
Non è una questione etica, ma di etichetta.
Non è una questione d’uso, ma di costumi.
Ti spiego: srotolo davanti ai tuoi occhi un enigma ben posto. Tento di definire il nome di quella qualità da cui ogni traccia del nostro amore deriva. Tento di disporre in buon ordine ogni punto del percorso che stiamo ripercorrendo, niente affatto in cerca di sollievo da una preoccupazione, ma piuttosto in difesa di un gesto pulito.
Guarda per esempio l’indecisione. Questo stato di giudizio sospeso che intendo sempre sopportare, in una allusione continua a possibilità ideali cui intendo fornire luogo. Questo sottile dolore che deriva da una sofferenza, da un attrito che riguarda ambedue le nostre esistenze, apparentemente inscindibili, eppure a parte.
Ti supplico: disponi, con ordine decente, ogni cosa che sai. Guarda il semplice percorso di ogni moto, osserva attentamente il ripetersi di curve ed involuzioni. Non per terapia, ma per semplice consapevolezza guarda le traiettorie. Come vogliamo chiamare altrimenti le soste volitive, i patetici entusiasmi?
When you bossa nova
There´s no holding
Would you have me dancing
Out of nowhere
Bryan Ferry

Non c’è nulla come questa sensazione di tristezza impotente che mi hai sempre ispirato. Niente che così tanto possa toccare il mio cuore, svelarmi a me stesso, confondermi e commuovermi: tu hai accesso a quel che sono veramente, come nessun altro ha mai avuto.
Perchè sono sempre stato un ragazzo triste e desolato, illimitatamente solo e povero. Questo è quanto avrei dovuto affrontare davanti alla tua porta, in quel giorno di luglio. A questo ho voltato le spalle, da questo me ne sono andato. Da quel che sono veramente.
Il vento che viene da ponente qui non lo conosciamo. E’ un vento sottile, senza importanza ai fini della pesca, o delle previsioni del tempo. Trascuriamo la sua esistenza a favore di certo scirocco, delle specialissime tramontane che alludono a uomini veri, uomini di mare che non temono l’ignoto.
E pure, a quel vento, che si insinua nella mia anima più autentica in questi giorni, avrei dovuto badare io. Chè non è questa la mia casa. Chè avevo braccia e corpi callosi sufficienti a mutare pelle, fegato, polmoni in qualcosa degno di te. Avrei dovuto badare a questa ansa di silenzio che si trova nel nostro cuore.
Ora il tuo Amore è tornato a coprire ogni angolo della mia esistenza, dissipata in rivoli disconnessi di attenzione sprezzante. A curarsi delle pieghe più segrete del mio essere accurato, delle occulte risorse poetiche che possiedo, facendole brillare, e risplendere.
Beauté des femmes, leur faiblesse, et ces mains pâles
Qui font souvent le bien et peuvent tout le mal,
Et ces yeux, où plus rien ne reste d’animal
Que juste assez pour dire : “assez” aux fureurs mâles!
Paul Verlaine

E’ una deliziosa sensazione, questo piccolo astice che mi è stato sacrificato. Ho in mente una sola cosa, mentre osservo i passanti sul porto, così privi di assortimento. E’ una stagione piena di calma, piena di cure per l’orticultura: la scienza della attenzione prolungata, dalla quale fiori nuovissimi emergono.
E’ una sensazione dimenticata, quella che emerge dall’attesa di te, in quest’ansa universale, stesa sul golfo più bello che c’è. Ti aspetto, senza permettermi di aspettare nulla. Osservo il tempo, che non ci ha risparmiato. E, d’improvviso, la nostra bambina attraversa la scena, la bambina che abbiamo liberato.
Non c’è spazio, nei nostri sogni, per la ruvida praticità. Mi metto da parte, e mi lascio scivolare nella più pura delle intuizioni lucide: amo solo te. Nessun’altra si è curata della mia inclinazione allo scivolare. Tu hai preso in mano ogni antenna retrattile, ogni organo di percezione. Tu sola hai compreso l’apprensione.