Quel che maggiormente desideriamo è prevedere il futuro. Usciamo con una certa ansia ogni mattina per sapere se avevamo ragione, se i fatti ci hanno dato ragione. Incontriamo persone che conosciamo e pure la loro vita ha preso una direzione che avevamo previsto. Sapevamo già che quel che doveva succedere era inevitabile. In quale altro modo sarebbe potuta andare?
Ciò di cui abbiamo più paura è prevedere il futuro. Una capacità che emerge, lucida, dal nostro modo di vedere le cose come stanno. Ciò che temiamo di più è che ciò che vediamo, quel che comprendiamo senza poterlo accettare, non si posi soltanto nella nostra esperienza, ma possa, attraverso il più naturale dei processi, raggiungere la nostra consapevolezza, depositarsi nella nostra memoria.
Ciò che vogliamo è che la storia si ripeta, precisamente ed incessantemente, com’è accaduta nel nostro ricordo. Vogliamo la gioia della nostra prima automobile, della nostra prima casa, vogliamo che quella gioia si ripeta. Speriamo nella ripresa dei consumi, nella ripresa del nostro potere d’acquisto di un benessere che da solo basta a sostenerci. Vogliamo più diritti, e meno tasse.
Quello di cui abbiamo bisogno è di una completa intelligenza con i nostri simili, abbiamo bisogno della messa in comune di un patrimonio di conoscenza che è fonte di gioia, abbiamo bisogno di compassione, di pietas. Quello di cui abbiamo bisogno è una esperienza adattabile, che comprenda principi utilizzabili e visioni traferibili: abbiamo bisogno di comunione, ed è la nostra sola speranza.






