Diogene Malamati

Marzo 31, 2008

The Way We Were

Archiviato in: aspire, dancing — by diogene malamati @ 6:06 am

Quel che maggiormente desideriamo è prevedere il futuro. Usciamo con una certa ansia ogni mattina per sapere se avevamo ragione, se i fatti ci hanno dato ragione. Incontriamo persone che conosciamo e pure la loro vita ha preso una direzione che avevamo previsto. Sapevamo già che quel che doveva succedere era inevitabile. In quale altro modo sarebbe potuta andare?

Ciò di cui abbiamo più paura è prevedere il futuro. Una capacità che emerge, lucida, dal nostro modo di vedere le cose come stanno. Ciò che temiamo di più è che ciò che vediamo, quel che comprendiamo senza poterlo accettare, non si posi soltanto nella nostra esperienza, ma possa, attraverso il più naturale dei processi, raggiungere la nostra consapevolezza, depositarsi nella nostra memoria.

Ciò che vogliamo è che la storia si ripeta, precisamente ed incessantemente, com’è accaduta nel nostro ricordo. Vogliamo la gioia della nostra prima automobile, della nostra prima casa, vogliamo che quella gioia si ripeta. Speriamo nella ripresa dei consumi, nella ripresa del nostro potere d’acquisto di un benessere che da solo basta a sostenerci. Vogliamo più diritti, e meno tasse.

Quello di cui abbiamo bisogno è di una completa intelligenza con i nostri simili, abbiamo bisogno della messa in comune di un patrimonio di conoscenza che è fonte di gioia, abbiamo bisogno di compassione, di pietas. Quello di cui abbiamo bisogno è una esperienza adattabile, che comprenda principi utilizzabili e visioni traferibili: abbiamo bisogno di comunione, ed è la nostra sola speranza.

Marzo 30, 2008

Truth or Consequences

Archiviato in: internet, light — by diogene malamati @ 5:04 pm

 

Ozioso ogni ragionamento sull’importanza dello scrivere. Scrivere è importante ai fini della realtà: non si tratta solo dell’effetto della realtà sulla scrittura, ma viceversa dell’effetto della scrittura sulla realtà. L’osservazione di un fenomeno, visivo, acustico o altrimenti sentimentale, ne determina la realtà. La descrizione scritta, ai fini della nostra vita pratica, molto di più.

Ozioso ogni encomio alla concretezza dell’azione quotidiana. L’azione concreta non è interessante soltanto alla luce del risultato, ma nella pulizia del processo stesso, nella splendente cura che un processo umano per definizione contiene. Nella realtà, probabilmente, non c’è nessuna azione concreta: piuttosto qualcuno che scrive una canzone, qualcuno che la canta, qualcuno che la balla.

Delizioso viceversa l’encomio della disposizione oziosa, precedente come l’aurora a qualunque processo illuminato. Illuminante la nostra contemplazione nel buio della notte, intensa perchè tolta al sonno, goduta perché ci viene richiesta un’attenzione speciale, consapevole e dolcemente sofferta.

Non c’è verità nella scrittura. Essa si realizza, acquista splendore e naturalezza solo quando viene letta, in un corrispondenza interattiva di espressione e percezione perpetua, l’una a nutrire l’altra, l’una a godere dell’altra. Tra scrittore e lettore, molto più che tra scrittore e oggetto, c’è una relazione d’amore che si consuma in una dimensione silenziosa.

Marzo 29, 2008

Exactly to the Point

Archiviato in: Isolazionismo — by diogene malamati @ 8:11 am

 

La precisione, sia essa maggiormente puntualità o esattezza, è lo strumento per portare chiarezza nel mondo. La naturale confusione dell’incolto, che deliziosamente riempie lo spazio pre umano, in una vaghezza creativa che potrebbe essere goduta molto di più, non è adatta alla comunicazione, essa deve essere contenuta, raccolta, spiegata.

Nella grammatica della precisione i termini essenziali sono: puntualità, la capacità di stare sul punto di attenzione convenzionale, senza distrazioni o divagazioni, ed esattezza: la capacità di restare attenti all’essenza in oggetto, senza complicazioni o generalizzazioni. Ciascuno dei due termini deve essere protetto da abusi e deformazioni.

La precisione non è solo rigore, neppure è il desiderio di corrispondere alle aspettative altrui. La precisione di cui abbiamo bisogno è quella che ci permette di centrare un bersaglio invisibile, di cui spesso nemmeno conoscevamo l’esistenza: di cui scopriamo la bellezza solo dopo averla centrata. Il nostro carattere autentico è reso tale da precisione e rapidità.

Nella precisione si mira all’ordine attraverso la disciplina, per questo si fa spesso confusione con una qualche sorta di nazismo psicopatologico. Nella realtà, l’unica disciplina è l’autodisciplina, l’unica autorevolezza è data dall’ordine e dalla pulizia mentale, frutto di tale autodisciplina. La precisione e la rapidità ne sono l’aspetto estrinseco: l’immagine percepibile con i sensi.

L’associazione di questi termini con una specialissima visione etica e politica è la trappola in cui si cade. La disciplina imposta e la soggezione ad una autorità stabilita non sono che trappole per menti prede della vacuità e forse della vanità. La precisione, come ci ha insegnato Calvino, serve a trattare la vaghezza, il vero oggetto della nostra osservazione.

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