Diogene Malamati

Gennaio 31, 2009

Je Est Un Autre

Archiviato in: lettere — by diogene malamati @ 7:29 am


La nostra vita si svolge in uno spazio tra i tempi, in uno spazio tra gli spazi. Non possiede corrispondenze, coordinate, non ha un proprio modo comunicativo. Ogni direzione intellettuale è assente, ogni pulsione fisica è incompresa, ogni emozione scivola, in questo spazio.

La tua vita non è adatta, non possiede i mezzi, per dare luogo a questo spazio. Ogni lingua da te usata ogni giorno è insufficiente, ogni gesto inadeguato, ogni sentimento inappropriato. Non sai dire cosa vuoi, non puoi dire ciò che devi. Non con la lingua che hai usato ogni giorno della tua vita.

La mia vita è un modo di dire. Una lunga preparazione mai conclusa. Ho i mezzi per tessere una tela, non per costruire una casa. Ho dimestichezza con i sogni, non con il cemento armato. Guardo i fili stendersi, nella luce del mattino, e guardo alle mutazioni della luce. Quanto basta appena per vederti.

Solo il Nostro Amore può bastare. La sua scintillante occupazione di ogni visione di cui siamo capaci. La sua immensa capacità di diffondersi, di venir condiviso. Solo il Nostro Amore può difenderci, dagli oltraggi che le nostre vite hanno accumulato.

Il Nostro Amore contiene il germe di ogni vita futura. Di ogni possibile esistenza sensata e praticabile. Qualunque ipotesi lo prescinda è una ipotesi senza vita. Indimostrabile e priva di luce, di energia, di calore. Non abbiamo più nessun’altra vita.

Siamo insieme di fronte ad una scelta lacerante: Onorare i nostri impegni con le persone che abbiamo amato, continuare a servirle. Oppure accettare che la Nostra Nuova Vita ha una Realtà. Che esiste negli atti, oltre che nei sogni. Affrontare questa scelta è ciò che ci tocca, ora.

Tanto da farci sprofondare in un pozza oscura, o tanto da lanciarci in un cielo immenso, in cui le luci non hanno più ombre. Siamo così tanto toccati da non capire più nulla, da non essere nemmeno in grado di dire una parola. Possiamo ascoltare, la musica emergerà.

Dicembre 6, 2008

Bird and Beckett

Archiviato in: lettere — by diogene malamati @ 8:00 am

Today I am older than Simon Jeffes.

E’ una tragedia che gli Israeliani – un popolo che dovrebbe comprendere, meglio di quasi chiunque altro gli orrori dell’oppressione – agiscano ora come oppressori. Come il grande scrittore ebreo Primo Levi fece notare una volta “Tutti hanno i loro Ebrei, e per Israele sono i Palestinesi”. Creando una versione medio orientale del ghetto di Varsavia stanno ricapitolando la loro storia come se l’avessero dimenticata. Tentando di rappresentare una equivalenza tra i Palestinesi – con i loro razzi fatti a amano e gli adolescenti che lanciano pietre – e sè stessi – con una delle più sofisticate macchine militari del mondo – sacrificano l’intera loro credibilità.

Gli Israeliani sono un popolo dotato e pieno di risorse che merita pienamente il diritto di vivere in pace, ma che sembra intenzionato a sprecare ogni possibilità che ciò accada. E’ difficile evitare la conclusione che questo conflitto serva gli scopi politici ed economici di Israele talmente bene da fornire loro ogni interesse a mantenerlo. Finchè ci sono combattimenti possono continuare a costruire istallazioni illegali. Finchè ci sono combattimenti possono continuare a ricevere grosse quantità di aiuti militari dagli Stati Uniti. E finchè ci sono combattimenti possono evitare di guardare candidamente a sè stessi ed alla spietatezza in cui stanno cadendo.

Gaza è ora un’esperimento di provocazione. Costringi un milione e mezzo di persone, soffoca il loro accesso all’acqua, all’elettricità, al cibo ed ai medicinali, distruggi il loro ambiente, umiliali regolarmente…e, sorpresa, sorpresa – diventano ostili. Ora, perchè si dovrebbe fare questo esperimento?

Perchè l’ostilità che provochi è l’intero punto. Ora ’sotto attacco’ ti puoi porre come vittima, e far uscire gli elicotteri armati e i caccia strategici F16 e i carri pesanti e i missili guidati, e distruggere ancora altri dei patetici resti di infrastrutture che sono rimaste allo stato Palestinese. E lo puoi indicare come un caso senza speranza, incapace di autogovernarsi, uno stato terrorista, uno stato con il quale non puoi in nessun modo raggiungere un accordo.

E allora puoi continuare coi tuoi soliti affari, rubando silenziosamente la loro patria.

BE

Novembre 8, 2008

The Ultimate Answer

Archiviato in: lettere — by diogene malamati @ 7:50 am



La mia casa è un clima, una condizione magnetica degli elementi. Il gelo è condizione primaria, unico conforto e prima motivazione. Secondo è il vento, specialmente espresso in refoli, senza continuità brutale ma come una continua rimembranza. La pioggia è eventuale, quanto il sole, e l’ombra è un lusso, creativo.

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