Archiviazioni mensili: Maggio 2007

 

Gli uomini e le donne si conoscono. Si girano intorno danzando senza prudenza, si guardano, si toccano, si baciano e volano via. La nostra stazione nel mondo, irrimediabilmente sempre più lunga, ha tratti in cui possiamo riflettere l’intera natura del nostro essere, che a questo è finalizzata questa stazione, a vedere da un’altra angolazione quel che è necessario.

Altro discorso è quando energie più alte si insinuano, quando il livello di intelligenza è maggiore. Se queste intelligenze desiderano entrare nel mondo, proprio come ad incarnarsi, messaggeri le precedono. Ed il mondo si fa da parte quand’è esposto alla luce della Via, della Verità, della Vita, uno spazio ulteriore si apre, come una dimensione nuova.

We do not see our Blind Spot. If we are sour, we do not see our sourness. This is so close to us, it escapes our notice. But, we do see that the world is unfair. And this makes us sour.

Immaginazione fervida quella di chi vede un futuro per le nostre abituali congerie. Se si potesse ricevere un soldo per ogni illusione prospettica che si para davanti ai nostri occhi e: Se solo fossimo capaci di vedere la povertà del nostro spirito. E quanto poco capaci siamo di organizzare la costruzione del nostro essere futuro. Tutto quello che riusciamo a vedere, spesso, è la gratitudine che non riceviamo, dopo essercela sinceramente meritata, ah mondo ingrato, ah ingiusta condizione la nostra.

Sono in grave difficoltà con i leader tecnocratici, specie quelli postideologici scialbi e sprovvisti di una visione di ampio respiro. Non so perchè ma mi sembrano sempre privi di qualunque reale progetto di riforma, nonostante il fatto che vengano sempre trascinati da circostanze misteriose, da loro mai pianificate, a prendere parte a colossali crociate difensive.

Sono disperato con i leader nostalgici, pittoreschi e variopinti, gli imperatori delle colonne dei giornali e degli spazi televisivi, che nonostante siano sotto sforzo per raggiungere l’inutilità riescono sempre a farsi mettere alla gogna.

Ma sono i leader eccentrici quelli che più mi deprimono: fascisti francesi, magnati dell’informatica che aspirano alla funzione pubblica e i presenzialisti della “società civile”che,  specializzati in provocazioni da teatro di strada stravedono per il politico di nicchia bravo a mercanteggiare nel retrobottega.

Quando il gioco si fa folle, i folli si fanno professionisti, per me rimangono solo gli angusti confini del mio giardino.

Tutta la mia esperienza, probabilmente tutto il mio sistema di orientamento, ogni tecnologia di conforto che mi possa essere utile è legata agli edifici. E’ la città il luogo in cui posso trovare il maggior numero di indicazioni sul mio futuro e su quello dei miei vicini. Ho bisogno di molta energia elettrica per decifrare l’illimitato testo che mi trovo davanti. Ho bisogno del mio studio.

Ci sono associazioni colossali con gli edifici: Il Reichstag con la repubblica di Weimar, che continua a procedere imperterrito nella sua raccolta dei peggiori influssi per chiunque ci passi vicino. Il WTC ed AlQueida, cospiquo nella sua illuminata assenza più di qualunque altra definizione dello spazio a downtown. Il palazzo infernale che girandomi vidi la prima volta quando, tornato a cercare l’ingresso di una abitazione in cui ero stato ospite, fra il ristorante e la libreria, scoprii che il ristorante finiva dove cominciava la libreria.

Non sono capace di affrontare lo spazio aperto senza una forte connessione con edifici che mi sono familiari, ho imparato a connettermi anche a grande distanza, e se le circostanze lo richiedono posso sempre farlo, ma rimango, quando questo avviene, in qualche modo inferiore a me stesso.

Non ho nessun interesse per la vacanza. Trovo infatti che la vacanza alla quale mi trovo esposto è sempre stracolma di oggetti inutili, che è esattamente la condizione in cui soffro di più. Spesso, intuisco, vacanza è esposizione ad un sole distorto, eccessivo nella sua brutalità, ad un cibo troppo solido e stantio, ad un pellegrinaggio incessante senza la promessa di alcun luogo sacro.

Amo le nuvole veloci del nord, che alla scintillante esposizione del sole alternano brine leggere, un pulviscolo fresco e nutriente. Gli uomini del nord, come quelli delle isole, si muovono lentamente, come a riparare reti immense, lacerate da follie lontane, che hanno incontrato dovendo scendere di latitudine, verso le terre in cui il vento e la pioggia sono come sospesi, e detestati.

Le mie finestre sono coperte da tappeti, è difficile stabilire in quale ora del giorno ci troviamo a guardare dal mio tavolo, ma anche in quale epoca dell’umanità a dire il vero. Ugualmente il chiarore è assoluto, nella risonanza di suoni della consistenza del velluto di seta che regolano le mie giornate, i miei pensieri, in sè inevitabilmente poveri, splendono in una luce che sola mi rassicura sull’esistenza della (mia) vita.



Sulla collina è buio, il profondo e silenzioso attimo di buio che precede il sorgere del sole. Ma i miei uomini sono tutti svegli, pronti e preparati per lo scontro, silenziosi come chi sa quello che lo attende, e non intende certo tradire il suo onore. La notte ho dormito, anche se i miei sogni sono stati insoliti ed intensi: Roshi, seduto nel suo giardino, come tante volte lo avevo potuto incontrare, mi presentava i miei avversari, quelli che nella valle di fronte aspettavano, come me.

I miei fratelli, i miei cugini, gli abitanti del mio villaggio. I miei maestri stessi si trovano di fronte a me in silenzio, non ci sono che i rumori del vento in questo momento in cui posso vedere ciò che mi attende, che dopo questo giorno nulla tornerà com’era. Ma ora Egli mi parla dicendo: Abbi coraggio figlio, affronta quel che troverai di fronte a te oggi come se potessi continuare a guardarlo da questa collina, nessuno, nessuno di quelli che colpirai si trova in uno stato differente dal tuo.

Oggi il gioco è più difficile, oggi devo combattere chi maggiormente mi è familiare, mi sembrerà di affrontare tutto quello che so, tutto quello che sono stato, e non so cosa rimarrà di me dovessi vincere. Ma Egli dice: Nulla di quanto accadrà oggi è altro che già accaduto, ciascuna delle figure che incontrerai è già morta, e tu lo sai. Limitati ad assecondare la mia volontà, nella rituale messa in scena che è necessaria per la vita, ed io ti terrò in gloria.