Diogene Malamati

Aprile 30, 2007

Love Books

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Moving forward feels like moving forward.
It also feels like moving backwards, and standing still.

Robert Fripp


  

 

lunedì, 30 aprile 2007

Le cose possono andare male ovunque e dovunque, ma ci sono alcuni momenti più probabili di altri. Se il processo originale è irrecuperabile, un altro può cominciare. Dove questo ci porti, in ogni caso, può essere diverso da dove eravamo diretti in origine. Se non siamo capaci di rimanere al nostro posto (eg una mancanza di “presenza”; o a causa dell’impatto di un altro, magari ostile, processo), è probabile seguire una serie di processi derivati. Tutto questo ci porta in direzioni inizialmente non intese, che possono finire nella direzione opposta nel primo processo. Se siamo privi di controllo, forse arriveremo al nostro punto di origine, come se mai avessimo inteso nulla.

Questo è il vantaggio di un gruppo autentico: quando perdiamo la strada, un altro nel gruppo può mantenere la direzione per noi tutti. Tipi differenti sono capaci di operare naturalmente in parti differenti del processo: per esempio alcuni sono bravi a cominciare, altri a finire, altri ancora a tener fermo il mezzo. Per conto nostro tendiamo a cadere allo stesso punto di ciascun processo. Con l’osservazione, questo ci fornisce dati su chi e cosa siamo.

Per me il probabile successo di ogni processo è governato primariamente dal suo grado di necessità. Così il modo migliore per fare la vostra domanda è dall’interno del processo dove la necessità chiede una risposta. La necessità procura il carburante. Un processo necessario si volta e ci spinge avanti. Il punto di destinazione/arrivo si volta e ci spinge là.

I miei ultimi mille giorni di esposizione sono terminati, qualunque durata abbiano avuto.

domenica, 30 aprile 2006

THE GREAT DIVIDE

Convenzionalmente questo è il giorno in cui il mio mondo antico ha cessato di esistere, nel 2000. Una transizione delicata e dolorosa, esposta agli attacchi più infidi così come alla più deliziose benedizioni celesti. Fino al giorno in cui ho completamente perso la memoria.

If a shadow is a two dimensional projection of the three- dimensional world, then the three-dimensional world as we know it is the projection of the four dimensional universe.

Marcel Duchamp

30 aprile 2004

Di questo si tratta dunque, della mercificazione del talento umano piu’ profondo: la capacita’ di facilitare la vita degli altri si riduce ad essere la semplice abilita’ di manipolare, di dirigere, di finalizzare la vita degli altri. Ci sono scopi falsi, come nutrire la propria famiglia quando il nutrimento della stessa non e’ mai mancato, altri meno esecrabili, come prepararsi per la vecchiaia, ma a quale vecchiaia abbiamo guardato se pensiamo che gli altri non saranno con noi?

30 aprile 2003

Firstly, we are ignorant.

Secondly, we recognise that we are ignorant.

Thirdly, we acknowledge our ignorance.

Fourthly, we address our ignorance.

Fine words, dude, but what does it mean? Perhaps: blessed are those who have seen the poverty of their spiritual nature, because this is their beginning.

La domanda di cui ho bisogno è formale: un editore deve pensare che il mio lavoro debba essere pubblicato. Gli errori che compio nella mia disposizione al mondo sono grandi e spesso ripetuti, così, come tutti, posso avere solo il committente che mi merito. La storia della mia vita si ripete sempre, sempre diversa.

30 aprile 2002

Una giornata piuttosto debole dopo una tarda sera ed una notte vorticose e molto confuse. Due anni fa, in una giornata molto diversa da questa ho avuto una visione molto chiara di quanto la mia vecchia vita fosse davvero conclusa. Immerso in una dimensione che davvero avevo riconosciuto come mia, ho preso l’energia, che mi era stata data per fare un lavoro impersonale per quanto intimo, e l’ho ceduta ad un sistema che in nessun modo mi riguardava. Le persone che più avrei dovuto evitare sono quelle che più mi hanno cercato.

Questo ci scriveva Robert Fripp quel 30 aprile 2000:

Il mio pensiero di oggi, l’immagine alla quale mi rivolgo è: “l’intensità ed il grado con il quale siamo chi e che cosa siamo”. O anche “l’essere è una misura del nostro insieme interno”. Se la qualità del nostro ascolto è un riflesso del nostro essere, allora la qualità del nostro ascolto rivela chi e che cosa siamo. Ci svela agli altri. Bello e terrificante.

L’analogia che usiamo di solito, i “livelli” della nostra casa, è, come tutte le analogie, limitata. Una immagine più accurata e non gerarchica è quella per cui i piani della casa “si infogliano” (Bohm) uno nell’altro. Se viviamo in cantina, siamo all’interno dell’attico e della sua terrazza giardino, ma i nostri occhi sono chiusi alla visione; il nostro cuore non è sufficientemente aperto per sentirne la presenza; ci manca l’intuito per vedere la nostra fortuna. Questa consapevolezza comincia al piano terra. Nel giardino siamo ignoranti, ma conosciamo la nostra ignoranza. Così:

Primo, siamo ignoranti.

Secondo, riconosciamo che siamo ignoranti.

Terzo, ammettiamo la nostra ignoranza.

Quarto, ci rivolgiamo alla nostra ignoranza.

Conoscere la nostra ignoranza è l’inizio del sapere. Se questa realizzazione è una esperienza sufficientemente orrificante, ci prepariamo ad uscire dalla cantina, qualsiasi cosa ci voglia. Durante questo tentativo di “muovere verso l’alto” (in realtà, all’interno) ci confrontiamo con la totale nullità di quello che siamo. Questo ci riporta alla nozione di “essere” e, di domenica, a: “benedetti siano i poveri di spirito”.

Belle parole, ma cosa significa? Forse: benedetti siano coloro che hanno visto la povertà del loro stato spirituale, perché questo è il loro inizio.

Aprile 29, 2007

Waiting For Someone

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domenica, 29 aprile 2007

Memento Mori

Non è così promettente ragionare sulla vita e sulla morte. Qualche volta in effetti credo che sia del tutto ozioso, ma una cosa mi pare chiara: per sentire il profumo della vita, una volta persa l’innocenza, occorre osservare con molta attenzione il rito di passaggio che è la morte, magari senza paura, magari senza angoscia. Un giovane amico mi ha chiesto come ho affrontato la morte dei miei genitori, mentre sua madre ha appreso che non le rimane molto tempo.

Io credo che tutti dovremmo sapere che non ci rimane molto tempo, credo che siamo in una posizione molto buona quando ci sono segni premonitori che la fine della nostra vita personale, così come la intendiamo, è vicina. Forse l’intero senso della vita si compie nel prepararsi completamente alla morte. La preparazione consiste di piccole cose eseguite perfettamente: tagliare superbamente la verdura, rifare puntualmente il letto, tenere sgombra la scrivania, lucidare le scarpe.

Solo le cose che facciamo ogni giorno sono importanti, tradizionalmente un compito è completato in cicli di tre, sette e dodici anni perlopiù. Solo gli individui più avanzati, e quelli che possiedono una forte volizione, sono capaci di rinnovare i propri cicli di libera iniziativa, altrimenti le cose, semplicemente, finiscono. Il senso del tempo ciclico, dell’apertura e della chiusura del ciclo, sono una delle tante straordinarie acquisizioni che si compiono in una normale educazione musicale.

In Realtà, mentre non ha tanto senso ragionare sulla vita e sulla morte, si tratta di avere un senso competente ed informato su ambedue le cose; una vita è normale se abbiamo il tempo necessario per comprenderle a fondo.

E’ altrettanto vero che solo una vita in cui l’esperienza e l’intelligenza si sono sempre sviluppate di concerto, senza che una lasci indietro l’altra, è degna. Ma se intelligenza ed esperienza sono gli strumenti essenziali per comprendere lo scopo della propria vita, ambedue, senza la capacità di perdonare, senza il desiderio di redenzione, senza la misericordia celeste, sono poco più che nulla.

29 aprile 2004

“Le cose si “sanno” nel cervello limbico. La sede dell’istinto. Il cervello mammifero. E’ piu’ profondo, piu’ ampio, va oltre la logica. E’ li’ che lavora la pubblicita’, non a livello della corteccia cerebrale. Cio’ che noi chiamiamo “mente” e’ solo una specie di ghiandola portata a cavallo dal tronco cerebrale rettile e dalla mente piu’ vecchia, quella mammifera, che la nostra cultura, ingannandoci, ci fa credere capace di coscienza.

Sotto la coscienza c’e’ il cervello mammifero che si espande grande come un continente, muto e vigoroso, assolvendo al suo antico compito. E ci fa comprare le cose.” Se la mia vita si dovesse regolare sui personaggi di Will Gibson sarebbe probabilmente piu’ facile, ma questo pensiero mi fa tremare in un fresco pomeriggio di primavera in cui ho deciso di starmene da solo, tanto per cambiare.

29 aprile 2003

Come nascono i miti? Dapprima qualcuno li sogna; poi quei sogni diventano canti; in seguito qualcuno li trasforma in poemi; infine qualcun altro li scrive nei Libri Sacri. E da dove provengono quei sogni iniziali? Forse dalla divinità stessa (se siamo credenti), o dagli archetipi (se non lo siamo). Così come il ragno tesse tele, noi fabbrichiamo sogni. È questo il mito fondatore, poiché sostiene tutta la società. E contro i sogni si erige il potere, l’egoismo. AJ

This is not all there is.

But this is all there is.

29 aprile 2002

Greta ha quattro mesi oggi. Questa meravigliosa cicciabomba riempie tutte le nostre giornate in realtà e sono profondamente grato per questo. È difficile immaginare un momento migliore per starmene a casa a dedicare tutto il mio tempo a qualcosa di più rilevante, specialmente alla mia età.

Restringere il mio pensiero alle cose che contano davvero, questo essenzialmente mi aiuta a fare Greta: stabilire se il nostro mondo è costituito dalla più o meno completamente percepita presenza di leggi naturali (e soprannaturali) oppure dal consenso della maggioranza delle persone che conosciamo. Se sia possibile conciliare la nostra naturale disposizione sociale con i rigidi schemi (consumistici, linguistici, percettivi) che la struttura sociale ha definitivamente accettato.

Se davvero abbiamo bisogno di compagnia, o piuttosto di silenzio. Se vogliamo viaggiare attraverso la gente che non conosciamo, o se è più giusto non lasciare mai il nostro villaggio. Se è di informazioni che abbiamo più bisogno, o di radici ben piantate. Se la vita umana si può perpetuare così semplicemente in un mondo che non si sveglia uguale a sé stesso per due giorni di seguito. E di quanto aiuto ho bisogno.

Nessuna nuova dallo studio in cui sono stato la settimana scorsa, e penso ancora che sarebbe un buon posto per ricominciare. Mi spiace capire che non sono abbastanza utile nemmeno in un posto che a me sembra piuttosto familiare, e che naturalmente credo di capire quale natura abbia. Ma qualcosa si sta preparando ad accogliermi di cui io non so ancora abbastanza. Non so se essere eccitato o terrorizzato.

Aprile 28, 2007

Any Beach

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sabato, 28 aprile 2007

Criminali, nani e ballerine alla conquista del mondo

Ho sempre evitato commenti sulla nozione politica (as in politics, not only in policy) in questo ogni giorno per me più sfuggente paese. Quello che mi interessa è la dimensione etica così come si svolge in pubblico, nei confronti della comunità, riguardo alla responsabilità che ciascuno di noi ha nel mantenimento della propria idea del mondo. Ma forse ora, lontano da quella che mi sembra una futura campagna elettorale priva di protagonisti rilevanti, ho ancora un pensiero.

Perchè una comunità che pure avrà qualche speranza in termini di cultura umanista, che in fondo, io credo, pensa ancora ad un paese in cui si possa viaggiare, curarsi ed educare i figli senza essere milionari e senza necessariamente calpestare la testa del vicino per partecipare al gioco della comunità, desidera essere amministrata, guidata, intrattenuta da uno che usa donne e uomini come giocattoli, che crede che il denaro serva a procurarsi quello che il proprio spirito non riesce ad immaginare da sé?

Non che io ne abbia visti pochi di uomini così, ci sono passato in mezzo da quando ero molto giovane e ne ho visti di differente qualità, che però con il tempo non è certo migliorata. So che l’organizzazione industriale privilegiata e speculativa è fondata sulla prevaricazione dell’altro. So che molti sono disposti a qualunque crimine per eliminare la competizione e compensare la propria pochezza intima. Ma quello che mi chiedo è perchè mai questi omuncoli vengono presi come esempi, come persone degne di fiducia?

Io non ho più speranza per il futuro di questo paese così come è stato inteso nel dopoguerra. Le miserie del singolo funzionario che si spaccia per semplice esecutore di disposizioni, ma anche del gerarca di partito che crede che capotavola sia dove si siede lui non sono oggetto di attenzione per me. Ma ho incontrato molti uomini che sanno quello che fanno, uomini che intendono amministrare il bene comune come se fosse la propria famiglia. Li ho visti superati, nel numero di sostenitori, da pirati emersi dalla feccia e non so come sia possibile.

28 aprile 2004

Di questo si tratta dunque: della possibilita’ di convertire le maledizioni in benedizioni, questa e’ l’unica benedizione esistente. La consapevolezza del male, della propria impotenza di fronte ad esso, e’ il primo passo per la trasformazione di quello in bene, o dell’annuncio della transformazione del bene. La lezione di oggi, rara e alla quale mi dispongo con somma gratitudine, di questo consiste.

28 aprile 2003

In linear time, what we do today creates the future. In an extended, or larger, present moment it is as true to say that the future creates the present. This particular kind of creative future “resonates” and draws our actions towards it. It is this potential future with which we engage, and more powerfully, which engages us.

L’amore di mia moglie apre per me le porte del paradiso, quello dei miei figli apre le porte dei mondi, l’amore per gli amici mi offre la visione della bellezza del mondo. Per attraversare il mondo non rimangono che i libri.

Non c’è nulla che possiamo imparare dalla Storia. Le norme convenzionali possono inchiodarci al terreno. Lo studio scientifico può isolarci dal nostro cuore. Le religioni possono essere gabbie. Economia, politica, sport ci lasciano intuire la miseria dei Sistemi. Non ci rimangono che i libri.

Quando la qualità dell’edizione è compromessa, i libri non possono essere scritti. La qualità delle edizioni che ricevo di recente è straordinariamente buona: potrei dedurre che i libri cessano di essere considerati un pericolo, oppure che i lettori di qualità alla fine si sono imposti, oppure che è inevitabile che l’evoluzione proceda, oppure che il mutamento è bene in corso.

Quando la domanda è chiara e forte, ci deve essere una risposta. Quando la domanda è ripetuta, ci può essere una risposta.

Quando la domanda è giusta, vogliamo una risposta.

Alejandro Jodorowsky per Mondadori ha mandato all’aria un bel po’ di preconcetti in questa stanza. E la speranza che le sue parole contengono ha reso quest’aria luccicante.

28 aprile 2002

Mi chiedo adesso cosa devo fare, ripensando a ciò che ho detto ad Ajra, quando mi rivolgo ad un interlocutore che si aspetta, oltre alla sincerità, la disposizione, cosiddetta naturale, a dire tutto.

Quello che ho scoperto in questi anni, tra le altre cose, è che nessuno può fingere di pensare una cosa differente da quella che pensa in realtà. Certo si possono dire tante cose, e si può mentire per denaro o per ogni altra convenienza, si può fingere di aver sentito esattamente ciò che si intende sentire e niente altro, ma perfino questi giochi perversi suppongono una buona quantità di fede. E intendo proprio di Fede, l’abbandono implicito a quel che ci piace credere e dire che sia vero.

L’incanto si rompe quando questo non è più vero: ogni possibile illusione in cui, convenzionalmente, decidiamo di vivere si rompe quando essa non è più vera per noi stessi. Il pericolo che mi pare ci sia dietro ad una qualsiasi strategia, atta a contenere i danni derivanti da questo processo, potrebbe essere la perdita, o comunque la distorsione, della propria salute mentale. E questo è troppo.

Domenica a fare un giretto in una villa veneta a Stra per vedere una irrisoria rappresentazione della necessità, che pare molto ridotta, del vivere “naturale” secondo i dettami pseudo hippy che si perpetuano in una sorta di new age ancora meno probabile della new economy. Nessuna attenzione da parte dei visitatori che peraltro si trovano davanti ad espositori distratti e comunque incompetenti. In un paese, a cavallo del fiume Brenta, nell’insieme piuttosto bello. La sera un film davvero sicuro, stabile e incoraggiante per chiunque creda che raccontare storie sia ancora una attività degna dell’impiego di tutta la propria energia: “Parla con lei” di Almodovar.

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