Archiviazioni mensili: Dicembre 2007

Non so come ve la caviate con la vostra speciale qualità di stupefazione, di recente io mi sveglio ogni giorno in un mondo diverso. Mi do un tono come se sapessi quel che succede, esco a procurarmi i beni di prima necessità e spesso ci riesco. Ho un buon rapporto con i fornitori, mi pare non notino nulla.

Le città mi sono di conforto, è più facile evitare di essere notati e se si usa l’accortezza di aprire le finestre la mattina presto ci si accorge che l’aria è pulita. La notte infatti è essenziale per la vità della città. La differenza è che non è lo stesso per gli umani. Tutti coloro che hanno scambiato la notte per elemento favorevole sanno di cosa parlo.

Non credo ci sia una creatività più potente di quella di chi desidera che il mondo finisca con sè. L’onda dei cattivi pensieri che si alza intorno alle otto di mattina, pur avendo la notevole discontinuità di cui parlo, ha una caratteristica fondamentale: definisce il mondo come mi trovo ad affrontarlo anch’io.

Non ho nessun interesse per il viaggio in sè, entro ed esco da campi magnetici differenti da centottant’anni ormai, ed è sempre uno shock. In compenso ci sono luoghi che riconosco più di quanto saprei dire, posti che chiamo casa facilmente.

All’incrocio di Bleeker e McDougal per esempio, in quella piccola palazzina che potete vedere dando le spalle al deli di Rashid. Sono tre piani ed in particolare amo passare la notte al terzo. Tutto quello che occorre per le mie necessità personali si trova nel raggio di due isolati.

Sul porto di Premuda, in cima alla ripida salita che porta al paese, si trova la casa nella quale preferirei morire. Vorrei che la mia ultima cena fosse composta dall’astice che Martin mi procura il giorno dopo che sono arrivato, anche in agosto. Magari una scarpena al forno, un po’ prima.

Sulla pendice dello Sciliar, a salire dalla parte di Fiè, si trova la mia capanna. Ci sono un po’ di libri là dentro, coperte e legna asciutta. Tutto il tchai di cui ho bisogno e la mia vecchia chitarra pure. Se passate di lì fermatevi a riposare (la salita è dura), sedetevi davanti alla porta, spero di essere dentro.

Five things I have learnt from self-observation:1. Relaxation is not accidental.2. I am not singular.3. The fundamental assumption, that I am a good person, has no basis in fact.4. What I am thinking affects my feeling & posture.5. I am lazy.RF

Ci sono alcune cose che ho compreso sulla vita della creatura che abito: Crede di essere un individuo e, per quanto non conosca la rabbia e l’invidia, indulge spesso nella vergogna e nella viltà. La sua capacità di rilassarsi è comunque evoluta.

Nella sua terza età, molto meno abbandonato e tradito di quanto creda, nuovi elementi si sono aggiunti alla sua scalcinata corte: guide e sorveglianti non gli sono mai mancati e bene ha fatto a liberarsene, almeno in alcuni casi.

Mi piace quello che gli piace, mi trovo bene con lui, vorrei solo che avesse modo di stare più spesso al sole, e che cercasse pesce migliore. Si da un certo daffare con il suo vino, questo gli ha permesso di prendere coscienza della mia esistenza.

Here in public we are left waving flags, blowing kisses & using a lot of words (often with syntactical errors) that point in an approximate direction; not quite a map, not yet the journey, and only a rough indication of where it all might lead. RF

Quel che tiene connesso il nostro essere essenziale, il nostro autentico io, con il mondo, è la nostra visione. Nella disposizione contemplativa il fare nulla non è dolcissimo, l’impegno a mantenere la visione è estenuante. Nel processo di mantenimento del presente, di riparazione del passato e di previsione del futuro tutte le nostre energie sono impegnate.

Il nostro sguardo è fermo sul contemporaneo, sempre in moto, mentre il nostro corpo vive in un passato impressionante, memorabile, drammatico. La nostra mente è sempre impegnata ad immaginare il prossimo passo, a disegnarlo un solo momento prima, a seguirlo senza controllarlo, dirigendolo secondo natura. Perchè operare imitando la natura è la nostra aspirazione.

Non c’è niente di naturale nell’imitare la natura nei suoi modi e nei suoi processi: saremmo invece portati a lasciarci trascinare dai moti di dissoluzione che la natura genera su di noi. Saremmo portati a scendere la corrente, mentre il nostro sguardo ci porta a risalirla. Soli, a seguire il moto inverso. Come la natura.

E quando il mio animo non chiede altro alimento e stimolo che la musica, so che va cercata nei cimiteri: i suonatori si nascondono nelle tombe ; da una fossa all’altra si rispondono trilli di flauti, accordi d’arpe. Certo anche a Ipazia verrà il giorno in cui il solo mio desiderio sarà partire. So che non dovrò scendere al porto ma salire sul pinnacolo più alto della rocca ed aspettare che una nave passi lassù. Ma passerà mai? Non c’è linguaggio senza inganno.

da: Le Città Invisibili di Italo Calvino

Perchè temere così tanto? E perchè stiamo guardando dalla parte sbagliata? Partire è soprattutto prendere una pausa dalle nostre ossessioni: sarebbe più decente far partire loro, convincerle ad occupare uno spazio più adatto, a lasciare in pace noialtri che non le amiamo più.

“Dio interamente si fece uomo, ma uomo fino all’infamia, uomo fino alla dannazione e all’abisso. Per salvarci avrebbe potuto essere Alessandro o Pitagora o Rurik o Gesù; scelse un destino infimo: fu Giuda”.

Tre versioni di Giuda J.L.Borges

Solo il tradimento è autentico disvelamento. La natura profonda degli eventi, così come degli esseri, aspetta di venir svelata, in un atto di purezza sacrificale, che viene a costarci tutto. Le doti affidateci dal consorzio umano solo in questa funzione sono utili: per essere bruciate

Rivelare è coprire nuovamente il segreto. L’azione metaforica è l’unica possibile, tutto il nostro agire è allusorio: è un muoversi in cerchio intorno all’oggetto del nostro amore, in un moto caritatevole e pietoso. Desideriamo condividere ogni nostra visione, sapendo bene che non è possibile. L’unica verità condivisibile è quella che tutti possediamo già.

Rischiamo invece di precipitare in un marasma mistificatorio, sia esso religioso, etico o morale. La costruzione di un ambiente di fantasia, privo cioè di qualunque connessione con la terra, è il pericolo più grande. Dopo ogni sessione immaginativa con i piedi ben piantati e la mente ferma invece, il mondo è cambiato.