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Il linguaggio della poesia per esempio: con la sua precisione clinica a rappresentare un immagine elusiva ed aleatoria. E’ un linguaggio adatto ad uscire dal tempo, a parlare delle cose come stanno, mutevoli ed inconoscibili. Il senso dell’esistenza immateriale pretende questo linguaggio.

Una esistenza ideale E’ un’esistenza pratica. Le idee sono semi che si trovano ovunque: la vita pratica è quella attraverso la quale si assiste alla fioritura di semi informi ed in apparenza irrilevanti, oltre che alla scomparsa di bellissimi semi pieni di promesse e curiosità.

La sperimentazione vitale, fuori dalle leggi e dalle norme di qualunque fisica, ha una forte componente pratica e realista, cioè magica. Ogni esistenza godibile, anche ammesso che possiamo considerare altrui una qualunque esistenza, è del tutto sperimentale, empirica, fuori dal tempo.

Ci sono oggetti di assoluta rilevanza che non sono visibili da un qualunque punto di vista situato nel tempo. La nostra esistenza fuori dal tempo non è comunicabile, se siamo privi dell’esperienza o della memoria della stessa. Ogni comunicazione, infatti, implica un accordo sui modi.

 

La precisione, sia essa maggiormente puntualità o esattezza, è lo strumento per portare chiarezza nel mondo. La naturale confusione dell’incolto, che deliziosamente riempie lo spazio pre umano, in una vaghezza creativa che potrebbe essere goduta molto di più, non è adatta alla comunicazione, essa deve essere contenuta, raccolta, spiegata.

Nella grammatica della precisione i termini essenziali sono: puntualità, la capacità di stare sul punto di attenzione convenzionale, senza distrazioni o divagazioni, ed esattezza: la capacità di restare attenti all’essenza in oggetto, senza complicazioni o generalizzazioni. Ciascuno dei due termini deve essere protetto da abusi e deformazioni.

La precisione non è solo rigore, neppure è il desiderio di corrispondere alle aspettative altrui. La precisione di cui abbiamo bisogno è quella che ci permette di centrare un bersaglio invisibile, di cui spesso nemmeno conoscevamo l’esistenza: di cui scopriamo la bellezza solo dopo averla centrata. Il nostro carattere autentico è reso tale da precisione e rapidità.

Nella precisione si mira all’ordine attraverso la disciplina, per questo si fa spesso confusione con una qualche sorta di nazismo psicopatologico. Nella realtà, l’unica disciplina è l’autodisciplina, l’unica autorevolezza è data dall’ordine e dalla pulizia mentale, frutto di tale autodisciplina. La precisione e la rapidità ne sono l’aspetto estrinseco: l’immagine percepibile con i sensi.

L’associazione di questi termini con una specialissima visione etica e politica è la trappola in cui si cade. La disciplina imposta e la soggezione ad una autorità stabilita non sono che trappole per menti prede della vacuità e forse della vanità. La precisione, come ci ha insegnato Calvino, serve a trattare la vaghezza, il vero oggetto della nostra osservazione.

It is not possible to ask for forgiveness where we are not ourselves prepared to grant forgiving: if we do not allow of forgiving for others, we do not permit forgiving for ourselves.
RF


La precisione che mi interessa è la precisione della danza. Nella formidabile richiesta di attenzione che la danza impone ciò che conta è l’esattezza del passo, che deve essere condiviso con l’altro, che in qualche modo cessa di essere tale una volta raggiunta questa esattezza. Nella danza la comunità d’intento e la identità nello spazio permettono una nuova forma di vita.

La precisione che mi interessa è quella del Jazz, in cui la materia è completamente sfuggente, eterea, effimera. Nell’Hard bop per esempio, in una dimensione assolutamente virtuosa di complessità e velocità, è la precisione che fa la differenza, in una disciplina della focalizzazione tecnica imprescindibile, a costruire una struttura di percezione completamente innovativa.

La precisione che mi interessa è quella del linguaggio giuridico, utile quando il giudizio deve essere esercitato. In un processo correttamente condotto le ragioni apparentemente inconciliabili vengono ridotte, attraverso una sofisticata e raffinata pratica, ad essere risolte, come in un accordo che completa la sequenza armonica naturale, nell’unica maniera che permette al processo di continuare a svolgersi.

Four great challenges for anyone who aspires to personal freedom:

money, sex, negativity & the use of time.
RF

Una attitudine contemplativa trova enorme sollievo nella visione del mare. La assoluta vaghezza dell’esistente trova nel riflesso e nel moto delle onde motivo di rilassamento, dolcezza, pace. Coloro che al mare hanno accesso godono maggiormente della bellezza e della ricchezza del pianeta, dell’architettura naturale.

Una attitudine comunicativa ci porta inevitabilmente a misurarci con un linguaggio che è piuttosto insufficiente, incompleto, inadatto. L’esperienza umana è comunicabile paradossalmente solo tra chi la possiede. Possiamo misurare, paragonare e parlare solo di quello che già abbiamo in comune. Possiamo insegnare solo quello che l’altro già sa.

Nella comunicazione della nostra esperienza del vago è necessaria una chiarezza straordinaria. La più piccola delle imprecisioni linguistiche, unita alla tendenza ad associare i termini come ci pare, che abitualmente usiamo, ci porta lontano fuori strada. La convenzione di vocabolario, che è solo il primo passo, è seguita dalla precisione dei termini.

And then, of course, the thematic concentration also destilles all emotions into a single, all-encompassing mood of solitude and isolation. As the temperature drops, the senses switch to a dormant mode, in which all outward movement is substituted by the slow charging of chemical impulses in the brain. The eyes close and pictures float by like yellowed photographs drifting on a sea of blackness. Strong images in a musical world of loneliness.

Tobias Fischer

La durata di una vita umana è limitata. Molti dei nostri congegni di percezione e definizione del mondo sarebbero adatti ad una vita umana di tre o quattrocento anni, ma una esistenza umana ha termini minori. Non possiamo, nè vogliamo, allungare i termini della normale esistenza umana.

Pure, in una esistenza umana di normale durata c’è tempo per molte cose: per la folle corsa dei bambini, per l’eccitazione creativa dei giovani, per il lavoro diretto e organizzato dell’adulto consapevole, per la meditazione contemplativa di un uomo maturo. Nella percezione comune le cose sono più mescolate e confuse, naturalmente.

Quando parlo dei termini dell’esistenza umana percepita come tale, parlo di memoria. Se siamo quel che ricordiamo è perchè è la nostra struttura di memoria che ce lo impone, se la nostra struttura di memoria è debole e difettosa è perchè il nostro modo percettivo lo è, perchè la nostra attenzione è fragile e discontinua.

Certo, il mondo è ciò che crediamo sia, non può essere il mondo il nostro metro di giudizio. Ciò che chiamo mondo è un modo di fare le cose, oppure un modo di sentirle, comunque un modo speciale di comprendere la realtà. Per una vita umana completa, non solo conclusa o finita, abbiamo bisogno di principi universali, di visioni nel tempo e di una incessante pratica.

Each pattern describes a problem which occurs over and over again in our environment, and then describes the core of the solution to that problem, in such a way that you can use this solution a million times over, without ever doing it the same way twice.

Christopher Alexander

I modelli che assumiamo come parti del nostro linguaggio, che è il nostro modo percettivo prima che espressivo, sono le parti che costituiscono il nostro mondo. Il nostro modello del mondo, costruito con l’intelligenza come con l’esperienza, è il luogo che abitiamo. Il quale in realtà è molto limitato e circoscritto.

Se nella nostra personale condotta etica ci sono elementi universali, la nostra esistenza esemplare rimane, in effetti, tutta nei gesti che compiamo ogni giorno. Partiamo da una condotta stilistica ideale, la calibriamo e la misuriamo continuamente sulle nostre abilità, sulla nostra capacità di attenzione e volizione.

Dalla nostra esperienza del mondo, e dall’intelligenza con i nostri simili, traiamo questi nostri modelli. Il dolore che proviamo proviene tutto dalla mancata coincidenza tra il modello ideale e quello pratico, il giudizio percepito serve a ricordare la struttura del modello ideale, il giudizio espresso è un tentativo di modificare questo modello.

Il nostro modello pratico, frequentato ed affinato ogni giorno, è il nostro esercizio di esistenza. Esso ha caratteristiche etiche, estetiche, si svolge in una continua ridefinizione nel tempo, la sua natura è la nostra natura, anche quando chiamiamo natura l’insieme delle nostre abitudini.