Archiviazioni mensili: Agosto 2007

Lose something every day. Accept the fluster
of lost door keys, the hour badly spent.
The art of losing isn’t hard to master.

Non ho affatto lezioni da dare, solo qualche suggestione. Non ho soluzioni in formula, ho qualche indicazione. Ma lasciate andare quello di cui non riuscite più a godere, allentate la presa, accettate la dissoluzione. Quello di cui dobbiamo continuare ad occuparci sono gli oggetti che sono difficili da dimenticare, gli esseri che da noi non sono distinti. Non intendo il possesso, ma la profonda compassione.

La nostra è la civiltà dei vincitori. Stiamo perpetuando un’ideuzza riguardo la competizione sportiva, un’altra che considera l’esplorazione e la novità come elementi fondanti, appunto, la civiltà. La miseria e l’infelicità che queste balzane idee, che derivano da e generano una concezione dell’economia politica protezionistica e niente affatto liberale, sono sotto gli occhi di tutti. Ciascuno paga duramente le conseguenze di tale equivoco.

L’unica civiltà del futuro è una civiltà del gioco: una competenza slegata dalla competizione manipolata, una capacità di indagine che dell’esplorazione si serva, sono le sole da auspicare. Ed è una civiltà povera, per questo priva di miseria, una civiltà affamata, per questo entusiasta della vita. Una civiltà che nemmeno questo splendente pianeta ha ancora visto. Tutto ciò che ci occorre è vedere le cose come stanno davvero, direttamente.

A volte indulgo nei pensieri altrui. Come ad una canzone, il racconto di un dolore. Non mi fermo ad ascoltare gli atti della malvagità da cui ci lasciamo invadere, ascolto le note della cattività, della residenza coatta, degli arresti domiciliari. Pare che nessuno sappia misurare la propria pena, nè raccontarla.

Esco poco di casa, sono una persona anziana oramai. Attraverso viali densi di una solitudine forzata, intollerabile. Nemmeno sono esposto alla folla, ascolto piuttosto singole voci che mi fanno posare lo sguardo, a volte, su figure che alla voce somigliano poco, come certi costumi in  una rappresentazione arruffata.

L’illusione, imperdonabile, è di alleviare la pena, consolare l’afflizione. Non so comprendere la domanda, decifrare la lingua. Ogni allusione è per me confusa, ogni sospiro slegato dalla causa. Vengo così esposto ad una paura gelosamente protetta, platealmente giustificata, come un’incarnazione impersonale.

Nella mia città ci sono edifici costruiti con pietre permeabili alla paura. Si conservano così tremori le cui cause non hanno più nessun corpo, nessuna spiegazione. Antiche forma di tensione sentimentale si perpetuano come un’illimitata eco. Si conservano come se fossero desiderate.

La nostra educazione si è svolta in uno o nell’altro dei sistemi disponibili oggi, l’organizzazione statale nei diversi paesi impone una educazione civica, un metodo didattico, un approccio politico ed una consuetudine letteraria, scientifica, filosofica che sono relative al tempo ed al luogo, che vivono nei limiti dello stato sociale contemporaneo.

Pare che nessuno si preoccupi più di tanto dell’aspetto più buffo dei sistemi educativi eurocentrici, fondati sulla preparazione ad un mondo che non possiede nessuna coerenza interna, i cui metodi sociologici sono in realtà tesi ad una demografia burocratica che non intende affatto occuparsi delle reali esigenze umane.

Lasciarsi associare ad uno di questi mondi è una precisa assunzione di responsabilità politica, etica, religiosa. Credo che nessuno sia più autorizzato a considerare il proprio come l’unico mondo civilizzato e al passo con i tempi. L’idea di una storia giunta alla fine potrà essere superata soltanto nell’apertura a considerazioni provenienti da altri mondi, in altre lingue.

Attraverso una notte oscura mentre affronto la visione del prossimo passo. I compagni mi assistono a debita distanza, non sento affatto il rumore del loro movimento. La speranza ha la forma di un flusso silenzioso, inosservato, invisibile. Lo scopo non è prossimo, la sua forma è indistinta, fuoco e acqua insieme, mescolati in modo sconosciuto, almeno da me che sono rimasto solo.

Non si tratterà di un lungo viaggio, questa sola notte dovrebbe essere sufficiente, se fossi in grado di compiere ogni movimento con una certa precisione. Nemmeno mi sono chiesto perchè devo partire senza attendere la luce del giorno, non ho istruzioni, nè mappe. Il terreno è buio, mi limito a seguire il corso dell’acqua. Non ho bagaglio, neanche una borsa di documenti.

Cammino, senza rumore, su un terreno morbido, con poca vegetazione in effetti. L’aria è gelata, ma non ho freddo, i miei vestiti sono adatti a climi diversi, quelli che di recente ho attraversato ed osservato. Il villaggio è fuori dalla mia vista adesso, ed il terreno ha preso una maggiore inclinazione, rendendo faticoso il passo. Notte oscura dell’anima, ogni mio pensiero è rivolto al mio prossimo gesto.

L’educazione è l’impegno a dare il meglio. Ciascuno possiede doti abbastanza speciali da essere utili in una comunità d’intenti. Queste qualità devono essere portate alla luce, disciplinate, affinate e finalizzate. Non è affatto difficile definire di che genere di qualità una comunità abbia bisogno. Più difficile mettere in chiaro di chi sia la responsabilità di trovarle, metterle a fuoco e valorizzarle.

La scuola è una convenzione di mutuo soccorso, fondata sull’esercizio volontario, definita da una reciprocità di corrispondenza tra maestro e allievo, in cui è difficile stabilire chi abbia maggiormente bisogno di cosa. A scuola ciascuno porta quello che sa, che vede, mentre lo vede. Il progresso scolastico è fatto dalla connessione della visione individuale con una più larga, sperimentale e in atto.

Una società qualificata, una che sia in contatto con la speranza, è una società competente. L’organismo di una società competente è adatto all’apprendimento, la sua intelligenza si distingue per fermezza e rapidità. Non è affatto necessario esaminare società utopiche. La caduta di una società intelligente è dovuta alla consapevolezza del termine del suo mandato.

Fra le altre cose una società intelligente, oltre a dotarsi di modi di mantenimento deve anche procurarsi modi di evoluzione, chè le condizioni mutano, è necessario adattarsi a condizioni differenti senza per questo perdere consistenza ed integrità. Un uomo consistente ed integro ha meno necessità di altri di appartenere ad una società. Di solito è la società che invoca la sua assistenza.

Non saremo mai capaci di tenere ferma l’acqua, il denaro, il flusso informativo che pervade l’universo. Non c’è affatto una possibilità reale di tenere in ordine il mondo che desideriamo. La nostra disposizione culturale, che impone una definizione categorica, che procede per analisi e sintesi, funziona solo dal sorgere del sole fino al suo tramontare. Non trova un vero spazio nella memoria.

Abbiamo a disposizione una rete sensitiva fondata sull’intuizione. La nostra condizione ottimale, se ci consideriamo un sistema consistente adatto alla percezione, è fluida. La differenza fra mente categorica e mente intuitiva sta tutta nell’assenza di rigidità, una rigidità chiusa nell’illusione di tenere fermo il mondo, la propria identità, la propria comunità.

L’esercizio dell’intuizione ininterrotta, fondato su una pratica contemplativa e ricreativa, ci pone in una condizione di apertura che è vivificante, liberatoria, erotica, cioè, a mio modo di vedere, nobilmente umana. La soluzione dei problemi, specie quelli falsi, cioè il vero e proprio sciogliersi delle strutture problematiche è essenzialmente legato a questa disposizione di base: lo scorrere opposto al contenere.

Ogni terapia umana è tesa alla fluidità oppure non è. Un medico deve sciogliere, liberare, rivitalizzare le parti, le comunicazioni, l’esteso sistema di un corpo umano in connessione con qualunque oggetto reale. Un corpo sano è multidimensionale, profondamente connesso con l’ambiente fisico, emotivo ed intellettivo che lo circonda.  Un corpo sano pensa e sente, percepisce ed esprime la gloria dell’esistenza.