Archivi Categorie: mi y el sexo

 I felt my life with both my hands
To see if it was there –
I held my spirit to the Glass,
To prove it possibler –

I turned my Being round and round
And paused at every pound
To ask the Owner’s name –
For doubt, that I should know the Sound –

I judged my features — jarred my hair –
I pushed my dimples by, and waited –
If they — twinkled back –
Conviction might, of me –

I told myself, “Take Courage, Friend –
That — was a former time –
But we might learn to like the Heaven,
As well as our Old Home!”

Emily Dickinson


Muovo dal generale verso il personale, ammesso che questa distinzione possa esistere: ci troviamo, mi pare, in una situazione di caos diffuso, forse si tratta solo di normale entropia sociale, fisica, morale, ma lo spettacolo è desolante. Il principio guida sembra essere: bisogna fare qualcosa, qualcosa per ovviare a questo stato di cose, qualcosa per riprendere lo sviluppo, qualcosa per migliorare il mondo. Chi può eccepire? Chi può affermare in pubblico, ma anche tra sé e sé, di non essere d’accordo?
Noi non sappiamo che cosa può migliorare il mondo, perdonate l’esplicito ma è tutto qui, fare meglio e meno probabile che fare peggio. Quello che conta non è fare, Ma fare bene e questo implica consapevolezza, visione, comunicazione e la benedizione del cielo e della terra.

La produzione, l’etica del consumo come elemento fondamentale della vita quotidiana. La produzione di beni, la loro trasformazione, il loro trasporto. Il consumo di questi beni, l’accumulo di beni in vista di una possibile estinzione, lo stoccaggio, la conservazione di beni in previsione di un uso futuro. La tecnologia per l’ottimizzazione dei processi produttivi, La conservazione di elementi poco costosi per la produzione di oggetti molto costosi, l’immagine, il marketing. La promozione del consumo. Chi può negare la necessità di questo percorso?

Immagino una realtà in cui è visibile la profonda viziosità di questo inossidabile quanto fragilissimo modo di fare le cose. Non tanto per l’evidente contraddizione in essa contenuta, si propone un circolo di autosostentamento senza considerare affatto lo scarto, o la fine naturale di un processo anche quando questo sia più virtuoso, ma proprio perché del tutto alieno di ogni caratteristica organica, vitale, eterna.
Il credito bancario, il risparmio per l’investimento, l’accumulo di riserve monetarie, le rendite di posizione, il reddito da buoni di credito, la disponibilità virtuale di denaro. Chi potrebbe mai rompere questa catena?

Oserei proporre una considerazione futile, che in quanto tale non ha qualità epistemologica, e muovere da qui: Se il contenuto di valore di una azione dimostra la sua qualità dobbiamo seriamente osservare la degenerazione dell’azione bancaria. Risparmio da una parte e credito dall’altra sono gli assunti fondamentali di questa azione, debito e rendita di posizione ne sono gli effetti non auspicabili. Il concetto stesso di credito al consumo è una bestialità per qualunque sistema monetario in buona fede. Eppure queste sono di gran lunga le attività di maggior dimensione nella banca contemporanea.
Qualche domanda?

perchè no? un po’ di allegria che diavolo!