Diogene Malamati

Aprile 30, 2009

Out of Nothing

Archiviato in: dark — by diogene malamati @ 6:42 am

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La casa sull’isola è piccola e vagamente decaduta, una casa di contadini con pretese artistiche, oppure di artisti con pretese colturali, non so. Ma lo spazio che viene occupato ha un qualcosa di trascendentale, quasi arcadico. E’ l’aria della laguna, oltre all’orizzonte esteso, la quale permette a luci atmosferiche inaudite di avvicendarsi.

I nostri ospiti sono loquacità e discrezione insieme, la cena intrigante, il vino scorre con piacevolezza. Ci sentiamo trattati bene, per quanto qualcosa nell’insieme non riesce a quadrare. La presenza di Lucio, antico maestro, è lieve e dispersa. Forse lui non avrebbe potuto prevedere questo piccolo mondo affidato ad una cura minore della sua e di Clementina.

Mi vieni in mente mentre il padrone di casa racconta le sue storie. Mi vieni vicino mentre legge di lingue antiche, e suoni profondamente familiari, come in un volo estatico, come in una transe inspiegabile. La tua presenza è differente, e mi rifugio in te. Se pure la nostra vita è un sogno, carico di immaginazioni, di proiezioni e di allusioni, mai più dirò che è solo un sogno.

Febbraio 28, 2009

Protetto: In the Meantime

Archiviato in: dancing, dark — by diogene malamati @ 1:39 pm

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Aprile 27, 2008

Where Would You Hide?

Archiviato in: dark, fast — by diogene malamati @ 12:50 pm


Nella costruzione del luogo in cui risiediamo nessuna legge è stata infranta. Ogni singolo anfratto ci corrisponde, e contiene la memoria di ciò che abbiamo detto. Meglio raccogliere ogni luce a cui ci troviamo ad avere accesso, per depositarla nell’angolo della casa che intendiamo usare quando perdiamo l’orientamento.

Ogni confessione uno sgravio, ogni sguardo fermo su noi stessi una liberazione. Non c’è crimine che emerga dalla gioia: ogni abuso deriva dalla mancanza, di gioia come di direzione. La leggerezza che ci occorre per respirare un’aria migliore sta in ciò che lasciamo andare, non in ciò che conquistiamo. Non so nient’altro.

Infero è lo stato della mente rifugiata dalle responsabilità come dalle opportunità. Malevolo è l’indirizzo di una definizione a chi ci fa da specchio, e tale sarà il giudizio che tentiamo di sfuggire. L’equivoco su quello che siamo ci porta nemmeno tanto lentamente all’esclusione, proprio ciò di cui siamo responsabili nei confronti di un altro.

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