuovo non riguarda tanto la gioia di una mutazione fine a sé stessa, quanto piuttosto l’adattamento a condizioni ambientali nuove. L’uso dell’intelligenza e dell’esperienza in un contesto inedito, inaudito, in cui la pratica di principio si svela, in effetti, utile.

Qualunque sia il modo appropriato di affrontare le nuove condizioni, probabilmente dovremmo essere in grado di esercitarne uno come l’altro, il nostro obiettivo non è primeggiare o accumulare vantaggi. Esso è invece compiere ciò che sappiamo essere necessario, senza omissione nè commissione.



La disposizione pionieristica, tratto essenziale del gentleman, riguarda l’investigazione, l’inchiesta, la verifica e la relazione. Tale disposizione, del tutto priva del desiderio di distinzione, riguarda l’esplorazione di un altro mondo possibile, in una dimensione pura, priva di corruzione e rovina.

L’alternativa è il consolidamento, l’organizzazione e la conservazione di un mondo funzionante, abitabile per quanto la corruzione e la rovina siano sostenibili. Un certo grado di usura dei metodi e dei sistemi, infatti, è perfettamente accettabile. Non è affatto accettabile invece transigere il principio.

Ovvio e naturale che ambedue i tratti vitali siano ampiamente complementari. La percezione della corruttibilità del mondo è sostenuta, nei modelli e nella percezione degli stessi, attraverso una ricreazione continua, necessaria alla perpetuazione del principio quanto alla sprezzatura degli oggetti.

Un pioniere costruisce il ponte mentre lo attraversa, gettando ogni conoscenza e giudizio sull’altra sponda. Ogni errore è uno strumento per una conoscenza nuova, ogni caduta una indicazione di opportunità. Per quanto ci riguarda preferiamo vivere sulle isole dalmate, in effetti.