Diogene Malamati

Agosto 30, 2007

All That You Can’t Leave Behind

Archiviato in: Past Premises — by diogene malamati @ 7:15 am

Lose something every day. Accept the fluster
of lost door keys, the hour badly spent.
The art of losing isn’t hard to master.


Non ho affatto lezioni da dare, solo qualche suggestione. Non ho soluzioni in formula, ho qualche indicazione. Ma lasciate andare quello di cui non riuscite più a godere, allentate la presa, accettate la dissoluzione. Quello di cui dobbiamo continuare ad occuparci sono gli oggetti che sono difficili da dimenticare, gli esseri che da noi non sono distinti. Non intendo il possesso, ma la profonda compassione.

La nostra è la civiltà dei vincitori. Stiamo perpetuando un’ideuzza riguardo la competizione sportiva, un’altra che considera l’esplorazione e la novità come elementi fondanti, appunto, la civiltà. La miseria e l’infelicità che queste balzane idee, che derivano da e generano una concezione dell’economia politica protezionistica e niente affatto liberale, sono sotto gli occhi di tutti. Ciascuno paga duramente le conseguenze di tale equivoco.

L’unica civiltà del futuro è una civiltà del gioco: una competenza slegata dalla competizione manipolata, una capacità di indagine che dell’esplorazione si serva, sono le sole da auspicare. Ed è una civiltà povera, per questo priva di miseria, una civiltà affamata, per questo entusiasta della vita. Una civiltà che nemmeno questo splendente pianeta ha ancora visto. Tutto ciò che ci occorre è vedere le cose come stanno davvero, direttamente.

Agosto 29, 2007

Out of the Blue

Archiviato in: Past Premises — by diogene malamati @ 7:38 am

A volte indulgo nei pensieri altrui. Come ad una canzone, il racconto di un dolore. Non mi fermo ad ascoltare gli atti della malvagità da cui ci lasciamo invadere, ascolto le note della cattività, della residenza coatta, degli arresti domiciliari. Pare che nessuno sappia misurare la propria pena, nè raccontarla.

Esco poco di casa, sono una persona anziana oramai. Attraverso viali densi di una solitudine forzata, intollerabile. Nemmeno sono esposto alla folla, ascolto piuttosto singole voci che mi fanno posare lo sguardo, a volte, su figure che alla voce somigliano poco, come certi costumi in  una rappresentazione arruffata.

L’illusione, imperdonabile, è di alleviare la pena, consolare l’afflizione. Non so comprendere la domanda, decifrare la lingua. Ogni allusione è per me confusa, ogni sospiro slegato dalla causa. Vengo così esposto ad una paura gelosamente protetta, platealmente giustificata, come un’incarnazione impersonale.

Nella mia città ci sono edifici costruiti con pietre permeabili alla paura. Si conservano così tremori le cui cause non hanno più nessun corpo, nessuna spiegazione. Antiche forma di tensione sentimentale si perpetuano come un’illimitata eco. Si conservano come se fossero desiderate.

Agosto 28, 2007

Esci Lentamente, Ora

Archiviato in: A new home — by diogene malamati @ 7:16 am

La nostra educazione si è svolta in uno o nell’altro dei sistemi disponibili oggi, l’organizzazione statale nei diversi paesi impone una educazione civica, un metodo didattico, un approccio politico ed una consuetudine letteraria, scientifica, filosofica che sono relative al tempo ed al luogo, che vivono nei limiti dello stato sociale contemporaneo.

Pare che nessuno si preoccupi più di tanto dell’aspetto più buffo dei sistemi educativi eurocentrici, fondati sulla preparazione ad un mondo che non possiede nessuna coerenza interna, i cui metodi sociologici sono in realtà tesi ad una demografia burocratica che non intende affatto occuparsi delle reali esigenze umane.

Lasciarsi associare ad uno di questi mondi è una precisa assunzione di responsabilità politica, etica, religiosa. Credo che nessuno sia più autorizzato a considerare il proprio come l’unico mondo civilizzato e al passo con i tempi. L’idea di una storia giunta alla fine potrà essere superata soltanto nell’apertura a considerazioni provenienti da altri mondi, in altre lingue.

Pagina Successiva »

Supportato da WordPress.com