Diogene Malamati

Aprile 25, 2008

You’ve Heard Right

Archiviato in: dark, internet — by diogene malamati @ 12:55 pm


Non c’è una lingua per dire la verità, non una per descrivere le cose come stanno. Esporre ciò che vediamo è possibile solo attraverso una risonanza comune cui dobbiamo partecipare non solo come ascoltatori, ma come casse acustiche, a riprodurre il suono udito.

Non vale la pena di vivere a lungo senza aver onorato la vita, senza aver reso omaggio alla gloria ed alla bellezza dell’esistenza umana. Ma nulla di tutto questo può davvero essere raccontato: il nostro modo di vivere è solo un esempio per chi lo può intendere, non un racconto romantico.

Non c’è ragione per la moralità, essa è il prodotto di ciò che siamo capaci di vedere, di ciò che abbiamo intuito sia lo scopo della vita, e del senso profondo di tutte le cose come una sola. L’organismo risuonante dell’intera umanità è un solo uomo, nessuno di noi è un altro.

Siamo quello che siamo in grado di intendere, ciò che siamo capaci di ascoltare. Ogni pensiero è un’onda che riceviamo, con una purezza maggiore o minore a seconda del nostro stato interiore, e comunicabile solo a chi abbia lo stesso grado di purezza.

Con il duro lavoro possiamo riconquistare l’innocenza.

Marzo 30, 2008

Truth or Consequences

Archiviato in: internet, light — by diogene malamati @ 5:04 pm

 

Ozioso ogni ragionamento sull’importanza dello scrivere. Scrivere è importante ai fini della realtà: non si tratta solo dell’effetto della realtà sulla scrittura, ma viceversa dell’effetto della scrittura sulla realtà. L’osservazione di un fenomeno, visivo, acustico o altrimenti sentimentale, ne determina la realtà. La descrizione scritta, ai fini della nostra vita pratica, molto di più.

Ozioso ogni encomio alla concretezza dell’azione quotidiana. L’azione concreta non è interessante soltanto alla luce del risultato, ma nella pulizia del processo stesso, nella splendente cura che un processo umano per definizione contiene. Nella realtà, probabilmente, non c’è nessuna azione concreta: piuttosto qualcuno che scrive una canzone, qualcuno che la canta, qualcuno che la balla.

Delizioso viceversa l’encomio della disposizione oziosa, precedente come l’aurora a qualunque processo illuminato. Illuminante la nostra contemplazione nel buio della notte, intensa perchè tolta al sonno, goduta perché ci viene richiesta un’attenzione speciale, consapevole e dolcemente sofferta.

Non c’è verità nella scrittura. Essa si realizza, acquista splendore e naturalezza solo quando viene letta, in un corrispondenza interattiva di espressione e percezione perpetua, l’una a nutrire l’altra, l’una a godere dell’altra. Tra scrittore e lettore, molto più che tra scrittore e oggetto, c’è una relazione d’amore che si consuma in una dimensione silenziosa.

Marzo 19, 2008

A Vertical One

Archiviato in: internet — by diogene malamati @ 7:26 pm
 

Questo gioco della comunicazione a fini di elezione, che a me pare il più perverso di tutti, non è altro che una importante messa in scena finalizzata alla vendita. Troppo facile, e piuttosto stupido, considerarsi indifferenti. Impensabile, e piuttosto triste, farsi coinvolgere.

La meditazione ideologica è interessante. La pratica di attraversamento, di visita del mondo, spesso, consiste proprio di questo. L’esposizione ad una idea, attraverso una elaborazione personale di qualità, che conduca ad una esperienza piena, conclusa, completa.

Condizione perchè questa meditazione sia utile è che essa sia qualificata, cioè pregna di qualità, impegno, intelligenza. La passione filosofica, e quindi linguistica, politica, pratica è un tratto fondamentale dell’uomo sociale, che si riunisce in comitato per popolare il mondo.

La democrazia consiste di una continua meditazione comune, della messa insieme di visioni ideologiche differenti, ai fini di una lungimirante utilizzazione degli organismi sociali, di cui siamo contemporaneamente costruttori ed abitatori. L’esercizio democratico è, pure, molto impegnativo.

Alla base dell’esercizio democratico c’è il senso del servizio: ci mettiamo al servizio della struttura che ci ha permesso di elaborare la nostra visione ideale, ci mettiamo al servizio della struttura che crediamo ci permetta di praticarla. Ci mettiamo al servizio di maestri, più esperti ed intelligenti di noi, e di una società, che ci permette di imparare da loro.

Differente la struttura gerarchica, differente l’esercizio del procurarsi un potere personale, speciale, arbitrario. E’ differente il gioco perverso in cui viene eletto al potere colui che ha organizzato una migliore tattica di offesa, colui che non intende servire, ma servirsi.

Ci sono fondamentalmente due paradigmi ideologici davanti a noi: quello per cui il maggior benessere spetta a colui che si sa distinguere, emergere in senso gerarchico, e quello per cui il proprio bene personale è il bene di tutti, in una comunità che si identifica con i propri leader.

Ciascuno degli schieramenti che incontro per la strada sostiene ambedue i paradigmi, in un esercizio di buona fede che non ha limiti in quanto a produzione di danni. Il mondo che si prestano a governare nemmeno esiste più, il loro è una specie di viaggio nostalgico insieme ai propri elettori. Di cui non posso in nessun modo farmi parte.

Pagina Successiva »

Supportato da WordPress.com