Archiviato in: A new home, dark — by produzionintuitive @ 6:52 am
Ci sono molti motivi per una comunicazione dolce, amabile, che miri al rafforzamento dei tratti comuni appunto, oltre al fatto che i nostri tratti comuni sono molti ed inevitabili. La naturale empatia fra appartenenti alla stessa specie, che aspirano alla stessa condizione, poi, rende il linguaggio possibile, plausibile infine.
Nella mia esperienza, oppure nella mia intelligenza limitata e limitante, però, non c’è un grande spazio per l’attuazione di una comunicazione finalizzata. Mi accorgo ancora di quanti dispositivi inficianti si trovino fra me e i miei vicini, che sono abituati al fatto che si voglia convincerli, o vendere loro qualcosa.
La comunicazione, che come più volte ho mostrato si riduce alla manipolazione della visione altrui a fini strumentali, oltre ad essere diventata accettabile in questa miserabile riduzione, non mi interessa affatto. Il fatto che io sia perfettamente consapevole della tecnica implicita in tali meccanismi non mi aiuta, nè mi libera.
Mi trovo da solo in una zona marginale in cui i meccanismi perversi ed inumani sono nitidi e conclusi, visibili per chi voglia vedere, stupefatto dall’accettabilità di questa condizione per me inaccettabile. Il mio più grande vantaggio, la venerazione per la condizione di solitudine, diviene ovviamente il mio più grande limite.
Archiviato in: A new home, Air — by produzionintuitive @ 6:13 am
C’è qualcosa di magico in questa scrittura fluida, quotidiana, non certo di ragionevole. Spesso mi immedesimo nei miei lettori, gente eccentrica, e mi do il nome di qualcuno che conosco. Immagino le mie reazioni a queste lame di luce impreviste, a queste indefinitamente riflesse accrezioni ideali. Ma non sono un idealista io, sono un uomo pratico, e passo oltre.
Ci sono lettori apprezzati in modo particolare, alcuni più di altri, che sanno intuire la struttura nascosta del discorso. Ci sono domande che nell’aria galleggiano, data la natura zuccherina e fluente, mentre alcune risposte, elusive, mi abbandonano. Sopra ogni altra cosa c’è il suono degli aggettivi distillati, perle di una collana scomparsa, svanite nell’aria.
Scrivere è parlare d’amore invece di costruirlo. Una meditazione senza un senso particolare, senza lo scopo preciso della musica, o della cottura balsamica. Una pausa nell’incrementale accumulo di nozioni utili. Una bolla provvisoria nello spazio e nel tempo. Scrivere non ha il senso della continuità, chè ogni oggetto scritto è polvere così poco nitidamente connessa.
Un biglietto scritto con cura non è un appuntamento, non contiene nessuna promessa autentica. Non ci fosse lo spazio graziosamente destinato, perderei ogni memoria. Ogni mio afflato verso un destinatario incognito sarebbe fumoso, vano, inutile. Invece, mentre le righe si susseguono, il mio cuore spalancato chiede una revisione, ai fini della fertilità.
Archiviato in: A new home, secrets — by produzionintuitive @ 6:19 am
Il dubbio si insinua dappertutto, ma con una enorme eccezione: non c’è musica scettica (E.M.Cioran)
Mentre la notte sta per lasciare il posto ad un’altra giornata rumorosa, respiro l’aria ancora sospesa, dopo aver aperto le finestre. Noi tutti crediamo di poter sopportare il rumore, nel senso che ci siamo abituati, ma non è affatto vero. Probabilmente non sappiamo che il rumore è polvere viscosa, che copre la nostra capacità di ascoltare la vita, la voce degli angeli.
E’ molto difficile parlare del rumore, chè la nostra mente è occupata in un incessante lavorio per cancellarlo, per toglierlo dalla nostra consapevolezza, in una strategia di selezione. Così è difficile parlare della nostra memoria, piena di scancellature selettive che possiamo spiegarci solo in parte.
Le trappole della nostra mente si somigliano tutte. In qualunque senso essa intervenga nella percezione, ciò che conta è che ci sia una chiara connessione fra ciò che veniamo a sentire e ciò che intendiamo sentire. In questo la nostra ignoranza è inaccettabile: Nella scelta che facciamo tra quel che sentiamo e quel che sappiamo.
La chiarezza è necessaria per una vita appena più che ordinaria. Essa è il prodotto di un rilassamento che deve sempre essere alternato al lavoro. E’ il frutto di una esattezza leggera e flluida, di una precisione induttiva che non lasci spazio al caos. Nei meccanismi della percezione il rumore è ammesso dalla mancanza di precisione.
"This minimal unity of perceptual time, the basis of the cinematic image, underlies the advent of a new 'cinematic hypertrophy': lights, messages, scenes and actions, darkness and immobility, silence and uproar, are nothing but the fixation of a greed without end or purpose . . . just as today we commit ourselves not to a material product but to five-tenths of a second of a television image, so we shall come to 'know' a multitude of people, places and ideas, but solely as momentary flashes, with the transience of an apparition."
Claudia Dona's essay in Invisible Design
So, acting in the world is a way of practising our discipline; the aim is to “acquire” discipline. Discipline then becomes our framework for action, and any “success in the world” a by-product of that aim. A sufficiency of worldly success, in this sense, is that we may continue to refine our practice. Also, reflection on negativity; the extent to which media life is driven by negativity; how this damages the culture & ourselves personally. What a struggle: to be within a field of negativity and not going with the current, particularly when there are so many “good reasons” for being negative.
Robert Fripp's Diary August 31, 2007