Diogene Malamati

Novembre 30, 2007

An Opportunity, Missed

Archiviato in: dark — by diogene malamati @ 7:52 pm

Ci sono molti motivi per una comunicazione dolce, amabile, che miri al rafforzamento dei tratti comuni appunto, oltre al fatto che i nostri tratti comuni sono molti ed inevitabili. La naturale empatia fra appartenenti alla stessa specie, che aspirano alla stessa condizione, poi, rende il linguaggio possibile, plausibile infine.

Nella mia esperienza, oppure nella mia intelligenza limitata e limitante, però, non c’è un grande spazio per l’attuazione di una comunicazione finalizzata. Mi accorgo ancora di quanti dispositivi inficianti si trovino fra me e i miei vicini, che sono abituati al fatto che si voglia convincerli, o vendere loro qualcosa.

La comunicazione, che come più volte ho mostrato si riduce alla manipolazione della visione altrui a fini strumentali, oltre ad essere diventata accettabile in questa miserabile riduzione, non mi interessa affatto. Il fatto che io sia perfettamente consapevole della tecnica implicita in tali meccanismi non mi aiuta, nè mi libera.

Mi trovo da solo in una zona marginale in cui i meccanismi perversi ed inumani sono nitidi e conclusi, visibili per chi voglia vedere, stupefatto dall’accettabilità di questa condizione per me inaccettabile. Il mio più grande vantaggio, la venerazione per la condizione di solitudine, diviene ovviamente il mio più grande limite.

Novembre 29, 2007

A Rainbow, in a Curved Air

Archiviato in: lost — by diogene malamati @ 9:16 pm

La letteratura, l’arte dell’organizzazione delle parole ai fini della simulazione di un mondo, possiede strumenti di persuasione deliziosi. L’artificio scritto riesce spesso nel costruire una fragranza brillante di visioni promettenti, dense di pathos e significanza. Anche dove questa fallisce rimane sempre un qualche oggetto vibrante, luminoso.

Scrivere significa darsi la possibilità di limare, rifinire il frutto di una lunga meditazione che può essere sommato in poche righe, fluenti di capacità penetrativa. Ovvio che io ami la disposizione letteraria, soprattutto nel senso di missiva privata, riservata, capace di confidare nella buona fede e benevolenza del lettore.

Ogni letteratura, però, esige una cospirazione in codice. Ad ogni visione del mondo corrisponde un linguaggio, spesso esatto e preciso, a volte in divenire, carico di connessioni fragili e tensione erotica che mira alla costruzione di un nuovo spazio convenzionale.

Da qui ho potuto osservare con calma una miriade di cospirazioni speciali, riservate a speciali comunità che non hanno sempre una consapevolezza perfetta della propria condizione. Ciascuno, voglio dire, considera il proprio linguaggio quello più diffuso, cosi come considera il proprio mondo il più popolato dei mondi possibili. Grande cosa le convenzioni, per questo ce n’è così tante.

Novembre 28, 2007

Walking Alone, Prideless

Archiviato in: lost — by diogene malamati @ 7:28 pm

No spring nor summer Beauty hath such grace
As I have seen in one autumnall face.
Young beauties force our love, and that’s a rape,
This doth but counsel, yet you cannot ’scape.  John Donne

Davanti ad una immaginaria dichiarazione dei diritti dell’uomo, mi trovo, che non so che pesci pigliare. Io non ne vedo mica tanti di diritti: vedo opportunità straordinarie che non direi ci appartengano per diritto, vedo responsabilità straordinarie che non direi ci appartengono per dovere. Direi invece che il diritto alla vita, alla libertà ed alla ricerca della felicità sono falsi miti senza costrutto.

Io immagino si tratti di messe in scena per spiegare agli ingenui che appunto in queste condizioni si trovano: vivi, liberi e tesi alla felicità. La dimostrazione di queste condizioni risiederebbe dunque negli esempi opposti: miserabili parti dell’umanità che si trovano in condizioni di privazione di questi diritti: africani, asiatici, mediorientali, zingari. Gente svantaggiata.

Ormai sento più chiaramente la presenza degli alberi che degli esseri umani. Le persone che incontro, fuori dal mio terreno favorito, non aspirano all’umanità, credono ad una misteriosa condizione di privilegio e superiorità che li distinguerebbe. Non ho nessun interlocutore informato sugli atti. Nè le quercie nè le betulle comprendono la domanda.

Cammino circondato da piccole creature, personaggi di nature differenti che abitano l’interno della mia mente. Il signor Amaro-perchè-il mondo-non-ha riconosciuto-la-mia-grandezza, Il signor Il-tuo-errore-è-la-mia-occasione, il signor Vedrai-quando-avrò-il-potere, Il signor Umiliarti-mi-fa-sentire-meglio… immaginette di atteggiamenti, cattiverie, negatività, pensare il peggio degli altri, gelosie, amarezze, sgarbatezze e invocazioni di diritti dovuti solo perchè respiriamo.

Queste ed altre creature non sono solo immaginarie, non sono solo aspetti di una socialità malintesa: sono realtà, aspetti quotidiani che non ci curiamo di riconoscere o ammettere di possedere noi stessi. Se li conosciamo meglio, però, li possiamo mettere a posto e neutralizzare il loro effetto.

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