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Nella costruzione del luogo in cui risiediamo nessuna legge è stata infranta. Ogni singolo anfratto ci corrisponde, e contiene la memoria di ciò che abbiamo detto. Meglio raccogliere ogni luce a cui ci troviamo ad avere accesso, per depositarla nell’angolo della casa che intendiamo usare quando perdiamo l’orientamento.

Ogni confessione uno sgravio, ogni sguardo fermo su noi stessi una liberazione. Non c’è crimine che emerga dalla gioia: ogni abuso deriva dalla mancanza, di gioia come di direzione. La leggerezza che ci occorre per respirare un’aria migliore sta in ciò che lasciamo andare, non in ciò che conquistiamo. Non so nient’altro.

Infero è lo stato della mente rifugiata dalle responsabilità come dalle opportunità. Malevolo è l’indirizzo di una definizione a chi ci fa da specchio, e tale sarà il giudizio che tentiamo di sfuggire. L’equivoco su quello che siamo ci porta nemmeno tanto lentamente all’esclusione, proprio ciò di cui siamo responsabili nei confronti di un altro.



Non c’è una lingua per dire la verità, non una per descrivere le cose come stanno. Esporre ciò che vediamo è possibile solo attraverso una risonanza comune cui dobbiamo partecipare non solo come ascoltatori, ma come casse acustiche, a riprodurre il suono udito.

Non vale la pena di vivere a lungo senza aver onorato la vita, senza aver reso omaggio alla gloria ed alla bellezza dell’esistenza umana. Ma nulla di tutto questo può davvero essere raccontato: il nostro modo di vivere è solo un esempio per chi lo può intendere, non un racconto romantico.

Non c’è ragione per la moralità, essa è il prodotto di ciò che siamo capaci di vedere, di ciò che abbiamo intuito sia lo scopo della vita, e del senso profondo di tutte le cose come una sola. L’organismo risuonante dell’intera umanità è un solo uomo, nessuno di noi è un altro.

Siamo quello che siamo in grado di intendere, ciò che siamo capaci di ascoltare. Ogni pensiero è un’onda che riceviamo, con una purezza maggiore o minore a seconda del nostro stato interiore, e comunicabile solo a chi abbia lo stesso grado di purezza.

Con il duro lavoro possiamo riconquistare l’innocenza.



Ho in effetti passato molte vite in mezzo a minoranze oggetto di ostilità. Ne ho patito le sofferenze, compreso le recriminazioni e pure ho compatito le tragedie dei persecutori, compreso intimamente l’inseparabilità delle parti. Non sono solo le vittime a diventare persecutori, ma anche viceversa.

Osservando i miei vicini non vedo comportamenti naturali, certo non spesso. Le elementari ed irrisorie indicazioni di Freud spesso sono sufficienti, nella loro totale incapacità di penetrare la natura, a spiegare comportamenti culturalmente miseri, paradigmi ideologici infantili e frammentati, ed ogni impulso criminale.

Gli appartenenti al genere umano, coloro che ne possiedono tratti e fattezze, sono determinati dalla capacità di vedere (o dalla sua mancanza). L’errore più comunemente commesso è tutto nell’incapacità di fare i conti con la propria reale convenienza. Immagino ci sia una convenienza immediata, subito esigibile, ma nel medio e lungo periodo le cose sono differenti.

Se usiamo i due principii guida a proposito del rispondere alla necessità e fermarsi alla sufficienza, non per questo siamo penalizzati nella nostra convenienza, anche personale. Io non riesco a vedere la frattura: se è vero che tutto deve essere pagato da qualcuno, io credo che ogni crimine, ma anche ogni semplice errore, venga sempre pagato da chi lo commette.

It is not possible to ask for forgiveness where we are not ourselves prepared to grant forgiving: if we do not allow of forgiving for others, we do not permit forgiving for ourselves.
RF


La precisione che mi interessa è la precisione della danza. Nella formidabile richiesta di attenzione che la danza impone ciò che conta è l’esattezza del passo, che deve essere condiviso con l’altro, che in qualche modo cessa di essere tale una volta raggiunta questa esattezza. Nella danza la comunità d’intento e la identità nello spazio permettono una nuova forma di vita.

La precisione che mi interessa è quella del Jazz, in cui la materia è completamente sfuggente, eterea, effimera. Nell’Hard bop per esempio, in una dimensione assolutamente virtuosa di complessità e velocità, è la precisione che fa la differenza, in una disciplina della focalizzazione tecnica imprescindibile, a costruire una struttura di percezione completamente innovativa.

La precisione che mi interessa è quella del linguaggio giuridico, utile quando il giudizio deve essere esercitato. In un processo correttamente condotto le ragioni apparentemente inconciliabili vengono ridotte, attraverso una sofisticata e raffinata pratica, ad essere risolte, come in un accordo che completa la sequenza armonica naturale, nell’unica maniera che permette al processo di continuare a svolgersi.

Before entering upon this portion of my narrative, it may be as well, for the information of those readers who have paid little attention to the progress of discovery in these regions, to give some brief account of the very few attempts at reaching the southern pole which have hitherto been made.
e.a.poe


La disposizione di un artista, sia esso impegnato nella definizione di un mondo immaginario, nel miglioramento della tecnica di rappresentazione, o nella grammatica stessa dei mezzi di produzione, è tutta nella pratica di sostituzione di elementi desueti con altri più adatti.

L’innovazione reale consiste della messa in atto di un gioco di realizzazione inedito. Non è sufficiente, per quanto funzionale, un metodo nuovo di realizzazione di ciò che già è stato fatto, nella perpetuazione, per esempio, di un sistema di percezione del valore della vita che è in effetti arbitrario.

Abbiamo bisogno di silenzio, di spazio e di tranquillità per mettere a fuoco la straordinaria possibilità che abbiamo: vedere la realtà che si spiega davanti a noi. Tale realtà, che naturalmente non contiene un qualunque sistema di valori ma viene letta attraverso di essi, è mutevole.

Nuovo non significa più alto o più profondo, nuovo non è una categoria di giudizio. Nuovo significa adatto alla particolare configurazione in cui ci troviamo, comprensibile appunto solo con i mezzi adatti. Abbiamo bisogno di una griglia interpretativa efficiente, efficace, mobile ed intelligente.

La nostra individuale partecipazione al gioco del mondo, regolata su una comprensione maggiore o minore delle norme che ne regolano l’esistenza, dipende interamente ed unicamente dalla nostra coscienza. Non credo affatto all’esistenza di un organismo di valori che abbiano oggettiva validità. Nemmeno se morali o ipocriticamente etici.

La nostra partecipazione al gioco implica la consapevolezza dell’esistenza di un terreno di gioco, dalla nostra esperienza riguardo alla popolazione del terreno, dalla nostra intelligenza riguardo a vocabolari, segnali, linguaggi e paradigmi. Che molte cose possono essere, ma non sono affatto scontate. Essa, la partecipazione, implica anche un certo gusto comune.

Mi trovo a misurare la consistenza del mondo che attraverso in modi usuali: attribuisco a segni e indicazioni un carattere più o meno universale, regolo il mio percorso sull’agio che il processo mi procura, sul senso domestico che provo mentre uso gli strumenti che trovo, sul colore ed il calore che caratterizzano i suoni che odo. Sul gusto del cibo.

Jon Krakauer si affanna un bel po’ per affermare che Chris McCandless non si era allontanato dal mondo per rifiutarlo, bensì per abbracciarlo nella sua intierezza, Sean Penn e pure Eddie Vedder rimarcano la stessa cosa, con un notevolissimo impegno poetico e pratico. La sfortunata storia di questo ragazzo mi ha preso per l’intera settimana.