Mi chiedo quale sia il peso della responsabilità personale nella percezione attuale. La domanda è complessa e articolata, ma potrebbe ottenere uno slittamento della visione a parziale risposta: mi chiederei quale sia il peso della responsabilità altrui nella percezione personale.
Molte teorie della percezione indiretta sono abbastanza correttamente esposte: il gioco della illusione a spiegare per esempio lo stato di delusione, l’architettura della metafora a spiegare l’incomunicabilità del percepito, l’intera storia della poesia a sostenere l’allusione.
La nostra capacità di stare al passo con il percepito è subordinata alla qualità della percezione. Se intuiamo l’esistenza di un mondo superiore a quello che siamo capaci di abitare il primo passo per uno slittamento percettivo è già compiuto. Occorre stabilire come raggiungere questo livello ulteriore.
La pratica di un qualunque mondo, a causa del potere mai sopravvalutato dell’abitudine, finisce per rendere quel mondo l’unico reale. La pratica dello slittamento fra un mondo e l’altro rompe la consistenza percettiva, ed infine frantuma le abitudini. Chi può sopravvivere può aspirare al paradiso.




