Archiviazioni mensili: Ottobre 2007

Perso l’equilibrio crolliamo a terra, molto meglio se avevamo i piedi ben piantati, ma forse invece eravamo sull’orlo di ignota oscurità. L’opportunità decisiva della perdita di ogni certezza contiene il germe di una salvezza autentica, pregna di una consapevolezza celeste; ogni ambiente che la favorisca è Sacro.

Pubblicare significa rendere noto: forse noi non desideriamo rendere note le nostre fragilità, forse si. L’esempio che diamo è l’unica forma di comunicazione autentica, gli orrori del pensiero positivo mietono più vittime dell’azione di marketing. La tecnica ingegneristica non è ideologia, e pure ogni ideologia è un inganno. Scrivere autenticamente significa esporre Gioia e Terrore, simultaneamente.

Non mi interessa il vero se non è autentico, la verità consiste di esattezza e precisione, inchiesta e fedeltà, e pure di tradimento ed abbandono. Le costruzioni algebriche, l’eredità di una sapienza antica, non possono essere manipolate, così come ogni altro linguaggio ordinato. I Sapienti portano nel mondo un ordine affusolato e rotante, impossibile da contenere.

La rigidità del pensiero è la causa di ogni retorica maligna. L’impegno a stabilire, a definire una verità ed una realtà finali è in sè azione maligna, fatta di inganno e menzogna. Chè l’autentico fluire vitale consiste solo di una mutevole forma adattabile e flessibile. Ogni certezza ed ogni sicurezza risiedono in un oscuro mondo rovesciato.

Nessuno deve far rumore nel segreto cuore.
Amo le apparenze del non essere naturale.

La caratteristica principale dell’organismo umano è che deve nutrirsi. L’impulso naturale ha le sue complicazioni in effetti, e siccome ci si trova ad essere guidati dalla gola, dalla avidità e dalla lussuria finiamo per distrarci da ciò che ci nutre per privilegiare ciò che ci eccita. Trascuriamo ciò di cui abbiamo bisogno per procurarci quello che desideriamo.

L’impulso innaturale alle delizie illecite è quanto di più comprensibile naturalmente, la complicazione sta nel fatto che tutto questo alla lunga ci uccide. Scopo della vita umana è perpetuarsi, questo significa molte cose ma non certo una rigida ripetitività; l’esercizio dell’intelligenza e dell’esperienza umana è di adattamento, di continua mutazione per adattarsi a diverse condizioni.

In qualche modo lo sviluppo umano è contronatura, ed è appassionante osservarne il dispiegarsi. La risalita della corrente che ogni ritorno a casa implica è il centro focale della vita che si compie, dalla mezza età alla fine. In questo processo la meditazione sulle avventure giovanili è deliziosa, e  rende le stesse finalmente comprensibili.

Ma se lo sviluppo umano è in qualche modo contro la volontà celeste, questo non significa che non debba essere perseguito con fermezza; ogni nuovo oggetto che la natura non comprenda può essere il centro di una nuova struttura vitale. Le forme che emergono dal lavoro umano, gli artefatti, non sono rappresentazioni della natura come sta ma come potrebbe essere, in una molto più bella ed importante imitazione dei modi della natura stessa.

“guardino, ma non vedano,
ascoltino, ma non intendano,
perché non si convertano
e venga loro perdonato”.
Matteo, 13, 10-17; Luca 8,9-10.

Ogni paradigma ideologico crede di essere assiomatico, illuminato, razionale. A me queste parole suscitano un nemmeno troppo sottile terrore. La ragione è quell’insieme dialettico che assumiamo come motivo di sopraffazione, un po’ come Gott Mit Uns oppure In God We Trust, siamo noi quelli che hanno ragione, chi non è con noi è pazzo, o comunque sottosviluppato.

La differenza fra un qualunque paradigma ideologico e l’unità sta tutta in un sentimento ed in una consapevolezza di quanto misera sia la nostra condizione. Di una popolazione terrestre che sta tutta sulla stessa barca è difficile parlare quando si considerino tali paradigmi. Le Tradizioni Autentiche mirano tutte alla difesa dell’organismo umano, delle sue gioie e dei suoi lamenti. Le ideologie badano invece ad escludere.

Ogni sistema ideologico che si riduca ad essere soltanto questo è un sistema fascista nel senso originale del termine: Chi non è con noi è contro di noi. Questo ci rende ciechi, sia allo svantaggio altrui che alla miseria del nostro privilegio. Ovvio che l’istanza etica, morale ed infine politica è tutta compresa nel definire quale sia lo scopo della vita umana sulla terra: quali le sue necessità e le sufficienze.

L’esercizio umano è tanto ideale quanto pratico. Ogni visione ideale va testata duramente, nel tempo e nello spazio, e scartata quando non funzionante. In una sorta di ingegneria della gnosi il coraggio di ammettere che la propria visione era abbagliata è condizione necessaria per lo sviluppo. Non è difficile, ed anzi sembrerà banale, a chiunque possieda un mestiere. Ma non è affatto facile incontrare una tale persona.

Lo spazio critico si restringe. L’omologazione e il consenso sono dappertutto (Paul Virilio)

Il nucleo essenziale di ogni individuo che aspiri all’umanità contiene una natura ed una cultura. La propria condizione naturale va ritmata sull’onda della terra, del sole e della luna, dell’acqua e del fuoco. La propria condizione culturale è contenuta nel linguaggio esteso, nella percezione e nell’espressione linguistica, epistemologica, metafisica. In un essere umano realizzato la separazione è poco visibile.

In una società organizzata sulla sopraffazione i termini sono invertiti. I codici convenzionali, sia semantici che politici, che sono trasmessi attraverso l’istruzione scolastica, hanno generato una società segreta, opaca, impenetrabile. Le corporazioni si occupano di tutelare ogni altro aspetto del sopruso, di renderlo socialmente accettabile, scusabile, ovvio. Come nel caso dell’individuo, anche per la società il problema è futuro.

Un essere umano squilibrato, come un mondo che non miri alla comprensione, è destinato a svanire, senza lasciare segno. L’estinzione dell’azione artistica, letteraria, dell’affermazione consapevole e fertile, l’intera costruzione poetica che ad una società può dare luogo, cessa di esistere. La scuola ed i luoghi di esercizio del mestiere, oltre che l’invenzione e l’imprenditoria, sono in pericolo. Nessuna società vive di finanza, il flusso nutriente è il cambiamento.

 

E’ difficile dire qualcosa che sia altrettanto buono del non dire niente (Ludwig Wittgenstein)

Il racconto, come molte altre volte, comincia in salita. Spinosa è la ricostruzione del ricordo, che inganna sè stesso per farsi coraggio, perchè ingannevole è la percezione di sè stessi immersi in un turbinio emotivo altrui. Ma sono già stato qui, e ciò che allora ho mancato forse si ripresenterà, in una forma più comprensibile, oppure sarò io ad essere più comprensivo. Il luogo è quasi una spiaggia, si sente il rumore del mare, l’odore delle ginestre. Piccole dune di sabbia che si mescolano ad una terra secca, arida, più avanti pure feconda, piena d’erba morbida e accogliente.

Il sentimento più chiaro è quello della tua vitalità, del senso profondo che i tuoi gesti contengono, anche e soprattutto se vogliamo fare l’amore, costruire qualcosa che conteniamo in potenza, e che stride per prendere forma, per entrare nella realtà, qualcosa di memorabile. Sono queste forme che la realtà assume quel che non riesco a ricordare, non certo i sentimenti che le informano, non certo i suoni, o i profumi che sono così poco manipolati. Sono il colore dei tuoi occhi, l’ampiezza del tuo corpo ancora troppo vestito, chè fa freddo ad aprile quando le nuvole coprono il sole.

Probabilmente la gioia sta tutta in questo contenuto in potenza, prima di ogni realizzazione, prima cioè di rendersene conto affatto. Così si svolge ogni adolescenza, tutta tesa sul candore di una innocenza che fatalmente va in frantumi, mentre la si affronta con scarsa consapevolezza e coscienza. Così ho profondamente amato il tuo passeggio sulla cresta delle dune, il moto agile e scattante mentre fingevi di sfuggirmi, pronta ad un abbraccio che era insieme complicità, sensualità, abbandono e tradimento.

Sento ancora il tuo amore, la tua attenzione e la tua cura, ma non sono sicuro di avere un ricordo. Tutto sembra presente, più che passato, e destinato ad una eternità speciale, privata quanto inafferrabile. Non so dire se tu ci sia o meno, non riesco a cogliere il tuo sentimento ora come allora, però la tua fragranza è chiara quanto il mare è scuro, vedo il disegno del tuo pelo elettrico, la tua carne che si separa ad accogliermi, riesco a provare lo sconcerto che immancabilmente l’odore del mare, del pesce fresco e dei tuoi segreti mi procura.

Il duro mondo avrà la mia stessa comprensione?
Io sento la verità; che il mondo faccia pure congetture.

Ogni virtualità è un’entelechia, essa considera il proprio scorrere come concluso in sè. La nostra facoltà immaginaria è sufficiente, se organizzata in buona fede, e non si occupa affatto della percezione altrui. Ma il pudore necessario per occultare la propria visione del mondo è cosa buona e giusta.

Considerare la sanità mentale come un baluardo da mantenere è pura follia. Una espressione nevrotica del proprio sentire indisciplinato, d’altra parte, non aiuta a porsi in equilibrio. Rimane il fatto che nella percezione dell’immaginario proprio e completo, abbiamo bisogno di un equilibrio che solo la pratica ci può fornire.

Esprimersi in pubblico insomma non aiuta a mantenere l’equilibrio mentale. L’espressione emotiva e personale, quando percepita in qualunque modo sballato altrui, diviene pivotale ai fini della manipolazione dell’espresso. Essa si fa oggetto privilegiato di malinteso e controproducente esercizio.

Apprendere il mestiere consiste del trovare un punto d’appoggio oggettivo ed una continuità. Il mestiere completo è riconoscibile all’interno di una comunità reale, organizzata in modi affidabili perchè ampiamente condivisi con autorevolezza pratica, duramente messa alla prova. Il gruppo ci sostiene quando l’equilibrio è perso.