Diogene Malamati

Aprile 26, 2008

My Secret Blue

Archiviato in: found, secrets — by diogene malamati @ 11:47 am


Passo oltre il muretto, qualche pietra si muove mentre appoggio la mano più forte del necessario. Guardo la macchia, insolita ed attraente, passerei volentieri l’estate qui. Il mare non è lontano, la casa non si vede dalla strada a causa degli alberi: i dintorni sono pulitissimi, curati e ordinati. Nessuno abita qui.

Il vuoto di coscienza sociale, sospesa per un momento in un normalissimo stato di vacanza, potrebbe generare una migliore consapevolezza, quando non rivoltare l’intera nostra percezione del mondo, evitando di trattenersi in una indulgente apologia dell’evoluzione tecnica. Potremmo immaginare un luogo in cui sospendere le nostre convenzioni.

In qualche specie di psichedelia presocratica potremmo ritrovarci all’erta, anzichè tesi ad una giustificazione dei nostri errori. Si tratterebbe di cambiare menù, di aprirsi ad un vino differente, di dormire con la testa rivolta al centro del mondo. Di cedere alla tentazione di considerare le contraddizioni come opportunità. E di lasciar andare davvero il fiato.

Forse siamo solo portati a conservare, ma non c’è forma vitale che possa essere conservata: significa soltanto sospendere il flusso vitale, in cerca di chissà quale energia non rinnovabile. Vero che abbiamo bisogno di energia, altrettanto vero che è proprio questa che cediamo in cambio di protezione, e di chissà quale sicurezza.

Marzo 15, 2008

An Economic Myth

Archiviato in: found — by diogene malamati @ 6:32 am
 

E’ probabile che l’incosapevolezza diffusa riguardo la cultura, l’insieme di tecniche adatte a trasformare quello che abbiamo in un maggiore disponibilità di mezzi, sia dovuta alla facilità che conosciamo per sprecare tutto quel poco che guadagniamo con il nostro lavoro.

Altrettanto probabile, non saprei spiegarmelo altrimenti, è che la confusione di fronte all’utilità della speculazione filosofica sia dovuta all’inconsapevolezza diffusa per cui non esiste una vita pratica, che non sia soltanto l’attualizzazione di un modello di pensiero che abbiamo elaborato e che chiamiamo personalità.

Naturalmente qualunque “fatto” possiamo considerare essenziale per la nostra vita esso dipende intieramente dalla nostra struttura gestionale ed amministrativa. Ogni “fatto” cosiddetto oggettivo che adoperiamo per spiegare il mondo a noi stessi è una visione che abbiamo strutturato in modo filosofico, grazie agli strumenti fornitici dalla nostra azione culturale che ci procura un senso economico dell’esistenza.

Abbiamo ciascuno un’esperienza culturale di maggiore o minore qualità, dovuta essenzialmente all’intensità del nostro impegno date le condizioni ambientali che ci troviamo ad abitare, di conseguenza abbiamo ciascuno un paradigma filosofico che usiamo nel percepire qualunque oggetto, da cui emerge il nostro senso economico della vita.

Si tratta quindi di una evoluzione del nostro patrimonio materiale, percettivo, etico infine, il quale, essendo lo scopo elementare della nostra esistenza, non può che muoversi, verso l’impoverimento nel caso non si lavori per l’arricchimento. Abbiamo tutti una cultura, quindi un paradigma filosofico, quindi un senso economico. Quella che cambia è la qualità.

Gennaio 2, 2008

Knowledge Comes but Wisdom Lingers

Archiviato in: found — by diogene malamati @ 7:07 am

Nel segreto c’è un contenuto da preservare; la comunicazione invece mira al dissolvimento di tutti i contenuti. Mario Perniola 2004
 

Ogni tentazione esegetica, anche quella maggiormente dotata di buona fede, impoverisce il testo. L’impulso a spiegarsi, a rendersi comprensibili anche ai meno impegnati, ha spesso un costo piuttosto alto. Non tanto perchè la diluizione renda meno percepibile la direzione, ma perchè la rende meno memorabile.

Sapere è rilevante. Anche la più sprezzabile delle erudizioni è strumento di comprensione, di pace, di verità. La lettura dei testi portanti, l’assunzione della virtù lessicale, non garantisce affatto l’illuminazione poetica ma, certo, la rende possibile. Ogni lettura parziale del mondo rende l’esistenza del conflitto perpetuabile.

La saggezza è sapere, anche se non viceversa. Dobbiamo comprendere che non c’è evoluzione senza assunzione della virtù, che non c’è società che non debba evolvere. Stima e rispetto non sono sufficienti a riunirci e rendere comune il nostro patrimonio, occorre saper leggere, scrivere e far di conto.

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