Diogene Malamati

Giugno 30, 2007

All the Knowledge is in the Seascape

Archiviato in: Past Premises — by diogene malamati @ 9:37 am


Abbiamo dormito a terra ieri, dentro alle tendine sulla spiaggia ma non sulla sabbia, tutta la spiaggia era coperta da un letto di alghe morbido e asciutto, certo: non la scelta più sicura del mondo, ma è stata una notte di sogni e di riposo completo. Nemmeno i gabbiani abbiamo sentito al risveglio, in un silenzio impressionante. Anche tra di noi ci sono stati lunghi silenzi, interrotti da qualche telefonata, breve e discreta. Su questa isola c’è molta acqua, non abbiamo ancora visto nessuno.

La mia è una vita oziosa, passata ad osservare il riflesso della luce sulle unghie delle mie mani. Nemmeno sono capace di trarre visioni poetiche dal riflesso, mi limito a constatare che la luce esiste, che paure e speranze sono ugualmente sciocche e vane. Immerso in un paesaggio musicale che contiene tutto il sapere che mi interessa, in una desolazione letteraria che contiene tutta le bellezza che mi interessa. A valutare la direzione in cui passare il mio tempo senza giudizi, senza sofferenza.

Il suono del mondo ha la stessa configurazione della luce del mondo. Un colossale blocco dal quale, lentissimamente, possiamo trarre il nostro individuale modo di sentire, che rimane autentico ma diventa speciale. Abbiamo bisogno di esposizione per venire al mondo, di essere esposti al suono del mondo e di portare al mondo la nostra percezione, correttamente e completamente espressa. In uno degli strati del mondo che condividiamo, qualcuno ci sta ascoltando.

Il mare è mosso, dal vento e dalla sua inquietudine interna, come in un enorme respiro. E’ il giorno dei navigatori veri oggi, gli indecisi come me sono già fradici, ma è una lezione impossibile da imparare, sul mare mai nulla si ripete. Io continuo a non avere sensazioni di timore, mi affido ai navigatori pratici, agli strumenti, alla loro familiarità con questi fondali. La terra rimane sempre in vista, tranne per un breve momento di foschia, oggi, in cui tutto sembrava diverso.,

Giugno 29, 2007

I’m going Down to the Past

Archiviato in: Past Premises — by diogene malamati @ 9:40 am

Ecco, la notte è finita. Ritrovo lentamente il senso di una luce più profana, più spessa. Non mi muovo, porto l’attenzione sul mio sangue che scorre, a riprendere il contatto con questo mio corpo più angusto e definito, col quale ho una relazione che è facile spezzare. Il rumore del mare, oltre ad un erratico scricchiolio del legno, è tutto ciò che posso sentire. Il mare deve essere liscio, avverto solo un leggero sciabordio in realtà. Sono sospeso tra l’accendere la radio e sedermi in silenzio.

Abbiamo ancora mangiato pesce ieri sera e la deliziosa malvasia lo ha accompagnato, di nuovo. I miei pensieri serali, prima di chiudere gli occhi, hanno il colore dorato di questo vino santo, ampio e pieno di Grazia. Gli effetti del vino sono sempre imprevedibili ma fino ad oggi da questo vino particolare, di cui ho notato con piacere una certa riserva, sono stati molto migliori del previsto. C’è qualcosa nella nostra mente che risplende se il vino contiene la qualità necessaria, se la connessione fra quello che crediamo di essere e quello che siamo davvero è permessa.

Abbiamo parlato del passato ieri sera, che ce lo concediamo così poco. Meglio, abbiamo parlato di aspetti del nostro modo di vivere che riusciamo a toccare solo se li ambientiamo nel passato, cioè solo se pensiamo in termini tali da considerare questi aspetti superati. Amo parlare di idee, anche se per farlo dobbiamo trattarle come se fossero lussi, qualcosa che ci potevamo permettere perchè non sapevamo, perchè non avevamo capito. Sto al gioco senza preoccuparmi, nemmeno vagamente desidero che i miei compagni pensino male di sé stessi.

Ma sono anche riuscito a dire che c’è qualcosa, nella nostra immagine del tempo, un piccolo dettaglio che regolarmente sfugge, che rompe, rende vagamente ridicola l’intera definizione. Quando ogni elemento sintetico che usiamo nella definizione di una realtà, quando ogni singola parte si incastra in modo davvero perfetto, realizzando quella sospensione delle contraddizioni in cui poniamo ogni nostra fede, assistiamo alla negazione del fondamento dell’idea stessa del tempo. In queste condizioni, infatti, il tempo si ferma.

Giugno 27, 2007

Cloudbusting

Archiviato in: Past Premises — by diogene malamati @ 9:13 am

Il villaggio ha una sua specialissima qualità, non solo perchè si trova su un’isola. Le porte sono aperte anche sul fronte, si sentono e si vedono le persone impegnate nelle faccende domestiche. Ma c’è qualcosa nell’aria che è ancora più speciale: un’atmosfera che non è legata solo al clima ma anche alla celebrazione, di una festa che non riesco ancora a vedere. Probabilmente, nella realtà, sono sentimenti che emergono solo arrivando da fuori, qui si celebra l’esistenza in sé.

La casa è fuori dal villaggio, il quale ha una struttura comunque piuttosto sparsa, dalla porta di ingresso non riesco più a vedere che una sola altra costruzione. I prati sono grandi, interrotti da macchie di ontani, frassini, tigli piuttosto alti e robusti, certo non è l’acqua a mancare qui, l’erba è verdissima e sento il rumore di un ruscello che ancora non sono riuscito a vedere. La prima volta che siamo stati qui tutti ti salutavano ed io ero composto e fiero, con una sensazione di casa.

Le nuvole veloci riescono sempre a toccarmi. E’ qualcosa cui sono massimamente sensibile, non l’ombra, non la luce del sole, ma la rapida alternanza. Non c’è nessun evento chiuso in sè, la vita si muove a suo agio solo dove c’è pressione prima, una tenera e comprensiva pressione, il momento in cui la domanda viene fatta, ed il rilascio poi. Il sentimento di una presenza vitale somiglia all’impulso che ci chiama ad essere presenti a noi stessi.

La pressione ha un suo equilibrio interno, è facilmente corruttibile in troppa o troppo poca, ma nondimeno è di pressione corretta che ogni sviluppo ha necessità. Una domanda ben posta è incommensurabilmente funzionale alla risposta perfetta. Il rilascio non deve essere più un azione ma la sospensione di ogni azione. Un rilascio attivo prende il posto e toglie energia alla nuova pressione, al passo successivo nel respiro dell’atto, se questo accade il flusso, il nostro delicatissimo flusso, si interrompe.

Pagina Successiva »

Supportato da WordPress.com