
Quando Leo Fender progettò la sua nuova chitarra, nel 1953, l’esperienza della Broadcaster prima e della Telecaster poi erano lontane dall’essere stabilizzate. Certo, le chitarre uscite dall’edificio tra Santa Fe e Pomona Avenue a Fullerton cominciavano a farsi notare nel circondario, in mano a cantanti country e blues, ma ciò che premeva a Leo erano le obiezioni.
La posizione della cinghia, per esempio, che per alcuni era un po’ arretrata nell’attacco superiore. Leo voleva una maggiore versatilità timbrica e immaginò che il terzo pick up aggiunto fra i due fosse una buona idea. L’innovazione principale, in effetti, consisteva della smussatura per l’avambraccio, che facilitava l’appoggio del polso.
Leo decise che una paletta più grande avrebbe contenuto l’eventuale torsione del manico nel tempo. Consegnò il prototipo a Bill Carson che cominciò a usarla anche sul palco. Leo considerava utile solo l’utilizzo delle sue chitarre con i propri amplificatori, insieme che progettava in effetti come un solo strumento. Ci mise un po’ lui stesso a trovare la giusta combinazione.
Il decollo avvenne quando le chitarre cominciarono ad apparire nel giro grosso, a causa della fantastica immagine che portavano. Finì che, oltre a Ritchie Valens che ne portava una sulla coperta del suo primo disco, Buddy Holly apparve da Ed Sullivan nel tardo 1957. Divenne in breve un’icona del rock’roll ancora innocente, ancora più della ES295 di Scotty Moore.
Il suono di quei primi strumenti, inevitabilmente scavati a mano da umili tavole di legno non ancora preziose, assemblati e misurati con l’ingenuità dei tempi, stava tutto in una speciale risonanza che dallo strumento si trasmetteva al corpo e di rimando alla giusta pressione delle mani, del consapevole rilascio.
Ricercate ed amatissime, le soavi chitarrine procurano ancora gioia ai fortunati possessori, passate via via attraverso mani competenti che ne hanno smussato ogni asperità, aggiungendo lustro alle migliori e scartando quelle meno riuscite, che inevitabilmente sono raccolte dai collezionisti privi di un vero e proprio senso musicale.



