Diogene Malamati

Febbraio 14, 2009

The Importance of Some Stratocaster

Archiviato in: Isolazionismo — by diogene malamati @ 12:38 pm

fullerton54

Quando Leo Fender progettò la sua nuova chitarra, nel 1953, l’esperienza della Broadcaster prima e della Telecaster poi erano lontane dall’essere stabilizzate. Certo, le chitarre uscite dall’edificio tra Santa Fe e Pomona Avenue a Fullerton cominciavano a farsi notare nel circondario, in mano a cantanti country e blues, ma ciò che premeva a Leo erano le obiezioni.

La posizione della cinghia, per esempio, che per alcuni era un po’ arretrata nell’attacco superiore. Leo voleva una maggiore versatilità timbrica e immaginò che il terzo pick up aggiunto fra i due fosse una buona idea. L’innovazione principale, in effetti, consisteva della smussatura per l’avambraccio, che facilitava l’appoggio del polso.

Leo decise che una paletta più grande avrebbe contenuto l’eventuale torsione del manico nel tempo. Consegnò il prototipo a Bill Carson che cominciò a usarla anche sul palco. Leo considerava utile solo l’utilizzo delle sue chitarre con i propri amplificatori, insieme che progettava in effetti come un solo strumento. Ci mise un po’ lui stesso a trovare la giusta combinazione.

Il decollo avvenne quando le chitarre cominciarono ad apparire nel giro grosso, a causa della fantastica immagine che portavano. Finì che, oltre a Ritchie Valens che ne portava una sulla coperta del suo primo disco, Buddy Holly apparve da Ed Sullivan nel tardo 1957. Divenne in breve un’icona del rock’roll ancora innocente, ancora più della ES295 di Scotty Moore.

Il suono di quei primi strumenti, inevitabilmente scavati a mano da umili tavole di legno non ancora preziose, assemblati e misurati con l’ingenuità dei tempi, stava tutto in una speciale risonanza che dallo strumento si trasmetteva al corpo e di rimando alla giusta pressione delle mani, del consapevole rilascio.

Ricercate ed amatissime, le soavi chitarrine procurano ancora gioia ai fortunati possessori, passate via via attraverso mani competenti che ne hanno smussato ogni asperità, aggiungendo lustro alle migliori e scartando quelle meno riuscite, che inevitabilmente sono raccolte dai collezionisti privi di un vero e proprio senso musicale.

Aprile 6, 2008

Feeling Exhausted

Archiviato in: Cinismo — by diogene malamati @ 5:28 am


Il linguaggio della poesia per esempio: con la sua precisione clinica a rappresentare un immagine elusiva ed aleatoria. E’ un linguaggio adatto ad uscire dal tempo, a parlare delle cose come stanno, mutevoli ed inconoscibili. Il senso dell’esistenza immateriale pretende questo linguaggio.

Una esistenza ideale E’ un’esistenza pratica. Le idee sono semi che si trovano ovunque: la vita pratica è quella attraverso la quale si assiste alla fioritura di semi informi ed in apparenza irrilevanti, oltre che alla scomparsa di bellissimi semi pieni di promesse e curiosità.

La sperimentazione vitale, fuori dalle leggi e dalle norme di qualunque fisica, ha una forte componente pratica e realista, cioè magica. Ogni esistenza godibile, anche ammesso che possiamo considerare altrui una qualunque esistenza, è del tutto sperimentale, empirica, fuori dal tempo.

Ci sono oggetti di assoluta rilevanza che non sono visibili da un qualunque punto di vista situato nel tempo. La nostra esistenza fuori dal tempo non è comunicabile, se siamo privi dell’esperienza o della memoria della stessa. Ogni comunicazione, infatti, implica un accordo sui modi.

Marzo 29, 2008

Exactly to the Point

Archiviato in: Isolazionismo — by diogene malamati @ 8:11 am

 

La precisione, sia essa maggiormente puntualità o esattezza, è lo strumento per portare chiarezza nel mondo. La naturale confusione dell’incolto, che deliziosamente riempie lo spazio pre umano, in una vaghezza creativa che potrebbe essere goduta molto di più, non è adatta alla comunicazione, essa deve essere contenuta, raccolta, spiegata.

Nella grammatica della precisione i termini essenziali sono: puntualità, la capacità di stare sul punto di attenzione convenzionale, senza distrazioni o divagazioni, ed esattezza: la capacità di restare attenti all’essenza in oggetto, senza complicazioni o generalizzazioni. Ciascuno dei due termini deve essere protetto da abusi e deformazioni.

La precisione non è solo rigore, neppure è il desiderio di corrispondere alle aspettative altrui. La precisione di cui abbiamo bisogno è quella che ci permette di centrare un bersaglio invisibile, di cui spesso nemmeno conoscevamo l’esistenza: di cui scopriamo la bellezza solo dopo averla centrata. Il nostro carattere autentico è reso tale da precisione e rapidità.

Nella precisione si mira all’ordine attraverso la disciplina, per questo si fa spesso confusione con una qualche sorta di nazismo psicopatologico. Nella realtà, l’unica disciplina è l’autodisciplina, l’unica autorevolezza è data dall’ordine e dalla pulizia mentale, frutto di tale autodisciplina. La precisione e la rapidità ne sono l’aspetto estrinseco: l’immagine percepibile con i sensi.

L’associazione di questi termini con una specialissima visione etica e politica è la trappola in cui si cade. La disciplina imposta e la soggezione ad una autorità stabilita non sono che trappole per menti prede della vacuità e forse della vanità. La precisione, come ci ha insegnato Calvino, serve a trattare la vaghezza, il vero oggetto della nostra osservazione.

Pagina Successiva »

Supportato da WordPress.com