La rete di coincidenze che chiamiamo realtà è costituita da una tessitura mobile, instabile e mutevole. Anche i materiali sono transgenici e caratterizzati da una motilità interna, che nulla aggiunge in termini di sicurezza e garanzia: le nostre speciali ossessioni. Gli amministratori ci promettono quasi soltanto sicurezza, la cosa meno probabile dell’universo, per conquistare il nostro consenso.
I dispositivi di rinforzo della nostra rete: famiglia, occupazione e proprietà privata, sono in dissoluzione davanti agli occhi di tutti, eppure promesse di tutela, completamente campate in aria, sono l’oggetto dell’azione di propaganda di ogni parte. In una difesa pseudointegralista di questi valori si cela ogni abdicazione di responsabilità, ogni legittimazione speculativa. Senza rinforzi, intanto, la rete cede.
Da parte mia non c’è nessun timore per questa cedevolezza, che considero naturale ed accettabilissima. La tragedia sta tutta nella percezione comune, che i miei vicini hanno, e nella agghiacciante condizione emotiva in cui questi precipitano. La fede che abbiamo in una qualunque interpretazione della realtà deve necessariamente, comunque, venir messa a dura prova e resistere tanto quanto è solida.
Come la nostra mente si comporti, di fronte alla cessazione della fede, è un oggetto importante della mia osservazione. Credo che la consapevolezza del nostro stato attuale sia una priorità, anche più di ogni senso funzionale alla visione positiva di per sè, ad ogni costo. Credo che il miglior punto di partenza sia quello in cui siamo, eccetto che può darsi che non lo conosciamo.



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