Archiviazioni mensili: Marzo 2008

Quel che maggiormente desideriamo è prevedere il futuro. Usciamo con una certa ansia ogni mattina per sapere se avevamo ragione, se i fatti ci hanno dato ragione. Incontriamo persone che conosciamo e pure la loro vita ha preso una direzione che avevamo previsto. Sapevamo già che quel che doveva succedere era inevitabile. In quale altro modo sarebbe potuta andare?

Ciò di cui abbiamo più paura è prevedere il futuro. Una capacità che emerge, lucida, dal nostro modo di vedere le cose come stanno. Ciò che temiamo di più è che ciò che vediamo, quel che comprendiamo senza poterlo accettare, non si posi soltanto nella nostra esperienza, ma possa, attraverso il più naturale dei processi, raggiungere la nostra consapevolezza, depositarsi nella nostra memoria.

Ciò che vogliamo è che la storia si ripeta, precisamente ed incessantemente, com’è accaduta nel nostro ricordo. Vogliamo la gioia della nostra prima automobile, della nostra prima casa, vogliamo che quella gioia si ripeta. Speriamo nella ripresa dei consumi, nella ripresa del nostro potere d’acquisto di un benessere che da solo basta a sostenerci. Vogliamo più diritti, e meno tasse.

Quello di cui abbiamo bisogno è di una completa intelligenza con i nostri simili, abbiamo bisogno della messa in comune di un patrimonio di conoscenza che è fonte di gioia, abbiamo bisogno di compassione, di pietas. Quello di cui abbiamo bisogno è una esperienza adattabile, che comprenda principi utilizzabili e visioni traferibili: abbiamo bisogno di comunione, ed è la nostra sola speranza.

 

Ozioso ogni ragionamento sull’importanza dello scrivere. Scrivere è importante ai fini della realtà: non si tratta solo dell’effetto della realtà sulla scrittura, ma viceversa dell’effetto della scrittura sulla realtà. L’osservazione di un fenomeno, visivo, acustico o altrimenti sentimentale, ne determina la realtà. La descrizione scritta, ai fini della nostra vita pratica, molto di più.

Ozioso ogni encomio alla concretezza dell’azione quotidiana. L’azione concreta non è interessante soltanto alla luce del risultato, ma nella pulizia del processo stesso, nella splendente cura che un processo umano per definizione contiene. Nella realtà, probabilmente, non c’è nessuna azione concreta: piuttosto qualcuno che scrive una canzone, qualcuno che la canta, qualcuno che la balla.

Delizioso viceversa l’encomio della disposizione oziosa, precedente come l’aurora a qualunque processo illuminato. Illuminante la nostra contemplazione nel buio della notte, intensa perchè tolta al sonno, goduta perché ci viene richiesta un’attenzione speciale, consapevole e dolcemente sofferta.

Non c’è verità nella scrittura. Essa si realizza, acquista splendore e naturalezza solo quando viene letta, in un corrispondenza interattiva di espressione e percezione perpetua, l’una a nutrire l’altra, l’una a godere dell’altra. Tra scrittore e lettore, molto più che tra scrittore e oggetto, c’è una relazione d’amore che si consuma in una dimensione silenziosa.

 

La precisione, sia essa maggiormente puntualità o esattezza, è lo strumento per portare chiarezza nel mondo. La naturale confusione dell’incolto, che deliziosamente riempie lo spazio pre umano, in una vaghezza creativa che potrebbe essere goduta molto di più, non è adatta alla comunicazione, essa deve essere contenuta, raccolta, spiegata.

Nella grammatica della precisione i termini essenziali sono: puntualità, la capacità di stare sul punto di attenzione convenzionale, senza distrazioni o divagazioni, ed esattezza: la capacità di restare attenti all’essenza in oggetto, senza complicazioni o generalizzazioni. Ciascuno dei due termini deve essere protetto da abusi e deformazioni.

La precisione non è solo rigore, neppure è il desiderio di corrispondere alle aspettative altrui. La precisione di cui abbiamo bisogno è quella che ci permette di centrare un bersaglio invisibile, di cui spesso nemmeno conoscevamo l’esistenza: di cui scopriamo la bellezza solo dopo averla centrata. Il nostro carattere autentico è reso tale da precisione e rapidità.

Nella precisione si mira all’ordine attraverso la disciplina, per questo si fa spesso confusione con una qualche sorta di nazismo psicopatologico. Nella realtà, l’unica disciplina è l’autodisciplina, l’unica autorevolezza è data dall’ordine e dalla pulizia mentale, frutto di tale autodisciplina. La precisione e la rapidità ne sono l’aspetto estrinseco: l’immagine percepibile con i sensi.

L’associazione di questi termini con una specialissima visione etica e politica è la trappola in cui si cade. La disciplina imposta e la soggezione ad una autorità stabilita non sono che trappole per menti prede della vacuità e forse della vanità. La precisione, come ci ha insegnato Calvino, serve a trattare la vaghezza, il vero oggetto della nostra osservazione.

It is not possible to ask for forgiveness where we are not ourselves prepared to grant forgiving: if we do not allow of forgiving for others, we do not permit forgiving for ourselves.
RF


La precisione che mi interessa è la precisione della danza. Nella formidabile richiesta di attenzione che la danza impone ciò che conta è l’esattezza del passo, che deve essere condiviso con l’altro, che in qualche modo cessa di essere tale una volta raggiunta questa esattezza. Nella danza la comunità d’intento e la identità nello spazio permettono una nuova forma di vita.

La precisione che mi interessa è quella del Jazz, in cui la materia è completamente sfuggente, eterea, effimera. Nell’Hard bop per esempio, in una dimensione assolutamente virtuosa di complessità e velocità, è la precisione che fa la differenza, in una disciplina della focalizzazione tecnica imprescindibile, a costruire una struttura di percezione completamente innovativa.

La precisione che mi interessa è quella del linguaggio giuridico, utile quando il giudizio deve essere esercitato. In un processo correttamente condotto le ragioni apparentemente inconciliabili vengono ridotte, attraverso una sofisticata e raffinata pratica, ad essere risolte, come in un accordo che completa la sequenza armonica naturale, nell’unica maniera che permette al processo di continuare a svolgersi.

Four great challenges for anyone who aspires to personal freedom:

money, sex, negativity & the use of time.
RF

Una attitudine contemplativa trova enorme sollievo nella visione del mare. La assoluta vaghezza dell’esistente trova nel riflesso e nel moto delle onde motivo di rilassamento, dolcezza, pace. Coloro che al mare hanno accesso godono maggiormente della bellezza e della ricchezza del pianeta, dell’architettura naturale.

Una attitudine comunicativa ci porta inevitabilmente a misurarci con un linguaggio che è piuttosto insufficiente, incompleto, inadatto. L’esperienza umana è comunicabile paradossalmente solo tra chi la possiede. Possiamo misurare, paragonare e parlare solo di quello che già abbiamo in comune. Possiamo insegnare solo quello che l’altro già sa.

Nella comunicazione della nostra esperienza del vago è necessaria una chiarezza straordinaria. La più piccola delle imprecisioni linguistiche, unita alla tendenza ad associare i termini come ci pare, che abitualmente usiamo, ci porta lontano fuori strada. La convenzione di vocabolario, che è solo il primo passo, è seguita dalla precisione dei termini.

Before entering upon this portion of my narrative, it may be as well, for the information of those readers who have paid little attention to the progress of discovery in these regions, to give some brief account of the very few attempts at reaching the southern pole which have hitherto been made.
e.a.poe


La disposizione di un artista, sia esso impegnato nella definizione di un mondo immaginario, nel miglioramento della tecnica di rappresentazione, o nella grammatica stessa dei mezzi di produzione, è tutta nella pratica di sostituzione di elementi desueti con altri più adatti.

L’innovazione reale consiste della messa in atto di un gioco di realizzazione inedito. Non è sufficiente, per quanto funzionale, un metodo nuovo di realizzazione di ciò che già è stato fatto, nella perpetuazione, per esempio, di un sistema di percezione del valore della vita che è in effetti arbitrario.

Abbiamo bisogno di silenzio, di spazio e di tranquillità per mettere a fuoco la straordinaria possibilità che abbiamo: vedere la realtà che si spiega davanti a noi. Tale realtà, che naturalmente non contiene un qualunque sistema di valori ma viene letta attraverso di essi, è mutevole.

Nuovo non significa più alto o più profondo, nuovo non è una categoria di giudizio. Nuovo significa adatto alla particolare configurazione in cui ci troviamo, comprensibile appunto solo con i mezzi adatti. Abbiamo bisogno di una griglia interpretativa efficiente, efficace, mobile ed intelligente.