
Non so come ve la caviate con la vostra speciale qualità di stupefazione, di recente io mi sveglio ogni giorno in un mondo diverso. Mi do un tono come se sapessi quel che succede, esco a procurarmi i beni di prima necessità e spesso ci riesco. Ho un buon rapporto con i fornitori, mi pare non notino nulla.
Le città mi sono di conforto, è più facile evitare di essere notati e se si usa l’accortezza di aprire le finestre la mattina presto ci si accorge che l’aria è pulita. La notte infatti è essenziale per la vità della città. La differenza è che non è lo stesso per gli umani. Tutti coloro che hanno scambiato la notte per elemento favorevole sanno di cosa parlo.
Non credo ci sia una creatività più potente di quella di chi desidera che il mondo finisca con sè. L’onda dei cattivi pensieri che si alza intorno alle otto di mattina, pur avendo la notevole discontinuità di cui parlo, ha una caratteristica fondamentale: definisce il mondo come mi trovo ad affrontarlo anch’io.

Non ho nessun interesse per il viaggio in sè, entro ed esco da campi magnetici differenti da centottant’anni ormai, ed è sempre uno shock. In compenso ci sono luoghi che riconosco più di quanto saprei dire, posti che chiamo casa facilmente.
All’incrocio di Bleeker e McDougal per esempio, in quella piccola palazzina che potete vedere dando le spalle al deli di Rashid. Sono tre piani ed in particolare amo passare la notte al terzo. Tutto quello che occorre per le mie necessità personali si trova nel raggio di due isolati.
Sul porto di Premuda, in cima alla ripida salita che porta al paese, si trova la casa nella quale preferirei morire. Vorrei che la mia ultima cena fosse composta dall’astice che Martin mi procura il giorno dopo che sono arrivato, anche in agosto. Magari una scarpena al forno, un po’ prima.
Sulla pendice dello Sciliar, a salire dalla parte di Fiè, si trova la mia capanna. Ci sono un po’ di libri là dentro, coperte e legna asciutta. Tutto il tchai di cui ho bisogno e la mia vecchia chitarra pure. Se passate di lì fermatevi a riposare (la salita è dura), sedetevi davanti alla porta, spero di essere dentro.
Five things I have learnt from self-observation:
1. Relaxation is not accidental.
2. I am not singular.
3. The fundamental assumption, that I am a good person, has no basis in fact.
4. What I am thinking affects my feeling & posture.
5. I am lazy.
RF
Ci sono alcune cose che ho compreso sulla vita della creatura che abito: Crede di essere un individuo e, per quanto non conosca la rabbia e l’invidia, indulge spesso nella vergogna e nella viltà. La sua capacità di rilassarsi è comunque evoluta.
Nella sua terza età, molto meno abbandonato e tradito di quanto creda, nuovi elementi si sono aggiunti alla sua scalcinata corte: guide e sorveglianti non gli sono mai mancati e bene ha fatto a liberarsene, almeno in alcuni casi.
Mi piace quello che gli piace, mi trovo bene con lui, vorrei solo che avesse modo di stare più spesso al sole, e che cercasse pesce migliore. Si da un certo daffare con il suo vino, questo gli ha permesso di prendere coscienza della mia esistenza.