Diogene Malamati

Novembre 11, 2009

Only the Lonely

Archiviato in: A new home, another time — by produzionintuitive @ 4:31 am



Solo la solitudine mi procura il vero senso del tempo. Non che io desideri occuparmi più di tanto delle mie necessità personali, pure così amabili e soddisfatte. Piuttosto è alla rettitudine dei miei modi che penso, alla mia immaginaria dignità. Sono un uomo innamorato, non appassionato, ho bisogno di silenzio, non di cure.

Chiara rimane la direzione del mio pensiero, la percezione della terra sotto di me, del cielo sopra, l’odore del mare, e quello della terra. Oggetti che si muovono con un vento sottile e penetrante, per niente discreto o opportuno, a volte gravemente feroce, che io non dovrei mai dimenticare di stemperare nel racconto.

Scura invece la sensazione della mia esistenza, così greve e pure trascurabile. Esisto quanto ciascuno dei miei corrispondenti, coloro che mi salutano passando, e che riconoscono, o credono di farlo, il mio volto. Non sono altro che il mio racconto, e pure sono tutta questa articolata punteggiatura, questo aggettivo nascosto.

Ottobre 28, 2009

Stormy Monday

Archiviato in: A new home, earth — by produzionintuitive @ 6:59 pm


A volte è curioso come la tua bellezza ti conduca, incurante di sè stessa, ad una melanconia malferma, insicura, priva di contatto con la terra. Ti guardo, senza toccarti, mentre ti lasci trascinare dal tuo corpo, così tradito e abbandonato e che non riesce ad essere confortevole per te, in nessun modo. E’ illuminante la tua velocità, oscillante e pure priva di direzione, attraverso i moti inconsulti della stagione.

Così, lasci che la tua pelle muti, che si stacchi come un involucro indifferente, e rinnovi la tua perfezione. Un nuovo veicolo appare, scintillante e morbido. Ai miei occhi sei rimasta uguale, ma intuisco una nuova e ben ritmata allusione: guardi me stesso che ti guardo, in una coincidenza di intenti che a volte è allarmante. Mi fido, però, dei tuoi occhi, chè possono dar corpo ad ogni necessità.

Infine, svolgi te stessa come seta, del tutto emancipata dall’estate. Affronti l’anno nuovo come il vino, pronta al buio e alla tempesta dei sentimenti. Solo, ti chiedi chi si curerà di te, chi raccoglierà i tuoi nastri, le tue melodie. Chi interpreterà, con una certa approssimazione, i segni del tuo passaggio, della tua sconvolgente danza attraverso i campi, attraverso tratti e velature?

Ottobre 27, 2009

Frightening Void

Archiviato in: A new home, dancing — by produzionintuitive @ 6:55 pm


E’ immaginaria una vita regolata sulla letteratura, sul racconto di un mondo articolato e vano. L’insieme dei suoi principii somiglia ad un paradigma ideologico distratto, ad un catalogo di figurine stilizzate, celesti, antropomorfe. Sono sottili i suoni provenienti da questo mondo, alti e sparsi, come sospesi in una immensità rarefatta, di gesso e biancospino.

E’ immaginaria una vita orientata dall’economia politica, fondata su una evanescente terminologia giuridica, affidata alle mani certe di un senato privo del senso della mortalità. Lo è perchè sradicata, ma pure perchè incapace di vedere le nuvole per quel che sono: modelli algebrici del flusso energetico, che ogni mondo pervade, che ogni costellazione giustifica.

E’ immaginaria una vita aggiustata sulle evenienze terrestri, sulle risonanze sessuali, sulla cottura del cibo, ma il suono di questa vita si sparge su tutti i pianeti, in una circolazione elittica e diffusiva. Si riproduce, anche, questa vita: si spande attraverso vizi formali, doti genetiche, ripercussioni illimitate generate da un sola, potentissima corda vibrante, tesa fra me e te.

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