Abbiamo dormito a terra ieri, dentro alle tendine sulla spiaggia ma non sulla sabbia, tutta la spiaggia era coperta da un letto di alghe morbido e asciutto, certo, non la scelta più sicura del mondo ma è stata una notte di sogni e di riposo completo. Nemmeno i gabbiani abbiamo sentito al risveglio, in un silenzio impressionante. Anche tra di noi ci sono stati lunghi silenzi, interrotti da qualche telefonata, breve e discreta. Su questa isola c’è molta acqua, non abbiamo ancora visto nessuno.
La mia è una vita oziosa, passata ad osservare il riflesso della luce sulle unghie delle mie mani. Nemmeno sono capace di trarre visioni poetiche dal riflesso, mi limito a constatare che la luce esiste, che paure e speranze sono ugualmente sciocche e vane. Immerso in un paesaggio musicale che contiene tutto il sapere che mi interessa, in una desolazione letteraria che contiene tutta le bellezza che mi interessa. A valutare la direzione in cui passare il mio tempo senza giudizi, senza sofferenza.
Il suono del mondo ha la stessa configurazione della luce del mondo. Un colossale blocco dal quale, lentissimamente, possiamo trarre il nostro individuale modo di sentire, che rimane autentico ma diventa speciale. Abbiamo bisogno di esposizione per venire al mondo, di essere esposti al suono del mondo e di portare al mondo la nostra percezione, correttamente e completamente espressa. In uno degli strati del mondo che condividiamo, qualcuno ci sta ascoltando.
Il mare è mosso, dal vento e dalla sua inquietudine interna, come in un enorme respiro. E’ il giorno dei navigatori veri oggi, gli indecisi come me sono già fradici, ma è una lezione impossibile da imparare, sul mare mai nulla si ripete. Io continuo a non avere sensazioni di timore, mi affido ai navigatori pratici, agli strumenti, alla loro familiarità con questi fondali. La terra rimane sempre in vista, tranne per un breve momento di foschia, oggi, in cui tutto sembrava diverso.







