Archivi Categorie: materiali di carta

E’ una conoscenza antica quella cui ci espone Leonard Cohen: priva di suscettibilità alla degenerazione, del tutto disinteressata alla seduzione gratuita, inconsistente di ogni ridicola vanità. E’ una conoscenza arcaica, archetipica, fondamentale nel suo ammettere soltanto lo sguardo compassionevole.

Ammettiamolo, di tutti i nostri eroi lui è quello che non avremmo mai voluto impersonare. Ma il suo racconto primo conteneva tutta la cognizione del dolore, dell’estasi e della comprensione che possiamo desiderare di acquisire. Si fosse fermato qui magari non avrebbe venduto più dischi di Michael Jackson, ma sarebbe entrato per sempre. comunque, nel nostro immaginario epico.

Questo Cohen è egli stesso una figura epica. Si deve comprendere, tentando di uscire vivi dalle sue pagine, che su di lui pesano i possenti carichi della tradizione: non quella degli incantati aedi, non quella degli scapigliati romantici e nemmeno sua è la spacconeria illuminista, forte di una ragione che fa tremare i polsi. Egli è il reietto, l’insostenibile sciamano.

Lo so che può apparire in configurazioni differenti: come la star globale del folk più spettrale, come il geniale ed ammirato poeta laureato del Village, perfino come un ladies man, ma in attualità egli è condannato a lucidare le parole, ad inanellare congegni linguistici che noialtri saremo forse degni di utilizzare un giorno.

Come Garcia Lorca, Omar Kayyam, Virgilio Giotti questo numinoso araldo utilizza la pasta metafisica per erigere piccole cattedrali nelle provincie, spezzare cuori alle contadine e proseguire imperterrito nel rifinire, costantemente, la pratica del suo mestiere: la distillazione del vuoto interstellare ad uso e consumo di tutti noi, bellissimi perdenti.

Pensare che è così facile guardare a Bruce Sterling come ad un intrattenitore, come ad un brillante organizzatore di fiction, di cronache da un qualche basso futuro, come ad un semplice cronista di mondi paralleli ed invisibili. La sua prosa sensitiva ed ineccepibile è il frutto perfetto di quelle università in cui si esercita la scrittura creativa, insieme al commento sagace allo stato delle cose.

Invece Sterling è un bardo, il nunzio di un mondo a venire che si trova tutto nelle pieghe del nostro quotidiano favorito. Si occupa di quella narrazione maledetta, quella che non si può dire, e la compie con i mezzi che ha a disposizione: l’irrilevante cronaca energetica, il diagramma scientifico, l’analisi psicologica e diciamo così, etnografica.

Lo fa con la struttura tipica dei marginali: il sarcasmo totalmente privo di fantasia, il cinismo ascetico e molesto, una tecnologia rude e sofisticata, a dimostrare una credibilità inaccettabile.

Infatti noi non siamo ancora in grado di accettare Sterling. Teniamo le sue opere sugli scaffali minori, chè il suo racconto ci turba. Pure senza confonderlo con i mestieranti del genere, la sua scarsa notorietà ci conforta, consideriamo il suo fallimento come una speranza e torniamo giocosi a pubblicazioni più vili e retrograde.

Qui, l’esibizione è addirittura muscolare: la qualità dei dati raccolti è scintillante e totalmente innovativa. Questo libretto è la testimonianza perfetta della necessità di una letteratura consona ed opportuna, si trovi pure essa alla portata delle menti più solide soltanto, cosa che peraltro mi pare sia sempre stata. Un oggetto imprescindibile per chiunque professi una fede qualunque nell’esistenza umana.

Se ci fosse una storia dell’equivoco in letteratura, specie in quella destinata all’accademia e diffusa invece gratuitamente tra le menti semplici, dovremmo cominciare da qui.

Perchè ineccepibile è il procedere di quest’uomo, precisa e chiara è la sua investigazione, al limite di un mondo che pareva preparato e tale non era, non è ma sarà. Io provo ad immaginarmeli i lettori di quest’opera, in un XX secolo scosso e tremante, privo di una connessione perfino con sè stesso ed un qualunque principio.

Perchè Castaneda rappresenta una cosmogonia in sé, la sua è la descrizione completa e dettagliata di un universo possibile, che in quanto tale richiede fermezza e praticità, calma e conoscenza. Perchè a queste condizioni non è sufficiente una esperienza letteraria o accademica, soltanto una visione in cerca di comunità lo è.

E infatti Castaneda è stato scancellato, per i motivi più diversi, anzi un fantoccio smidollato è stato promosso al suo posto, a giustificare il misfatto, e reso in qualche modo risibile e trascurabile, in una cospirazione istruttiva ed esemplare. Perchè questo è il modo corretto di procedere, nel massacro di un’enunciazione: non perseguitarla ma spubblicarla, toglierle la credibilità minandone l’integrità.

Questo particolare lavoro chiude la prima fase del resoconto fenomenologico ed antropologico vero e proprio, preziosissimo esempio assimilabile al mirabile lavoro di Margaret Mead o Gregory Bateson, e lascia spazio ad una seconda fase di narrazione più intima e ugualmente luminosa, gustosa per quanto niente affatto romanzata, utilissima nella propria chiarezza.

Poi, dopo sette libri di cui questo è il terzo, un altro Carlos ha preso il posto del primo. In una operazione editoriale forse senza precedenti la confusione è stata generata da dentro, ad imbrogliare le regole del diritto d’autore e di lettore, inventando una personalità tremante e disillusa, illimitatamente inferiore negli esiti.