Lose something every day. Accept the fluster
of lost door keys, the hour badly spent.
The art of losing isn’t hard to master.
Non ho affatto lezioni da dare, solo qualche suggestione. Non ho soluzioni in formula, ho qualche indicazione. Ma lasciate andare quello di cui non riuscite più a godere, allentate la presa, accettate la dissoluzione. Quello di cui dobbiamo continuare ad occuparci sono gli oggetti che sono difficili da dimenticare, gli esseri che da noi non sono distinti. Non intendo il possesso, ma la profonda compassione.
La nostra è la civiltà dei vincitori. Stiamo perpetuando un’ideuzza riguardo la competizione sportiva, un’altra che considera l’esplorazione e la novità come elementi fondanti, appunto, la civiltà. La miseria e l’infelicità che queste balzane idee, che derivano da e generano una concezione dell’economia politica protezionistica e niente affatto liberale, sono sotto gli occhi di tutti. Ciascuno paga duramente le conseguenze di tale equivoco.
L’unica civiltà del futuro è una civiltà del gioco: una competenza slegata dalla competizione manipolata, una capacità di indagine che dell’esplorazione si serva, sono le sole da auspicare. Ed è una civiltà povera, per questo priva di miseria, una civiltà affamata, per questo entusiasta della vita. Una civiltà che nemmeno questo splendente pianeta ha ancora visto. Tutto ciò che ci occorre è vedere le cose come stanno davvero, direttamente.






